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Il nome completo è Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni. La famiglia Mastroianni si trasferisce nel 1933 a Roma. Ha un fratello minore Ruggero, che diventa un famoso montatore cinematografico. Consegue il diploma di perito edile.
Non ha ancora vent'anni ed è già la comparsa in film come La corona di ferro (1941), di Blasetti, e I bambini ci guardano del 1943, diretto da Vittorio De Sica. Più che l’attore sogna di fare l’architetto. Contemporaneamente lavora come disegnatore presso il Comune di Roma e si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio. Recita a teatro con i gruppi del Centro Universitario Teatrale. Qui conosce Giulietta Masina. Si innamora di Silvana Mangano, che non è ancora diventata la famosa interprete di Riso amaro (Giuseppe De Santis, 1949).
Esordisce come attore al seguito della compagnia Besozzi-Pola-Scandurra-Cei. Viene notato da Luchino Visconti, che lo fa debuttare a teatro.
Nel 1950 sposa l’attrice Flora Carabella che lo rende padre della sua prima figlia, Barbara. Il loro matrimonio sarà destinato a durare per sempre. E' lui a non voler mai divorziare, nonostante i grandi amori con bellissime attrici come Faye Dunaway (Amanti di Vittorio De Sica del 1968) e Catherine Deneuve (La cagna di Marco Ferreri del 1972; Niente di grave suo marito è incinto di Jacques Demy del 1973; Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri del 1974). Con Catherine Deneuve ha un’altra figlia, Chiara.
A teatro, diretto da Visconti, ottiene ruoli importanti in spettacoli quali: Un tram che si chiama desiderio (1949), Morte di un commesso viaggiatore (1951), La locandiera (1952), Le tre sorelle (1952). Insieme a lui recitano mostri sacri del palcoscenico come Paola Borboni o Ruggero Ruggeri, ma anche illustri debuttanti quali Vittorio Gassman e Gabriele Ferzetti.
Nel 1941 esordisce al cinema, nel film La Corona di Ferro di Alessandro Blasetti. Segue la pellicola I bambini ci guardano, di Vittorio De Sica.
Il film che lo fa conoscere alla critica e al pubblico è Le ragazze di Piazza di Spagna del 1952, per la regia di Luciano Emmer. Con lo stesso regista lavora due anni prima nella pellicola Domenica d'agosto. Mastroianni si rivela particolarmente adatto alla delicata introspezione di un cinema a metà strada tra il neorealismo e la commedia all'italiana.
Nel 1957 Visconti gli offre il ruolo di protagonista nel film Le notti bianche, liberamente tratto dal romanzo di Fedor Dostoewskij. San Pietroburgo è ricostruita fedelmente negli studi di Cinecittà. Nello stesso anno interpreta un film di genere opposto: I soliti ignoti, diretto da Mario Monicelli. La pellicola diventa un cult.
Fotogenico come pochi, Mastroianni è attore dal talento non comune: oltre a possedere innegabili doti interpretative, ha il merito di non legarsi ad alcun stereotipo.
Nel 1960 recita il ruolo di Marcello, nell'opera cinematografica che lo consacra attore completo, La dolce vita di Federico Fellini. Il suo personaggio di antieroe, diventa il simbolo del nuovo decennio: il suo sguardo di sfinge incarna il turbamento intellettuale di un'epoca di crisi. Il produttore Dino De Laurentiis avrebbe voluto Paul Newman o Gérard Philppe per la parte del giornalista. Invece Giulietta Masina propone a Fellini, suo marito, un collega con cui aveva recitato a teatro. L’incontro tra i due va bene e segna l’inizio di un lungo sodalizio artistico e umano. Da allora Federico Fellini e Marcello Mastroianni si ribattezzano Callaghan e Snaporaz.
Dagli anni Sessanta incarna il simbolo del latin-lover. Lui rifugge tale definizione e non si tira indietro quando gli propongono la parte di un impotente nel film Il bell’Antonio diretto da Mauro Bolognini (1960), o di un omosessuale in Una giornata particolare di Ettore Scola (1977). Fisicamente non si piace e non si sente di avere lo sguardo magnetico di Alain Delon.
In Otto e mezzo (1963) Federico Fellini gli fa interpretare il suo celeberrimo autoritratto. Ma anche Michelangelo Antonioni con La notte (1961) e Valerio Zurlini con la pellicola Cronaca familiare (1962), gli affidano ruoli difficili e complessi.
Mastroianni non rinnega mai la sua vis comica: recita in pellicole più leggere come Fantasmi a Roma (1961) di Antonio Petrangeli, ma anche più corpose, come Divorzio all'italiana (1962), di Pietro Germi. Nel 1966 veste gli abiti di Rodolfo Valentino in Ciao Rudy di Garinei e Giovannini e si interroga, cantando, "Piacere alle donne, ma come si fa? Quest’aria indolente, di furbo innocente, che effetto farà?". Senza aspettare gli anni della piena maturità, non tarda a dimostrare di essere un attore completo, versatile, capace di affrontare qualsiasi ruolo.
Nel corso della sua lunga carriera riceve prestigiosi riconoscimenti artistici, tre nomination all’Oscar e in Francia viene insignito della Legion d’Onore. Lavora con partner bellissime, italiane e straniere, anche con una nana (Di questo non si parla, di Maria Luisa Bemberg nel 1992). Con Sofia Loren gira ben dodici film (dei totali 160). Quarant’anni insieme. Da Peccato che sia una canaglia (Blasetti, 1954) a Prêt-a-porter (Robert Altman, 1994). In mezzo, i film di Vittorio De Sica con cui la coppia ha conquistato le platee cinematografiche di tutto il mondo. Potrebbero spopolare anche nei teatri di Broadway rappresentando Filumena Marturano, ma la Loren ha paura di calcare il palcoscenico.
Anche negli anni Settanta è l'interprete più amato dagli autori del cinema italiano. Marco Ferreri ed Ettore Scola lo scelgono come protagonista in molti dei loro film. Da Permette? Rocco Papaleo (1971), a La grande abbuffata (La grande buffe, 1973), da Ciao maschio (1978), a La terrazza (1980). Pur senza mai prevaricare i suoi ruoli, Mastroianni si afferma come una delle maggiori personalità che il cinema italiano abbia prodotto nel dopoguerra.
Anche quando è maschera di se stesso, come nella nostalgia felliniana di La città delle donne (1980) e di Ginger e Fred (1985), riesce a costruire con pazienza e modestia il suo personaggio, cominciando ogni volta da zero. Forse è per questo che anche i registi delle nuove generazioni continuano a servirsi di lui. Nel 1984 Marco Bellocchio, gli affida un difficile ruolo pirandelliano nell'Enrico IV. Nel 1995 recita in Sostiene Pereira, tratto dal romanzo di Antonio Trabucchi, diretto da Roberto Faenza. Torna a calcare le tavole del palcoscenico nel 1995 con il testo Le Ultime Lune di Furio Bordon. Rappresenta la dolente riflessione sulla terza età. Lo spettacolo viene apprezzato sia dal pubblico che dalla critica.
Marcello Mastroianni si spegne il 19 dicembre 1996 nella sua casa di Parigi. Da anni risiedeva a Parigi in un vecchio palazzo del VI arrondissement. Era in cura da molti mesi per un cancro al pancreas.
Anna Maria Tatò, la compagna degli ultimi anni, realizza nel 1997 il film-documentario Mi ricordo, sì, io mi ricordo in cui lui stesso racconta le tappe più importanti e significative della sua vita e della sua carriera.
Dicono di lui:
Flora Carabella Mastroianni "Sempre, sempre, attendo una sua telefonata. Marcello era una persona normalissima. Non si considerava un latin lover o un sex symbol. Non inseguiva le donne. Erano loro ad inseguire lui. E lui lo permetteva. Il maschio latino ha bisogno di sentirsi libero e potente. Se lo si lascia andare, tornerà sempre. Quando mi ha detto che Catherine Deneuve aspettava un figlio da lui, gli ho offerto la separazione. Lui mi ha risposto che assolutamente non la voleva: questa è la casa madre. A me andava bene. Non ero gelosa. Se lo fossi stata, l'avrei buttato fuori. Invece quando la relazione, dopo cinque anni, è finita, lui è tornato. Sono molto amica di Catherine e di Chiara, la figlia che ha vissuto con noi quasi sempre. Ho sempre creduto a quello che mi diceva forse sono stata sciocca. Della Tatò, non mi parlava, a differenza delle altre. Non sapevo niente della relazione. Andava a Parigi e mi dava il nome di un albergo. Se telefonavo e non c'era, mi richiamava. L'ha sempre tenuta nascosta. Quando era via - conclude Flora Mastroianni - Marcello mi chamava anche tre volte al giorno. Una volta mi disse che aveva ricevuto una bolletta enorme, e che ci saremmo sentiti solo ogni due giorni. Invece, dopo tre ore, era nuovamente al telefono".
Sofia Loren "Ringrazio Dio di aver conosciuto una persona come lui, un compagno di lavoro e di intesa meraviglioso. Se ne è andata una parte importante di me e della mia giovinezza".
Catherine Deneuve "Marcello è sempre rimasto un ragazzo, un ragazzo di un'altra epoca. Del resto, nel mondo dello spettacolo si ha il diritto all'incostanza e alla leggerezza. Aveva una simpatia straordinaria. E sprigionava gentilezza, altra qualità rara".
Gerard Depardieu "Marcello Mastroianni è stato un maestro. Da lui ho imparato a non prendere troppo seriamente un mestiere estremamente serio come quello di attore. Marcello riusciva sempre ad avere un grande distacco rispetto a quello che faceva. Si divertiva, giocava come un bambino.
Michel Piccoli "Sono diventato attore per sogno e per pigrizia, un po' come Mastroianni; ma non oso paragonarmi a lui che è un po' il mio ideale".
Anita Ekberg "Marcello era un attore spontaneo, recitava come parlava tutti i giorni, era attore per eccellenza perché era sempre se stesso, non aveva bisogno di vestire il ruolo assegnatogli".
Claudia Cardinale "Sono triste, molto triste. E' una perdita terribile. A parte l'attore straordinario, la star internazionale, il personaggio affascinante, era un vero e dolcissimo amico. Ho saputo della sua morte da Anouk Aimé. Ero al corrente, come del resto tutti i suoi amici, che negli ultimi tempi il suo male si era aggravato, ma non mi ero rassegnata all'idea che Marcello potesse non esserci più. Abbiamo girato "I soliti ignoti", il nostro primo film insieme, quaranta anni fa. A lui ero legata da una vita di ricordi. Sono triste. Come sono certa che è triste il suo pubblico e tutta la gente che lo ha conosciuto ed amato".
Dino Risi "Era l'anima più bella del nostro cinema, l'italiano medio e pulito. Mastroianni era forse quello con cui era più piacevole lavorare: e questo per una ragione semplicissima, non rompeva mai le scatole. Non gli ho mai sentito dire "Questa battuta così non va". Aveva una grande duttilità e disponibilità. Non parlava: semplicemente, faceva l'attore, vestendo i panni del personaggio con una capacità straordinaria. Mastroianni aveva il pregio di farsi piacere anche i film che non gli piacevano".
Vittorio Gasmann "E' una grandissima perdita per lo spettacolo italiano. Ho sempre ammirato molto Marcello. Negli ultimi tempi, anzi, ci sentivamo più spesso e ci eravamo avvicinati. Quello che ho sempre ammirato di lui fin dai tempi dei Soliti ignoti è stato il suo grande senso dell'umorismo, la capacità di divertirsi e soprattutto il modo di fare cose molto serie senza prendersi sul serio".
Mario Monicelli "Non una perdita per il cinema ma per l'intera cultura italiana. Se è vero che il cinema italiano negli ultimi Cinquanta anni ha rappresentato, meglio di ogni altra espressione artistica, la cultura italiana, Mastroianni è stato il maggiore interprete di questa cultura perchè è stato l'attore più importante e più noto anche all'estero. Era uno che studiava senza dare l'impressione di farlo e aveva un'altra dote rara fra gli attori: il controllo dei propri mezzi. Non esagerava mai. Dirigerlo era facilissimo. Era una persona piacevole sul set, figuriamoci fuori, dove era un insuperabile compagno di gite e scoperte". Michael Douglas "Questa mattina è molto triste perché ho appena appreso della morte di Marcello Mastroianni, un grande attore e un grande amico. Mastroianni è stato un maestro per gli attori della mia generazione. Personalmente sono stato molto influenzato dalle sue interpretazioni nei "Soliti ignoti", "8 e 1/2", "Matrimonio all'italiana". Quello che ho sempre ammirato nella sua recitazione è il senso di verità, e come uomo il suo profondo senso della vita che ne faceva una persona fuori dal comune".
Robert Altman "E' stato l'ultimo dei grandi clown. Dopo Mastroianni, non c'è nessuno. Non aveva pari. C'era lui e solo lui. Un po' come Fellini. Non ci sono uguali".
Valentina Venturi
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