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Per quanto possa sembrare strano, lo sfavillante mondo degli Oscar, che ogni anno fa stringere insospettabili alleanze strategiche, attorno al quale ruotano incalcolabili interessi economici e su cui viene calamitata l'attenzione dei mass media di ogni parte del mondo, non sembra aver mai ispirato la creatività di sceneggiatori e registi. Si fatica infatti a ricordare film il cui soggetto sia in qualche modo collegato agli Oscar, alla notte della premiazione o alla Academy.

Vengono tutt'al più in mente le scene di consegna dell'Oscar presenti in Guardia del corpo e in In & Out. Nel primo film del 1992 scritto, prodotto e interpretato da Kevin Costner, si assiste alla premiazione di una star della canzone interpretata da Whitney Houston, mentre in In & Out di Frank Oz del 1997, si assiste in apertura all'assegnazione dell'Oscar a un giovane attore (interpretato da Matt Dillon) che nel discorso di ringraziamento dichiara la propria gratitudine per il suo professore del liceo (Kevin Kline) rivelandone l'omosessualità. In entrambi i casi però si tratta di due brevi scene e che solo relativamente contribuiscono all'economia totale del film.

Ancora più deluso rimarrebbe chi decidesse di procurarsi una copia dell'Oscar insangunato. Non perché sia un brutto film. Tutt'altro. È infatti un vero gioiello dell'horror inglese in cui il regista Douglas Hickox e un grande Vincent Price riescono a miscelare senza mai stonare suspense, humour, atmosfere da Grand Guignol e le maggiori tragedie shakespeariane. Ma, appunto, niente ha a che vedere con l'Oscar. La storia infatti, ambientata nell'Inghilterra dei primi anni '70 (il film è del 1973), racconta le vicende di Edward Lionhart un anziano attore di teatro (Vincent Price) che dopo aver simulato il proprio suicidio, inizia a uccidere tutti i membri di una commissione di critici teatrali che non gli aveva assegnato un premio. Non l'Oscar ovviamente, ma, appunto, il Premio del Circolo dei Critici. Questo non è che un caso, né il primo né il più eclatante, di quanti fraintendimenti e distorsioni derivino dalla prassi tipica dell'industria cinematografica italiana di tradurre i titoli dei film stranieri (Theatre of blood era il titolo originale).

Segnaliamo invece, benché non siano direttamente incentrati sugli Academy Awards, due pellicole che descrivono con spietatezza il mondo cinematografico di Hollywood, I protagonisti e Il prezzo di Hollywood.

Il primo, girato da Robert Altman nel 1992, narra la storia di un giovane e rampante produttore esecutivo (interpretato da un bravo Tim Robbins) che uccide uno sceneggiatore al quale non aveva mai dato retta e che lo perseguitava da tempo. L'omicida, che sembra più preoccupato di essere licenziato dallo studio che di essere imprigionato, rimarrà impunito e vivrà felice con la vedova dell'ucciso. Altman descrive così senza pietà un mondo dominato dalla cupidigia, l'ambizione e la corruzione e nel quale grazie al denaro e al potere il trionfo dei più furbi e spregiudicati è sempre assicurato.

Anche Il prezzo di Hollywood, dal significativo titolo originale Swimming with sharks (nuotando con i pescecani), presenta un'immagine della Hollywood contemporanea tutt'altro che edificante. Protagonisti della storia sono Buddy Ackerman, uno spietato executive producer interpretato da Kevin Spacey, e il venticinquenne neolaureato in cinema Guy (Frank Whaley) che sarà costretto a sopportare umiliazioni di ogni tipo finché rimarrà al fianco del producer. Solo alla fine Guy imparerà le regole del gioco, dovendo però pagare un alto prezzo: la perdita della propria innocenza.

Questo è secondo George Huan (il regista di questo film) e Robert Altman il mondo che si nasconde sotto la superficie dorata della statuetta e dietro i riflettori, gli abiti griffati, le lacrime, i sorrisi e i ringraziamenti a cui si assiste la notte degli Oscar.

Simone Collini/Grandinotizie.it/19 marzo 2001 ore 18:05


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