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Da De Sica a Benigni tutte le statuette tricolori

La storia dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciencies Award comincia nel 1927. L'Italia entra in competizione solo nel '48. Ma è subito Oscar. Con Sciuscià di Vittorio De Sica. Da allora molti film italiani sono passati all'Academy. Una storia di sorprese, più spesso di delusioni. Il riflesso di un cinema che da noi non sempre è "d'autore" quando vanno gli "autori" e di cassetta quando vanno le "cassette".

L'Oscar per i migliori costumi è uno di quelli che maggiormente siamo riusciti ad accaparrarci. Andando a ritroso nel tempo ecco i nomi di Gabriella Pescucci per L'età dell'innocenza, film di Martin Scorsese (1993), Francesca Squarciapino per Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau (1990), Milena Canonero per Barry Lyndon diretto da Stanley Kubrick (1975) e per Momenti di Gloria diretto da Hugh Hudson (1981), Danilo Donati per il Casanova di Fellini (1976) e per Romeo e Giulietta diretto da Franco Zeffirelli (1967). Nel 1963 è la volta di Vittorio Nino Novarese premiato per i costumi di Cleopatra (regia di Joseph Mankiewicz), ma è anche l'anno in questa sezione di un vero e proprio en plain tutto italiano. Pietro Gherardi, vince l'Oscar per migliori costumi per un film in bianco e nero: Otto e Mezzo di Federico Fellini. Sempre Gherardi aveva, per altro, già vinto un primo Oscar nel 1961 con La dolce vita, sempre diretto da Fellini.

Nella sezione "migliore fotografia" l'Italia si aggiudica quattro Oscar. Il primo ad essere premiato è Pasqualino De Santis, nel 1968, per il Romeo e Giulietta di Zeffirelli; gli altri tre sono tutti per Vittorio Storaro direttore della fotografia di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979), Reds di Warren Beatty (1981) e L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci (1987). E' proprio quest'ultimo film nel 1987, a portare all'Italia nove statuette: tra le quali l'unica mai conquistata per la miglior regia quella appunto di Bernardo Bertolucci. Con lui vincono anche Gabriella Cristiani per il montaggio; Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari e Osvaldo Desideri per la migliore direzione artistica e, ancora Bernardo Bertolucci per la miglior sceneggiatura.

La categoria "direzione artistica" annovera le vittorie di Guido Quaranta ed Elio Altamura per Camera con Vista, regia di James Ivory (1986) e quella di Luciana Arrighi per Casa Howard, diretto sempre da Ivory (1992).

Unico tra gli italiani ad essere premiato per gli "effetti speciali visivi" è Carlo Rambaldi: nel 1976 per King Kong (regia di John Guillermin), nel 1979 per Alien (di Ridley Scott) e nel 1981 per E.T (Steven Spielberg).

Nel 1998 il film di Roberto Benigni si trasforma in un piccolo trionfo: La vita è bella si aggiudica il premio per il miglior film; Nicola Piovani ottiene il riconoscimento per la miglior colonna sonora di film drammatico; a Roberto Benigni va il premio quale miglior attore protagonista, consegnatogli da una madrina d'eccezione visibilmente emozionata: Sofia Loren.

Ennio De Concini, Alfredo Giannetti e Pietro Germi vincono la statuetta per la "sceneggiatura" di Divorzio all'italiana, regia di Pietro Germi (1962); Pietro Scalia per il "montaggio" di JFK , diretto da Oliver Stone (1991); Manlio Rocco per il "trucco" di A spasso con Daisy di Bruce Beresford (1989); Nino Rota per le musiche del Padrino parte II (F.F.Coppola, 1974); Giorgio Moroder autore delle canzoni di Flashdance di Adrian Lyne (1983) e di Top Gun (Tony Scott, 1987).

Pochi, invece, i nostri interpreti premiati nella categoria "miglior attore (o attrice) protagonista". Oltre a Benigni, solo due donne: Anna Magnani, premiata nel 1955 per La rosa tatuata (regia di Daniel Mann) e, nel 1961, Sofia Loren per La Ciociara, di Vittorio De Sica.

Nella lunga storia degli Oscar, l'Academy ha assegnato al nostro cinema tre Oscar alla carriera. A due registi che hanno fatto la storia del cinema italiano, sebbene con linguaggi diversi, Federico Fellini (1993) e Michelangelo Antonioni (1995) e a Sofia Loren nel 1991.

Ma è la sezione dedicata al "miglior film straniero" che regala all'Italia un posto nell'olimpo del cinema: con dodici statuette siamo secondi solo alla Francia, distaccando nettamente altri paesi come la Spagna o il Giappone. La prima statuetta se l'aggiudica Sciuscià, nel 1947 (regia di Vittorio De Sica); nel 1949 De Sica replica con Ladri di biciclette. Nel 1956 è la volta di Federico Fellini che vince con La strada; l'anno successivo il regista si ripete con Le notti di Cabiria e nel 1963 ancora Fellini vince con Otto e mezzo. Nel 1964 l'oscar è tutto per Ieri, oggi e domani di Vittorio De Sica. Elio Petri riceve la statuetta nel 1970 per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e, l'anno dopo è ancora la volta di Vittorio De Sica che vince con Il giardino dei Finzi Contini. Federico Fellini porta il suo ultimo Oscar all'Italia nel 1974 con Amarcord.

La seconda metà degli anni settanta apre una fase di stasi per il cinema italiano a Hollywood. Sarà una nuova generazione di registi a ricevere ancora premi: nel 1989 Giuseppe Tornatore e il suo nostalgico Nuovo cinema paradiso; nel 1991 l'agrodolce Mediterraneo di Gabriele Salvatores e, nel 1998, il dramma raccontato senza disperazione de La vita è bella di Roberto Benigni.

Valeria De Rosa/Grandinotizie.it/19 febbraio 2001 ore 11:26


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