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Pietro Scalia
 
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Un italiano tra i candidati al montaggio
Scalia for Italy
Dieci anni fa la statuetta. Con il Gladiatore, sconfitto

Pietro Scalia torna a casa senza aver conquistato nessuna statuetta. L'Oscar per il miglior montaggio se l'è aggiudicato Stephen Mirrione per il film Traffic di Steven Soderbergh. Era candidato agli Oscar 2001 per il montaggio di Il Gladiatore di Ridley Scott. Anche se vive da molti anni in America Scalia si sente italiano. Dice: "vado agli Oscar a rappresentare l'Italia".

La sua carriera professionale inizia quando si iscrive alla prestigiosa UCLA film School di Los Angeles. Dopo aver ottenuto il Master of Fine Arts comincia a fare esperienza come assistente al montaggio nel film I diffidenti di Andrej Konchalovskij (1987). Prosegue con Wall Street (1987) e Talk Radio (1988) entrambi di Oliver Stone. Dà, così, inizio ad una lunga e proficua collaborazione con il regista americano. Sarà talmente fortunata che nel 1991 gli farà vincere l'Oscar con JFK - Un caso ancora aperto insieme a Joe Hutshing.

Dopo due montaggi per Bernardo Bertolucci nei film Piccolo Buddha del 1993 e Io ballo da sola nel 1996, collabora con Gus Van Sant in Will Hunting - Genio Ribelle. Con questa pellicola ottiene la nomination all'Oscar. Nello stesso anno inizia a curare l'editing per Soldato Jane di Ridley Scott con Demi Moore. E sempre con lui arriva alla nomination di quest'anno per Il Gladiatore.

In un'intervista all'Ansa racconta le diversità dei grandi registi con i quali ha lavorato. Oliver Stone, Bernardo Bertolucci e Ridley Scott. Introduce il discorso con una massima "il rapporto tra regista e montatore è intimo" ed è necessaria una "sensibilità" comune.

Con Stone "si lavora fino alle 14 ore al giorno, tutta la settimana, senza pause. Impone a tutti un ritmo febbrile, è molto esigente, non è mai soddisfatto". Il loro rapporto non è andato oltre. Cosa accaduta, invece, con Bernardo Bertolucci. Con lui "ho scoperto che si può lavorare anche in modo più disteso, rilassato. Siamo diventati amici. Abbiamo montato insieme Io ballo da sola nella sua casa di Sabaudia".

Ultimo in ordine di tempo è Ridley Scott. La sua maniera di lavorare è a metà strada tra gli altri due. "Lascia molto spazio. Non sta addosso. Lascia molta libertà creativa, accetta il contributo di idee altrui. Con Gladiator abbiamo tentato di riscoprire un genere che sembrava morto da tanti anni, dandogli un linguaggio moderno". Il film candidato a ben 12 Oscar lo ha appassionato tantissimo. Ricorda che "la prima immagine, quella del campo di grano, con Russell Crowe che sfiora con la mano le spighe, non era in sceneggiatura. Io - prosegue soddisfatto - lo inserita in fase di montaggio, era così poetica. Volevo entrare subito nelle emozioni, nell'anima del protagonista".

Valentina Venturi/Grandinotizie.it/26 marzo 2001 ore 11:50


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