Dossier Oscar
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
 Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
 
Mario Monicelli
 
 Casa Oscar
 Il luogo della premiazione
 Altman
 Un protagonista del cinema
 Oscar 2001
 Hollywood, un anno fa
 Oscar 2000
 Le statuette del secolo
 Non solo Oscar
 I festival europei
Mario Monicelli a lingua sciolta
Oscar, poca roba
I "muscoli" di Hollywood a confronto con il cinema italiano

"Gli americani sono bravi a fare le cose più spettacolari, più divertenti e, soprattutto, quelle che non fanno pensare, che non obbligano a ragionare. Sono eccellenti nel mettere in pratica l'attuale pedagogia occidentale basata sull'idea base di spingere la gente a voler ottenere il primo posto in tutto senza riflettere". Mario Monicelli, il maestro del cinema italiano, non è particolarmente interessato alla competizione hollywoodiana della notte degli Oscar e nemmeno a molti dei film targati Usa.

Ha seguito le premiazioni della "fabbrica dei sogni"?

"No, non mi interessa molto la notte degli Oscar e nemmeno tanti film di quelli che sono stati premiati".

Perché?

"Il Gladiatore, ad esempio, non sono nemmeno andato a vederlo al cinema perché quel genere di film non mi incuriosisce. Non mi piacciono i lungometraggi d'azione, né, tanto meno, i film di soli effetti speciali. So come sono fatti e non mi pare che sia giusto perderci tempo dietro".

E gli altri film premiati?

"Io cerco ciò che sta fuori dalla grande industria, anche se sono andato a vedere La tigre ed il dragone e mi sono molto divertito perché è un film che utilizza una tecnica di grande attualità, ineccepibile. Sono riusciti perfettamente in quello che volevano".

Cosa dire, invece, del premio a Dino De Laurentiis?

"Che sicuramente fa piacere perché è un nome nostrano, anche se prima della notte degli Oscar De Laurentiis non ha mai parlato del cinema italiano e, al contrario, ha sempre elogiato gli Stati Uniti".

Ma il cinema americano influisce su quello italiano?

"Sul vero cinema italiano non ha mai influito. Basta guardare le produzioni di Ettore Scola o di Nanni Moretti. Hollywood invece ha imparato dai nostri film degli anni '50-'60 e poi dagli italoamericani come Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Al Pacino o Robert De Niro. Il cinema italiano - in questo senso - non è morto".

Neanche malato?

"Io ho iniziato a fare cinema negli anni '30 ed è da allora che sento dire che il cinema italiano è in crisi. Ci sono stati alti e bassi, ma l'unico periodo veramente buio risale a quando è scomparsa un'intera generazione di personaggi bravi e famosi. Oggi credo che ci si stia riprendendo, perché i produttori hanno ritrovato la giusta fiducia".

Quanto sono influenti i produttori?

"E' la casa produttrice che fa il settanta per cento del valore di un film e ne decreta la vittoria".

Quale dovrebbe essere invece la giusta ricetta del grande cinema?

"Effettivamente un film non è altro che arte applicata all'industria, ma bisognerebbe conquistare il grande pubblico anche con la costruzione dei caratteri, degli stati d'animo e, perché no, con lungometraggi sulle grandi questioni. Basterebbe che non fossero 'film muscolari'".

Laura Coricelli/Grandinotizie.it/26 marzo 2001 ore 20:00


inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back