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"Gli americani
sono bravi a fare le cose più spettacolari, più divertenti e,
soprattutto, quelle che non fanno pensare, che non obbligano a
ragionare. Sono eccellenti nel mettere in pratica l'attuale pedagogia
occidentale basata sull'idea base di spingere la gente a voler
ottenere il primo posto in tutto senza riflettere". Mario Monicelli,
il maestro del cinema italiano, non è particolarmente interessato
alla competizione hollywoodiana della notte degli Oscar e nemmeno
a molti dei film targati Usa.
Ha seguito le premiazioni della "fabbrica dei sogni"?
"No, non mi interessa molto la notte degli Oscar e nemmeno tanti
film di quelli che sono stati premiati".
Perché?
"Il Gladiatore, ad esempio, non sono nemmeno andato a vederlo
al cinema perché quel genere di film non mi incuriosisce. Non
mi piacciono i lungometraggi d'azione, né, tanto meno, i film
di soli effetti speciali. So come sono fatti e non mi pare che
sia giusto perderci tempo dietro".
E gli altri film premiati?
"Io cerco ciò che sta fuori dalla grande industria, anche se sono
andato a vedere La tigre ed il dragone e mi sono molto
divertito perché è un film che utilizza una tecnica di grande
attualità, ineccepibile. Sono riusciti perfettamente in quello
che volevano".
Cosa dire, invece, del premio a Dino De Laurentiis?
"Che sicuramente fa piacere perché è un nome nostrano, anche se
prima della notte degli Oscar De Laurentiis non ha mai parlato
del cinema italiano e, al contrario, ha sempre elogiato gli Stati
Uniti".
Ma il cinema americano influisce su quello italiano?
"Sul vero cinema italiano non ha mai influito. Basta guardare
le produzioni di Ettore Scola o di Nanni Moretti.
Hollywood invece ha imparato dai nostri film degli anni '50-'60
e poi dagli italoamericani come Francis Ford Coppola, Martin
Scorsese, Al Pacino o Robert De Niro. Il cinema
italiano - in questo senso - non è morto".
Neanche malato?
"Io ho iniziato a fare cinema negli anni '30 ed è da allora che
sento dire che il cinema italiano è in crisi. Ci sono stati alti
e bassi, ma l'unico periodo veramente buio risale a quando è scomparsa
un'intera generazione di personaggi bravi e famosi. Oggi credo
che ci si stia riprendendo, perché i produttori hanno ritrovato
la giusta fiducia".
Quanto sono influenti i produttori?
"E' la casa produttrice che fa il settanta per cento del valore
di un film e ne decreta la vittoria".
Quale dovrebbe essere invece la giusta ricetta del grande cinema?
"Effettivamente un film non è altro che arte applicata all'industria,
ma bisognerebbe conquistare il grande pubblico anche con la costruzione
dei caratteri, degli stati d'animo e, perché no, con lungometraggi
sulle grandi questioni. Basterebbe che non fossero 'film muscolari'".
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/26 marzo 2001
ore 20:00
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