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Purtroppo non è
andata nemmeno quest'anno. La statuetta per la miglior colonna
sonora è andata a Tan Dun per il film La tigre e il
dragone di Ang Lee.
Ennio Morricone questa volta era lì, seduto in platea.
La quinta candidatura all'interno di una luminosa carriera lunga
40 anni nella quale ha composto più di 400 opere. Così, per festeggiare?,
per la prima volta aveva deciso di seguire la premiazione dalla
poltrona dello Shrine Auditorium di Los Angeles. Nominato
con la colonna sonora del film Malena di Giuseppe Tornatore.
Alla vigilia della partenza aveva rilasciato alcune dichiarazioni
in proposito. "Non è la volta buona". Neanche questa…. Motivazione:
il tipo di musica vincente agli Oscar. Scuote la testa. "Quella
di Malena è una musica raffinata, che serve bene il film, ma non
è eclatante. Non è urlata come quella del Gladiatore. E purtroppo
è questo quello che viene notato". Sfiducia nel "criterio dell'assegnazione
degli Oscar. Sulle schede di votazione si scrive solo il nome
del film, non quello dell'autore. Così, si finisce per segnalare
sempre il titolo del film di maggiore successo della stagione.
Io stesso, da votante, ho scritto sempre il nome di Malena".
Perché allora ha deciso di volare fino a Los Angeles? Chiarisce
lui stesso: "devo andare. La Miramax (casa distributrice del film
in America ndr) e la Medusa hanno investito molto su questa
nomination".
Se dovesse scegliere quale Oscar avrebbe voluto conquistare risponde
senza esitazione "Mission!". Per il film del 1986 diretto da Roland
Joffe "ero lì, tutti dicevano che avrei vinto l'Oscar e mi
ero davvero convinto. Quelle musiche avevano le caratteristiche
giuste. Io facevo gli scongiuri, e poi i fatti mi hanno dato ragione".
Ricorda sorridendo: "Ho visto il film quando era già montato e
alla fine, piangendo dalla commozione, ho detto che non volevo
scrivere la musica. Poi il regista e il produttore mi hanno preso
da parte e dopo mezz'ora ho accettato".
Il suo potrebbe definirsi uno scarso feeling con la statuetta.
Risponde con una battuta: "Me lo daranno quando smetterò di scrivere,
l'Oscar alla carriera. Ma non fa niente, non cambia niente. L'Oscar
non aggiunge nulla alla mia professione. Faccio parte di un club
che conta personaggi del calibro di Orson Welles e Stanley Kubrick".
Interrompendosi per un attimo e soppesando le parole prosegue:
"Ho tanti premi nei miei cassetti e quel vuoto dell'Oscar comincia
però a scocciarmi. Fino alla quarta nomination dicevo 'non fa
niente'. Ora un po' meno".
Se avesse vinto avrebbe potuto esaudire il suo desiderio: dedicare
la vittoria a sua moglie. Alla prossima volta.
Valentina Venturi/ Grandinotizie.it/ 26 marzo
2001 ore 11:20
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