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Dino De Laurentiis
ha conquistato il premio alla carriera. Meritatamente.
Ha ritirato l'Irving G. Thalberg Memorial Award davanti
ad uno Shrine auditorium in standing ovation. Il riconoscimento
è assegnato "ai produttori creativi i cui lavori cinematografici
riflettono una costante alta qualità".
La platea lo ha accolto con l'applauso più lungo di tutta la serata.
Ad introdurlo il dottor Lecter alias Anthony Hopkins. Lo
ha definito "uno dei più grandi e affascinanti produttori di tutti
i tempi". Ha continuato elogiando il suo percorso professionale.
"Ha lavorato con registi come Rossellini, De Sica,
Fellini, che con La Strada vinse il primo Oscar
straniero e ne vinse un altro con Le notti di Cabiria.
De Laurentiis ha fatto più di 600 film, ha avuto 33 nomination".
Sintetizza in una formula il segreto del suo successo: cuore,
cervello, coraggio. Hannibal per una volta è stato timido: la
formula citata spesso da De Laurentiis indica, al posto del coraggio,
una parte del corpo umano che comincia sempre con la terza lettera
dell'alfabeto…
Il nostro "grande vecchio" è giunto sul palco visibilmente emozionato,
ma è stato in grado di controllare la situazione. Dopotutto capita
una sola volta nella vita di avere Hollywood ai propri piedi.
Ha cominciato ringraziando il suo "presentatore": "Grazie Tony,
sei un uomo fantastico, un grande attore, un grande essere umano".
Il primo pensiero è andato subito, da buon partenopeo (è di Torre
Annunziata) alla famiglia: "La mia gratitudine va a sei bellissime
donne che mi amano e mi mantengono giovane, mia moglie Marta e
le mie figlie, Veronica, Raffaella, Francesca, Carolina e la piccola
Dina, per ora piccola".
Ha sintetizzato la sua carriera, "sono stato molto fortunato:
tre continenti, diverse culture, tempi buoni e meno buoni, ma
oggi è un momento bellissimo". E' davvero "felice di aver lavorato
con maestri del cinema".
La sua storia professionale è costellata di successi mondiali.
Film come Riso Amaro (1949), Europa '51 (1952),
L'uomo che visse due volte (1956), Miseria e nobiltà
(1954), Guerra e Pace (1956), Una vita difficile
(1960), Barbarella (1968), Romeo e Giulietta (1968)
e La grande guerra (1959), sono solo alcuni dei titoli
più rappresentativi della sua carriera. Con la produzione di La
strada del 1954 e Le notti di Cabiria del 1957 - diretti
da Federico Fellini - ha anche conquistato l'Oscar per
il miglior film straniero.
Ed è proprio per questo bagaglio di esperienza che si è sentito
in dovere di lanciare un appello a tutti i produttori: "Non abbiate
paura di affidarvi ai giovani talenti. Abbiamo bisogno di menti
fresche". Il suo successo va "a chi ha lavorato ai miei film e
a chi ha comprato i biglietti dei miei film".
De Laurentiis incontrando la stampa dopo la premiazione, ha voluto
dedicare l'Oscar "anche al cinema italiano, nella speranza che
si riprenda, che si faccia avanti con nuove idee". A suo parere
il freno alla creatività italiana è la poca libertà concessa dallo
Stato ai produttori. Lui stesso negli anni settanta dovette trasferirsi
in America, a Hollywood, a causa dei provvedimenti legislativi
troppo restrittivi che concedevano i sussidi solo ai film con
il 100% di produzione italiana. "Non si possono mascherare questi
problemi con un successo o due l'anno".
Poi cita un aneddoto rappresentativo della sua carriera. Ricorda
quando in Italia, molti anni fa, alla richiesta di una banca di
dare garanzie se voleva ottenere un finanziamento per girare un
nuovo film, aveva risposto di poter offrire solo la sua faccia.
Al direttore della banca disse: "Guardatemi negli occhi: se vi
fidate datemi il prestito, se non vi fidate amici come prima".
La settimana successiva giunse il finanziamento.
Durante la cerimonia il produttore italiano non ha ricevuto solo
la soddisfazione del premio alla carriera. Il suo ultimo film
U-571, ha ricevuto la statuetta per il miglior montaggio
sonoro.
Attualmente ha riscosso enorme successo di pubblico il film Hannibal
di Ridley Scott (2000) con Anthony Hopkins, seguito
del celebre Silenzio degli Innocenti diretto da Jonathan
Demme nel 1991.
Ma non si siede sugli allori. Ha già in cantiere un nuovo progetto,
grandioso. Un kolossal storico intitolato L'ultima legione
in cui si rivivranno i fasti dell'Impero romano al momento del
suo declino.
L'ottantatreenne napoletano continuerà a coinvolgerci.
Valentina Venturi/ Grandinotizie.it/27 marzo
2001 ore 18:00
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