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La pellicola di
Ang Lee vince quattro Oscar: miglior film straniero; miglior
fotografia Pau Peter; miglior scenografia Tim Yip;
miglior colonna sonora Tan Dun.
Il regista è riuscito ad amalgamare due universi distanti rendendoli
convergenti. La cultura orientale e quella occidentale. Le tradizioni
delle arti marziali legate tramite le più avanzate tecnologie
digitali.
Li Mu Bai (Chow Yun-Fat) maestro dei guerrieri erranti,
interrompe il suo isolamento dal mondo perché stanco di una vita
passata a doversi districare nella rete di vendette e giuramenti
che è imposta alla sua casta. L'amore per Yu Shu Lien (Michelle
Yeoh) lo induce a dar via la sua spada, potente mezzo di distruzione.
Ma questa rischia di finire nelle mani sbagliate: in quelle di
Volpe di Giada (Pei-pei Cheng) vecchia ladra, usurpatrice
dei segreti degli antichi maestri, e in quelle di Jen (Ziyi
Zhang) viziata figlia di una famiglia in vista, decisa a dare
un corso straordinario alla sua vita.
La conclusione della pellicola in cui i due antagonisti, Li Mu
Bai e Volpe di Giada muoiono in combattimento, riassume il senso
della poetica orientale. La perdita dell'innocenza come prezzo
da pagare per affrontare la vita
Le scene nelle quali i protagonisti combattono "volando" nell'aria
sono girate con gli attori legati a delle corde. Grazie, poi,
alla nuova tecnologia legata all'uso di computer grafica Il risultato
finale dà l'illusione che i protagonisti volteggino nell'aria.
Qualcosa di magico. Come tutto il film.
Valentina Venturi/ Grandinotizie.it/ 26 marzo
2001 ore 19:30
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