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A San Pietro prove generali per la Giornata dei giovani

"Cari amici nel mio ministero non mi sono mai stancato di incontrare le persone, e a questo sono finalizzati pure i pellegrinaggi e le visite pastorali che vado compiendo. Ed anche ora che gli anni passano, se Dio lo vorrà, non intendo fermarmi, perché sono certo che nel contatto personale con i fratelli si può più facilmente annunciare Cristo". La frase faceva parte del discorso che il Papa ha pronunciato il 5 aprile alla presenza dei trentamila giovani riuniti in piazza San Pietro per preparare la XVI Giornata della gioventù che cade la prossima domenica (8 aprile), quest'anno festeggiata a livello diocesano.

Ma ai toni ufficiali Giovanni Paolo II ha preferito parole semplici e amichevoli: "Vi parla un papa che conta ormai oltre ottant'anni, ma conserva un cuore giovane perché ha sempre voluto e intende continuare a camminare con voi che siete la speranza della Chiesa e della società". Lo spirito, gli entusiasmi, i canti e le storie che ieri si sono incrociate nella piazza del Vaticano hanno rimandato allo scorso agosto, quando circa due milioni di ragazzi provenienti da tutto il mondo - le "sentinelle del Papa" - si sono incontrati a Roma per la Giornata mondiale della gioventù.

Ai giovani il Pontefice ha rivolto l'invito a non seguire "gli speculatori di emotività" e a "prendersi la responsabilità di annunciare Gesù ai coetanei". "Missione non facile - ha aggiunto - in un tempo in cui la società è fortemente influenzata da modelli di vita che mettono al primo posto l'avere, il piacere, l'apparire in senso egoistico''. Per questo ha augurato a tutti loro di avere a fianco "padri e madri che siano autentici educatori; amici sinceri" che possano aiutarli a dire no a chi invece di stimolare in loro una coscienza critica, tendono ad esaltare la spregiudicatezza, …abbassano ogni soglia tra il bene e il male e presentano la verità con il profilo mutevole dell'opportunità".

E prima di un lungo e caloroso commiato, Giovanni Paolo II ha indicato alle sue sentinelle alcune mete: organizzare ''momenti formativi sulle questioni attuali più importanti'', portare il Vangelo ''nei luoghi dello studio, del divertimento, dello sport e della cultura'', rilanciare gli oratori, ''adeguandoli alle esigenze dei tempi, come ponti tra la Chiesa e la strada, con particolare attenzione per chi è emarginato e attraversa momenti di disagio, o è caduto nelle maglie della devianza e della delinquenza''.

E ha concluso: ''Non dimenticate di stare accanto a chi vive l'ora del dolore e della malattia: in queste situazioni ci si può aprire più che mai al Dio della vita".

Lia Romagno/Grandinotizie.it/ 6 aprile 2001 ore 12

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