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  A chi interessa dell’uranio impoverito?
Guerra pazza
Le valenze culturali e politiche di un dramma
 
 
 

Mentre tutta l'Europa discute da mesi di mucca pazza, l'uranio impoverito fa ogni tanto capolino dalle agenzie. Le commissioni di inchiesta nazionali ed internazionali cercano di fare chiarezza. Le associazioni delle vittime chiedono giustizia. Ogni tanto la Nato cerca di rassicurare tutti. Un clima falsamente tranquillo. Se non ci fossero in ballo vite umane, sarebbe quasi comico ascoltare generali intenti a convincere l'opinione pubblica che le "armi all'uranio non fanno male". Eppure questo è un segno importante di come l'Occidente ha cambiato modo di intendere la guerra. Nella Prima Guerra Mondiale i soldati erano carne da macello. Ai vertici militari importava poco quanti soldati dovessero morire per raggiungere un obiettivo. Anzi, spesso un alto numero di caduti era simbolo di eroismo. E la decimazione era lo strumento preferito dai generali per assicurarsi la disciplina della truppa. Poi arrivano gli americani che considerano l'incolumità dei propri soldati un valore supremo. Tutta la loro storia militare è caratterizzata dall'attenzione a limitare le perdite. Le armi all'uranio impoverito sono il simbolo estremo di un Occidente che non vuole più rischiare e alla guerra preferisce i bombardamenti. Il nemico è preso di mira da quote altissime, come in un videogioco. Se le bombe sono intelligenti, la guerra non può che essere un atto di logica. Poco importa se in Iraq le associazioni umanitarie denunciano da anni un aumento allarmante della radioattività e dei casi di leucemia. Finché il problema non arriva in casa, nessuno sembra preoccuparsene. Alla fine del 1999 vengono denunciati i primi casi in Europa. Scontate le reazioni politiche in Italia. Le forze tradizionalmente ostili agli Usa colgono l'occasione per chiedere l'uscita dalla Nato. La polemica dura però pochissimo. L'imbarazzo della sinistra al governo è grande. La guerra in Kosovo è stata combattuta con al governo l'ex comunista Massimo D'Alema. Ma neanche Rifondazione Comunista sposa, dall'opposizione, quella che potrebbe facilmente presentare come una battaglia di civiltà e di giustizia. Certo, ci sono dichiarazioni polemiche, ma durano poco e sembrano poco convinte. I governi europei fanno la voce grossa, ma poi si guardano bene dal forzare la mano con Washington. L'attenzione di media e politici è catalizzata dal morbo Bse. La salute (e i voti) di milioni di consumatori sono più importanti di poche decine di soldati gravemente ammalati.Il fatto che l'uranio impoverito sia un'arma "a doppio taglio" non fa certo piacere a nessuno. Ma rinunciarvi sarebbe così semplice? Mettiamola così: tra gli effetti collaterali di un bombardamento all'uranio ed un'eventuale operazione di terra i governi occidentali (anche quelli retti da maggioranze di sinistra) cosa sceglierebbero? Sarebbe ipocrita negare l'evidenza: oggi l'Occidente detiene il monopolio di un'arma terribile e non intende rinunciarvi. Tutte i più grandi Paesi dell'Occidente si stanno ormai preparando ad avere eserciti professionali. Anche in Italia è stato superato un tabù che durava da decenni. E un esercito professionale non può rinunciare ad armi come quelle all'uranio. Per questo Palazzo Chigi sembra più preoccupato di dare assistenza ai reduci dei Balcani che fare davvero chiarezza. E' improbabile che arrivi mai una condanna esplicita dell'uranio impoverito. L'Organizzazione mondiale per la sanità ha chiuso la propria inchiesta in Kosovo in appena dieci giorni smentendo qualsiasi collegamento tra casi di tumore e munizioni all'uranio. La ragion di stato costringe tutti ad un silenzio pesante.

 
 Mandelli
 I risultati
 
 Il caso
 Iraq, figli della guerra
 
 Intervista
 Il presidente della Lit
 
 Territori
 Le zone a rischio
 
  Cos'è
 La novità uranio
 
 Curiosità
 Uso civile
 

 
  Grandinotizie.it/ 02/marzo/2001
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