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Il 25 gennaio 2002 la provincia di Cagliari ha chiesto la messa al bando dell’uranio impoverito. In un ordine del giorno approvato all'unanimità dal consiglio provinciale si chiede che "lo Stato metta al bando tutte le armi che usano l’uranio impoverito e realizzi un monitoraggio ambientale e sanitario permanente delle aree militarizzate con particolare riferimento alla nostra Isola, con il coinvolgimento della Regione sarda e delle Province territorialmente competenti”. Il documento chiede anche “l’adeguamento delle servitù militari, attraverso una verifica delle attuali esigenze della sicurezza nazionale e internazionale, da effettuarsi con una Commissione paritetica Stato-Regione”, anche per determinare “gli indennizzi per il territorio sottratto alle utilizzazioni civili e la revisione del regime degli appalti per i lavori nelle basi militari, garantendo quote consistenti a gare riservate alle imprese sarde.” L'intervento della Provincia è stato sollecitato dal fatto che diversi soldati sardi avrebbero contratto leucemie ed altre malattie dopo aver prestato servizio nelle basi di Capo Teulada e Capo San Lorenzo. Le basi militari sarde sono state messe sotto accusa anche dal sindaco di Villaputzu, Paolo Pili, che ha recentemente denunciato l'inquietante aumento di tumori fra civili nel suo comune.
Intanto, il deputato Ds Valerio Calzolaio ha avviato un'interrogazione parlamentare sull'uso di munizioni all’uranio impoverito in Afghanistan. Calzolaio chiede ai Ministri della Difesa, degli Esteri e dell'Ambiente quali sono i Paesi che producono e possiedono armi all'uranio e a che punto è il monitoraggio nei Paesi dell'area balcanica avviato dalla Commissione tecnico-scientifica istituita dal Ministero dell'Ambiente. Calzolaio ha chiesto anche a che punto sia il lavoro della Commissione Mandelli sulla cosiddetta Sindrome dei Balcani. Calzolaio ha precisato: "Un forte aumento di casi di linfomi è stato segnalato sia tra la popolazione civile serba, che tra i militari di diversi Paesi: oltre agli italiani, anche francesi, spagnoli, cechi, inglesi, portoghesi e rumeni”.
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