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L'esecutivo dell'Unione europea ha reso pubblici ieri (6 marzo 2001) a Bruxelles i risultati della ricerca sull'uranio impoverito affidata due mesi fa ad un gruppo di esperti dal commissario europeo all'ambiente Margot Wallstroem.
Lo studio ha considerato "le dosi cui realisticamente possono essere stati esposti" i militari occidentali nei Balcani La conclusione è un po' ambigua: l'esposizione all'uranio impoverito non può produrre effetti individuabili sulla salute umana, ma non si può escludere un effetto combinato ad agenti chimici cancerogeni.
Non ci sono prove che i casi di tumore riscontrati tra i militari Kfor dipendano dall'uranio. Ma non si può nemmeno escludere che sia proprio quella la causa. Gli esperti hanno studiato anche la situazione della popolazione locale. L'agricoltura e la vita civile non dovrebbero subire danni, perché c'è poco trasferimento di uranio nelle piante. Ma alla fine della relazione, gli esperti precisano di aver esaminato, su indicazione precisa della Commissione europea, il rischio radiologico e non il problema specifico della tossicità chimica dell'uranio impoverito. E' una rivelazione curiosa: da almeno due mesi gli scienziati avevano precisato che un'eventuale pericolosità dell'uranio non dipende dalla sua radioattività ma dalla tossicità. A cosa è servita allora l'inchiesta? Si attende entro marzo anche il dossier sui Balcani dell'agenzia Onu per l'ambiente (Unep).
Intanto scoppia un allarme uranio anche a Portorico. Nell'atollo di Vieques la marina Usa compie esercitazioni da circa sessant'anni. Recentemente è stato riscontrato un tasso elevatissimo di casi di tumore, leucemia, asma e diabete. Malattie rare nei Caraibi. Il sospetto ricade sulle armi all'uranio impoverito sperimentate nel 1999. Oltre la metà dei 9,400 abitanti di Vieques ha sporto querela al governo Usa per le malattie contratte. La vicenda avrà un peso notevole nel referendum del prossimo novembre che deciderà il futuro della base militare.
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