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  Accuse alla commissione Mandelli
Accame all'attacco
Legge per i soldati colpiti dalla sindrome dei Balcani
 
  Soldati in assetto NBC Dossier Uranio
 

Sulla scena mondiale sembra avvicinarsi un nuovo conflitto in cui probabilmente verranno impiegate armi all'uranio impoverito.

In Italia, dopo mesi di silenzio, la vicenda torna alla ribalta. Una legge del 29 agosto 2001 ha stabilito che i militari italiani affetti dalla cosiddetta Sindrome dei Balcani continueranno a ricevere la paga fino a quando non saranno conclusi gli accertamenti relativi al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio. Nel testo non si fa esplicito riferimento ai presunti contagi da uranio impoverito. Finora, ad alcuni di questi militari malati (volontari e passati in posizione di congedo) era stato consentito di rientrare in servizio con ferma di un anno, fino al giudizio sulla dipendenza della malattia da causa di servizio. Ma la normativa non consentiva di retribuire i soldati in questione dopo un determinato periodo di convalescenza. Ed infatti alcuni non ricevevano più la paga.

Proprio il 29 agosto si è svolto a Siena un convegno sull'uranio impoverito organizzato dalla Lega Tumori e da Comando della regione Militare Centro. Ancora una volta si è citato il basso livello di radioattività riscontrato in Kosovo come prova della non pericolosità dell'uranio impoverito. Falco Accame, Presidente dell'Associazione nazionale dei familiari delle vittime delle Forze Armate, non ci sta: "E' assurdo. A diversità di quanto accaduto in Italia, dove una commissione del Ministero della Difesa ha espresso pubblicamente le sue certezze sulla non pericolosità dell'uranio impoverito, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inviato una commissione di esperti in Iraq per rendersi conto della situazione in quel Paese dopo l'uso dell'uranio impoverito".

Continua poi Accame: "E ciò anche sapendo che fino a quando non si scoprirà ciò che causa tumori, leucemie e linfomi non si potrà avere la sicurezza materiale di quali possono essere gli agenti di tali malattie. Ma si tratta di situazioni in cui dovrebbe almeno valere il principio di cautela o di 'precauzione' che la commissione italiana non ha nemmeno preso in considerazione. E' auspicabile allora che il nostro "ministro della salute" (virgolettato nella nota diffusa da Accame, ndr) prenda atto di quanto sta facendo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ne segua gli sviluppi e si assuma le sue specifiche responsabilità in campo sanitario che sono ben diverse da quelle della difesa. E quindi nomini una sua commissione che valuti in modo indipendente dalle direttive del Ministero della Difesa la questione. Anche perché gli eventuali rischi dell'uranio non riguardano solo i militari (che tra l'altro possono proteggersi con tute, maschere, guanti e altre precauzioni) ma i civili che ovviamente fuoriescano dall'ottica militare. Si tratta anche di rimediare ad una incredibile situazione anomala di un Paese che affida questioni della sanità a responsabilità militari e che magari affiderebbe la valutazione dell'efficienza di un carroarmato ad una commissione nominata dal Ministero della Sanità".

E' sempre atteso il rapporto finale (il terzo) della Commissione guidata dall'endemologo Franco Mandelli.

 
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  Grandinotizie.it/ 03/ottobre/2001
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