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La Commissione Difesa del Senato ha dato ieri (8 Febbraio) parere favorevole all'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito. L'ultima parola spetta ora all'assemblea di Palazzo Madama. La legislatura è ormai al termine e non c'è tempo per indagini approfondite. Avviarle, obbligherebbe però il prossimo parlamento a proseguire il lavoro. La Commissione dovrebbe chiarire se i vertici militari italiani fossero a conoscenza dell'impiego di proiettili all'uranio impoverito da parte della Nato nei Balcani e se avessero adottato misure per prevenire eventuali rischi per la salute. Anche la commissione difesa della Camera si sta occupando dell'uranio. Ieri (8 Febbraio) il presidente Valdo Spini ha ascoltato il generale Antonio Tricarico, capo della sanità militare, sullo stato dei lavori della commissione guidata dal professor Franco Mandelli. Si stanno studiando i casi di 38 militari, dieci dei quali già deceduti. Erano stati segnalati inizialmente 64 casi, ma 38 sono stati esclusi dall'inchiesta perché mai impiegati nei Balcani o affetti da patologie lievi. Ascoltato anche il fisico Vittorio Sabbatini, piuttosto scettico sulle possibilità di attribuire la causa delle patologie all'uranio impoverito. In Kosovo, infatti, la contaminazione del terreno riguarda soltanto un raggio di pochi centimetri attorno al punto colpito. Basta spostarsi di poco e i valori di radioattività tornano normali. Al di là delle ostentazioni di sicurezza, anche la Nato sta per creare un comitato che analizzi "tecnicamente" la situazione. Dal Belgio, un nuovo allarme: dodici militari, malati di leucemia, sarebbero stati contaminati non dall'uranio ma dall'arsenico, durante l'addestramento nelle Fiandre.
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