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Il segretario generale della Nato George Robertson ha dichiarato ieri (1 marzo 2001) ai microfoni di una radio italiana che i proiettili all'uranio impoverito non costituiscono alcun danno per la salute. A sostegno della sua tesi ha citato i risultati dell'Organizzazione mondiale per la sanità recentemente diffusi. Intanto anche in Usa è allarme uranio. Concord, cittadina del Massachussets, è insorta contro un impianto in disuso della Starmet Corporation, principale produttrice delle munizioni all'uranio negli anni Settanta. La fine della Guerra Fredda obbligò una riconversione, ma gli impianti di Concord erano inutilizzabili proprio a causa della radioattività. Il sito non è mai stato bonificato e le scorie avrebbero contaminato le falde acquifere, provocando la proliferazione di diversi tipi di cancro tra gli abitanti della zona. L'Agenzia federale per la protezione ambientale (Epa) ritiene legittimo l'allarme. Il presidente della Starmet Robert Quinn accusa l'Esercito Usa di non aver voluto fornire i 38 milioni di dollari necessari alla decontaminazione dell'area. Il Pentagono ribatte che la bonifica non spetta all'esercito. Le munizioni usate dalla Nato nei Balcani sono in gran parte di produzione Starmet.
In Italia si attendono i risultati della commissione presieduta da Franco Mandelli. La commissione, voluta dal governo, è al lavoro da circa due mesi su diciotto casi sospetti di militari colpiti da leucemia .
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