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Ennesimo caso sospetto. Un reduce dalla missione in Somalia sospetta che la sua malattia sia stata provocata dall'esposizione all'uranio impoverito. Giovanbattista Marica partecipa nel 1992 alla missione "Restore hope". Durante un'azione si trova a meno di un chilometro dai Cobra, gli elicotteri Usa che utilizzano munizioni all'uranio. Al rientro in Italia gli viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Dopo un lungo ciclo di chemioterapie il linfoma sparisce, ma una cirrosi biliare lo costringe a nuove cure. In una lettera di pochi giorni fa al Presidente dell'Associazione familiari vittime delle Forze armate Falco Accame, il reduce chiede se il caso può essere legato all'impiego delle armi all'uranio in Somalia. Accame rilancia la questione al presidente della Commissione Difesa della Camera Valdo Spini. La risposta giunge oggi (12 marzo 2001). L'indagine "Prevenzione dei rischi e condizioni di sicurezza dei militari italiani impegnati nei Balcani" si occuperà anche di accertare "collegamenti tra le patologie registrate in occasione dei conflitti in Somalia e nel Golfo Persico e l'eventuale impiego di proiettili all'uranio impoverito". E' una decisione importante. Finora la Commissione Difesa non aveva nascosto una certa resistenza ad accogliere le richieste provenienti dall'Associazione nazionale familiari vittime della Forze Armate di Accame. Curioso che l'inversione di tendenza sia avvenuta pochi giorni dopo la pubblicazione del rapporto Ue che smentiva qualsiasi collegamento tra le malattie dei reduci Kfor e uranio impoverito. Forse i primi a non fidarsi di quello studio sono i nostri politici.
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