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La commissione di esperti incaricata dal governo di fare luce sulla ''Sindrome dei Balcani'' avrebbe escluso rapporti di causa-effetto tra l'uranio impoverito, contenuto nelle munizioni utilizzate in Bosnia e in Kosovo, e le patologie che hanno interessato i militari italiani. La commissione guidata da Franco Mandelli ha esaminato i casi di 28 militari, dieci dei quali sono morti. Quindici i tipi di malattie tumorali riscontrate. Tra le altre, tumori ai polmoni, alla tiroide, all'intestino, al cervello, alla faringe, leucemie e linfomi. Le malattie rientrerebbero nella media della popolazione italiana. Destano particolare allarme i linfomi che hanno colpito anche reduci dai Balcani spagnoli e francesi. Finora non ci sono dati scientifici che colleghino queste malattie all'esposizione all'uranio impoverito. Va però precisato che sui linfomi la ricerca scientifica è in ritardo rispetto ad altre forme tumorali. In Italia ci sarebbero almeno due casi di militari uccisi dal linfoma di Hodgkin. Ma i Balcani non c'entrano. Sotto accusa i poligoni di tiro di Salto di Quirra (Sardegna) e di Dandolo di Maniago (Pordenone). La Commissione Mandelli non ha però esaminato questi casi, concentrando le proprie ricerche sui militari impegnati "fuori area", cioè in missioni all'estero. I risultati della commissione saranno sul tavolo del ministro Sergio Mattarella venerdì 16 marzo. Lo stesso giorno si incontreranno ad Ancona i ministri dell'ambiente di Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia, Repubblica Federale Jugoslava, Slovenia e Italia. All'ordine del giorno la bonifica dell'Adriatico di ordigni di conflitti "più o meno recenti". In particolare si cercherà di recuperare le bombe all'uranio gettate dagli aerei Nato in avaria nel 1999. Si parlerà anche del monitoraggio delle "conseguenze ambientali del conflitto in Kosovo". Grande attenzione all'uranio, dunque. Ma non si era detto che non è pericoloso?
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