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Dopo l'Unione europea anche l'Onu definisce "insignificanti nel breve periodo" i rischi legati all'impiego dell'uranio impoverito. Questo il risultato della ricerca condotta dai 14 esperti dell'Unep, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente. Analizzati 355 campioni di acqua e piante in undici località della Serbia bombardate nel 1999 dalla Nato con oltre trentamila proiettili all'uranio impoverito. Il rapporto non aggiunge nulla di nuovo agli studi già effettuati dall'Ue. Klaus Toepfer, direttore esecutivo dell'Unep, sostiene che non c'è alcun allarme per chi ha lavorato nella regione perché "i rischi chimici e radiologici sono insignificanti". L'Unep avverte comunque i civili del Kosovo di non conservare munizioni all'uranio impoverito, perché le radiazioni potrebbero rivelarsi pericolose nel lungo periodo. L'Unep ha anche raccomandato la depurazione dell'acqua nei 112 siti serbi bombardati dalla Nato e ha richiesta un'altra indagine in Bosnia, dove nel 1995 sono state sganciate tre tonnellate di uranio impoverito. Toepfer ritiene comunque necessario un supplemento d'indagine anche in Serbia e Kosovo per superare ogni incertezza. Il Capo missione Unep Pekka Haavisto sostiene che "rimangono enormi incertezze scientifiche per quanto concerne le acque freatiche". Il finlandese ha inoltre confermato che sui frammenti di munizioni rinvenuti in Kosovo sono state trovate tracce di plutonio. Il sottosegretario italiano all'Ambiente Valerio Calzolaio ritiene sia necessario approfondire le ricerche sull'eventuale inquinamento delle falde acquifere. La Nato esulta perché i risultati dell'Unep sembrano confermare l'affidabilità delle munizioni all'uranio. Ma un rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) diffuso proprio ieri (14 marzo 2001) parla di rischi per i militari esposti direttamente alle polveri radioattive. La contro-commissione istituita dal movimento per i diritti civili Tribunale Clark, è arrivata a conclusioni diverse. Il fisico Giorgio Cortelessa ha studiato per il Tribunale la situazione in Kosovo ed è molto critico nei confronti del rapporto Unep. Cortellessa avanza anche forti sospetti sul lavoro della Commissione italiana presieduta da Franco Mandelli. Il Tribunale Clark sta esaminando la situazione dei militari italiani, studiando anche casi diversi da quelli presi in esame dalla commissione governativa. Secondo il professore "è fuori discussione che l'uranio sia la causa, ma non è detto che non si sommino altre cause. Di sicuro, comunque, l'uranio è il principale responsabile di quanto avvenuto, non solo ai danni dei militari, ma anche della popolazione civile". Secondo Cortellessa, "ci sarà da ridere se qualcuno, di fronte ad un picco di una certa malattia, affermasse che non e' l'uranio la causa, senza però dire quale sia questa causa. Si tratta di un'affermazione ridicola, buona forse per dei politici, ma non adatta ad un ragionamento scientifico". Cortellessa conclude con una previsione:"Sono convinto che con gli esperti della Commissione Mandelli ci scontreremo nei dettagli per un lungo periodo". L'allarme uranio continua.
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