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Tutto come previsto. La commissione di indagine presieduta dall'ematologo Franco Mandelli ha presentato oggi (19 marzo 2001) la relazione preliminare sui casi di neoplasie maligne riscontrate tra i militari italiani impegnati in Bosnia e Kosovo. Toni ottimistici, al limite dell'entusiasmo. Esclusa ogni connessione diretta tra uranio impoverito e malattie. Sono stati considerati soltanto i casi con diagnosi confermata: tredici linfomi (di cui nove Hodgkin), due leucemie linfatiche acute, tredici tumori solidi. In tutto vent'otto neoplasie maligne. Come era trapelato alcuni giorni fa, la commissione ha riscontrato un numero elevato di linfomi di Hodgkin. Questo eccesso rispetto alla media nazionale non può tuttavia essere messo direttamente in relazione all'uranio impoverito. Le radiazioni non possono avere un'incidenza di questa portata. Quali allora le cause? Mandelli non esclude possa trattarsi "di un caso". Certo, un caso strano. Lo stesso presidente della commissione, a margine della conferenza stampa, ammette che per approfondire seriamente il problema, "bisognerebbe avere il tempo di lavorare soltanto su di esso". E sarebbe un caso da manuale di medicina. Allora perché nella relazione c'è scritto che l'eccesso di linfoma di Hodgkin è "statisticamente non significativo"? Anche altre dichiarazioni del professor Mandelli lasciano interdetti. Ad esempio, i controlli sui militari continueranno, ma sarà soprattutto per "tranquillizzare la famiglie" e per non dare l'impressione di essersi dimenticati di loro. Una funzione soprattutto psicologica, dunque. O politica, a seconda dei punti di vista. Mandelli ci tiene infatti a sottolineare di avere un ottimo rapporto con il ministro Sergio Mattarella. Il professore rivela di aver ricevuto almeno un centinaio di telefonate di madri di soldati in missione in Kosovo (in Italia prima o poi arrivano sempre le mamme…) e di averle rassicurate tutte in "cinque minuti". Aggiungendo però: "Spero di non essermi sbagliato". Ai militari in partenza per il Kosovo ha consigliato di andare tranquilli, raccomandandosi però di non bere acqua del luogo. Perché sono necessarie altre indagini proprio "per scongiurare pericoli per la popolazione civile". Insomma, ai militari italiani l'uranio non fa male. Ai civili chissà. D'altra parte nessuno dei membri della commissione si è mai recato in Kosovo e Mandelli si è anche detto "contento di non esserci dovuto andare". Ma la dichiarazione più sconcertante è la risposta ad una nostra domanda sulla tossicità chimica dell'uranio, indicata da alcuni scienziati europei come la vera causa delle Sindrome dei Balcani: "Non chiedetemi nulla su questo, perché non ne so nulla". Ma allora sorge un dubbio. Perché si è studiata la radioattività dell'uranio se già tre mesi fa si sapeva che comunque non poteva essere questa la causa? Perché si è indirizzata la ricerca verso un vicolo cieco?Mandelli ha annunciato per maggio il rapporto definitivo della ricerca. Un'altra attesa inutile?
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