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In un nuovo studio condotto per conto della Royal Society, alcuni scienziati inglesi sostengono che l'aumento del rischio di morte per tumore ai polmoni a causa dell'uranio impoverito è assolutamente trascurabile. Il pericolo è invece sensibilmente più alto per gli equipaggi dei carri armati o dei blindati colpiti da bombe ed esposti alla polvere radioattiva.
In questi casi il rischio di tumori ai polmoni è due volte più alto della media. Sono perciò auspicabili ulteriori ricerche per eliminare ogni dubbio. Il professor Brian Spratt, presidente del gruppo di scienziati che ha condotto le indagini, dichiara: "Senza nuove misurazioni non è possibile escludere un aumento significativo del rischio di tumori ai polmoni all'interno di un piccolo gruppo di militari che possono essere stati esposti a livelli molto alti di uranio impoverito in situazioni estreme".
Spratt ha perciò chiesto alle autorità militari di fornire i livelli di esposizione dei militari nella Guerra del Golfo e nei Balcani. Il gruppo di scienziati lavorerà ora ad un rapporto sulla questione fondamentale della tossicità chimica dell'uranio impoverito. Questione finora trascurata o trattata superficialmente da quasi tutte le inchieste.
Alla luce di questi risultati, il deputato della Lega Nord Edouard Ballaman interviene sostenendo che "è arrivato il momento di iniziare uno studio serio, svincolato dagli interessi politici e magari di alcune lobby produttrici di armi, che faccia finalmente luce sui rischi collegati alla presenza dell'uranio impoverito negli armamenti usati per la Guerra del Golfo e nell'ex Jugoslavia".
Ballaman si chiede poi perché il governo si sia affrettato a smentire qualsiasi rischio e abbia poi disposto una serie accuratissima di analisi per i reduci dei Balcani. Stoccata ironica alla Gran Bretagna: "Si capiscono benissimo gli appelli degli inglesi alla tranquillità sull'uso del materiale: loro a presidiare i siti bombardati non c'erano".
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