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La commissione Mandelli ha presentato oggi la seconda parte delle proprie ricerche sulla cosiddetta Sindrome dei Balcani.
Nella seconda relazione l'incidenza dei casi di neoplasie maligne con diagnosi confermata è stata aggiornata con i casi segnalati entro il 30 aprile 2001 e confrontata con i dati di dodici Registri Tumori italiani invece dei sette utilizzati nelle relazione precedente.
Sono stati inoltri riportati i primi risultati delle analisi eseguite su un campione di militari per verificare l'eventuale esposizione all'uranio impoverito. La commissione sostiene che "il numero delle patologie tumorali ha un'incidenza inferiore ai casi attesi", ma riscontra anche un eccesso statisticamente significativo di linfomi di Hodgkin.
Il ministro Sergio Mattarella ha perciò disposto che la Sanità militare prosegua tutti gli accertamenti necessari. E' necessario "un accurato monitoraggio nel tempo, sia per quanto riguarda eventuali nuovi casi, sia per controlli da effettuare su altre popolazioni a rischio. In particolare è auspicabile effettuare controlli sulle popolazioni civili residenti in Bosnia e Kosovo".
Si tratta di un dietrofront decisamente clamoroso. La commissione guidata da Franco Mandelli è al lavoro da gennaio sui casi sospetti di malattie tra i reduci dei Balcani. Lo scorso 19 marzo venne presentata la prima parte del rapporto. Mandelli e i suoi collaboratori erano decisamente ottimisti e invitavano tutti alla calma. I casi di linfoma di Hodgkin erano tutti nella media. Ma il docente di statistica Lucio Bertoli Barsotti, criticò fortemente quell'analisi. Si trattava, a suo parere, di dati statistici tutt'altro che irrilevanti. Più o meno quello che ha dichiarato oggi il ministro Mattarella. Ma da allora non ci sono state novità che giustifichino questa inversione di rotta.
Dov'è allora la verità? La sensazione è che, finita una stagione politica, la patata bollente dell'uranio impoverito sia stata passata al governo che si insedierà tra poche settimane. Resta il fatto che oggi il lavoro della commissione Mandelli sembra perdere credibilità.
Intanto emerge un nuovo caso sospetto. I familiari di Stefano Ceccarini, reduce della Guerra del Golfo morto nell'aprile 1999 per un melanoma, temono che sia stata l'esposizione all'uranio impoverito la causa scatenante della malattia. Ceccarini era stato imbarcato nel 1991 sulla nave Libeccio e aveva partecipato alle operazioni di guerra. Era tornato a casa nel gennaio 1992 e subito dopo si era ammalato. Sua sorella Sabina non ha indizi, ma ci tiene a precisare: "Stefano non ci aveva mai parlato dell'uranio, ma del resto ci raccontava poco della sua vita militare. Almeno vorremmo sapere se ci sono altri ragazzi, imbarcati sulla sua stessa nave, che si siano trovati nelle stesse condizioni".
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