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tutto schermo
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Su
questo tema sono i documentari più dei film a dominare la scena.
La sindrome del Golfo è uno dei pochi italiani, la regia
è di Alberto D'Onofrio, ed è uscito nel 1996. Il documentario
- girato nell'arco di otto mesi tra la California, il Nuovo Messico,
Washington e il Tennessee - può risultare un'utile fonte d'informazione
per le ricerche e gli accertamenti in corso sui casi di malattie
che hanno colpito militari di ritorno dalle missioni in Bosnia
e nel Kosovo. Come per la cosiddetta "Sindrome del Golfo", secondo
l'autore, tali malattie sarebbero conseguenza dell'uso di armi
chimiche, batteriologiche e di uranio impoverito. Centomila mila
soldati americani su 700 mila che hanno preso parte alla Guerra
del Golfo sono stati colpiti. Diecimila sono già morti di leucemia
e per altre forme tumorali. In base alle testimonianze dei "veterani"
del conflitto e di medici e ricercatori che li prendono in cura
dopo che sono stati dimessi dagli ospedali militari con l'accusa
di simulare sintomi e patologie inesistenti, la "Sindrome del
Golfo" - e forse anche quella "dei Balcani" - sarebbe causata
dall'uso di armi chimiche e batteriologiche, da pallottole e bombe
all'uranio impoverito e da una miscela di vaccini che viene somministrata
ai soldati per difendersi da agenti chimici e batteriologici.
Questa miscela non sarebbe sopportata - spiega D'Onofrio - dal
15 per cento dei soldati impiegati nella Guerra del Golfo e procurerebbe
un abbassamento delle difese immunitarie e un indebolimento dell'organismo.
Seguono una serie di documentari sulle miniere, sui lavoratori
e le malattie che hanno funestato le loro vite: Village Of
Widows, di Peter Blow (1999, Canada); Jabiluka: the struggle
of the Mirrar people against the Jabiluka uranium mine, di
David Bradbury (1997, Australia); Uranium en Limousin di
Thierry Lamireau (1993, Francia); Uranium a cura del National
Film Board (1990, Canada).
Il tutto si accompagna ad un video di grande attualità nella polemica
scaturita intorno alla questione dell'uranio impoverito. Nel 1995
il US Army's depleted uranuim project realizza una serie
di video sui proiettili all'uranio impoverito. Il materiale viene
realizzato per istruire il personale delle Forze Armate Usa sui
rischi derivanti dall'impiego di munizioni all'uranio impoverito.
Per tutto il '96 i filmati non vengono utilizzati. Nel giugno
1997, Bernard Rostker, responsabile del Department of Defense
(DoD) per le inchieste sui rischi da esposizioni pericolose nella
guerra del Golfo, decide il via libera al programma di addestramento
sui rischi da uranio impoverito per un numero limitato di militari,
anche donne, a partire dal luglio successivo.
I due video sono disponibili in rete all'indirizzo www.antenna.nl
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