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Accame accusa
Critiche durissime a politici e commissione Mandelli

Ad un anno dall'istituzione della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, il presidente dell'Associazione nazionale dei familiari delle vittime delle Forze Armate (Anavafaf) Falco Accame continua a chiedere verità e giustizia.
Grandinotizie.it ha cercato di mettersi in contatto anche con il Ministero della Salute e con il professor Franco Mandelli. Per ora non ha ricevuto risposta.

Il 4 gennaio 2001 l'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella istituiva la commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito. Dopo due rapporti (l'ultimo presentato a giugno) il ministro Antonio Martino aveva promesso la verità ad ottobre. Si sa qualcosa del terzo rapporto della Commissione Mandelli?

Assolutamente no. Ed è un fatto molto grave. Tutto il lavoro della Commissione Mandelli è comunque inattendibile. A parte alcuni errori tecnici molto grossolani (nel primo rapporto hanno usato la distribuzione di Gauss al posto di quella di Poisson), si tratta di documenti arbitrari. Per valutare l'incidenza dei casi di tumore sono stati fatti dei rapporti assurdi. Al numeratore sono state messe 39mila persone. Cioè tutte le persone inviate in Bosnia e Kosovo, comprese quelle che sono state lì un giorno solo. E comprese quelle che si sono recate in zone non bombardate. Magari sono state conteggiate più volte le stesse persone. Al denominatore sono stati messi una trentina di casi scelti un po' alla rinfusa, senza consultare le associazioni. Oltretutto non si è distinto tra i soldati inviati in Bosnia senza alcuna forma di protezione e quelli che, in Kosovo, furono dotati (dopo i primi cinque mesi) di tute speciali. Insomma, un pessimo lavoro. Basato, oltretutto, solo sui dati dei nove registri dei tumori esistenti in Italia. Per cui, chi si è rivolto ad una struttura privata o ha scelto l'anonimato, o si è andato a curare in una provincia diversa da quella in cui risiede (e sono tanti i ragazzi del Sud che vanno a curarsi a Milano, ad esempio) non è conteggiato nel registro dei tumori. E la commissione Mandelli non lo ha considerato. Le relazioni pubblicate contengono dati fasulli, sono lavori senza né capo né coda.

Qual è stato il rapporto tra la sua associazione e Mandelli? Avete provato a collaborare?

Prima ancora che iniziasse le sue ricerche andai da lui con centinaia di pagine di documenti. Lui me li restituì senza guardarli. Poi, quando a maggio era evidente che i conti non tornavano, mi ha scritto una lettera chiedendomi informazioni. Non gli ho neanche risposto...

C'è una questione poco chiara. All'estero si è parlato molto della tossicità chimica dell'uranio impoverito, mentre in Italia la Commissione Mandelli ha concentrato le ricerche sulla radioattività.

Il fatto è che queste armi colpiscono in due modi: quello chimico e quello radiologico. Andrebbero considerate come armi chimiche e bandite anche in quanto tali.

A marzo Mandelli ci rispose che "della tossicità chimica dell'uranio impoverito" non sapeva nulla e di non chiedergli nulla in merito...

E allora che facesse un altro mestiere! Ma è incredibile che né il ministro né la Commissione Difesa siano intervenuti per correggere gli errori e le omissioni della Commissione. Io chiesi di conteggiare anche i reduci della missione in Somalia. Valdo Spini disse di sì, ma poi cambiò idea....E in Somalia ci sono stati casi eclatanti. E' in corso anche una causa civile intentata dal reduce Giambattista Marica. Ripeto: hanno considerato quello che hanno voluto, è incredibile

In questa battaglia è rimasto solo?

Sì. Sulla questione non c'è assolutamente differenza tra destra e sinistra.

Lei ha denunciato un lotto di armi all'uranio impoverito comprate da Israele e finite non si sa bene dove. Di cosa si tratta?

E' un lotto comprato nel 1985. Le armi dovrebbero essere in tre depositi diversi. Uno sicuramente è quello delle Casermette, a Bibbona. Gli altri due depositi dovrebbero essere in Puglia e in Sardegna.

Ma l'esercito ha sempre negato l'impiego delle armi all'uranio nei nostri poligoni..

Una cosa oscena. Perché i poligoni istituzionalmente devono sperimentare tutte le armi, specialmente quelle nemiche che possono danneggiare i nostri mezzi. Se i nostri poligoni non hanno sperimentato l'effetto dell'uranio impoverito sui nostri carri armati dovrebbe esserci l'intervento del tribunale militare per omissione di atti d'ufficio. E invece i poligoni affermano di non aver usato proiettili all'uranio. In questo caso non avrebbero fatto il loro dovere. Ci sono state interrogazioni parlamentari in merito. Ma nessuno ha mai risposto.

Ora i nostri soldati vanno in Afghanistan...

E lì torna il problema perché le armi degli Usa sono ormai quasi tutte all'uranio impoverito. Io ho chiesto che i nostri ragazzi siano forniti di tute di protezione. Ma anche su questo caso non ho avuto alcuna risposta dal ministero della Difesa.

In altri Paesi la comunità scientifica si è mobilitata su questo argomento.

Sì in Portogallo gli scienziati hanno fatto un ottimo lavoro. In Italia i politici hanno preso Mandelli e gli hanno fatto dire quello che volevano.

Continua a ricevere segnalazioni di casi sospetti?

Sì. L'ultimo è stato in Sardegna alcune settimane fa. Ci ha chiamato l'amico di un ex militare ammalato. Tante persone sono state frenate dalle conclusioni della Commissione governativa. Io faccio tutto il possibile per portare alla luce tutti i casi sospetti, ma è un'impresa difficile.


Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it 3 gennaio 2002


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