|
L'uso dell'uranio
impoverito non è certo una novità. Perché tanta attenzione solo
oggi?
I primi proiettili all'uranio impoverito sono stati usati dall'aviazione
Usa nella Guerra contro l'Iraq del 1991. Si trattò di un'innovazione
"tecnica", ripetuta poi nei bombardamenti della Bosnia (1995)
e del Kosovo (1999). La novità è che lo scorso anno è stata colpita
una realtà vicina. Finché ad essere bombardata con l'uranio è
stata la popolazione irachena, nessuno o quasi ci ha fatto caso.
Ma la quantità di uranio sganciata sul Kosovo è cento volte inferiore
a quella sganciata sull'Iraq. Certo, il territorio iracheno è
molto più vasto di quello kosovaro e dovremmo perciò analizzare
i tassi di concentrazione dell'uranio sul suolo iracheno (più
grande e desertico) per fare un confronto esatto. Però, al di
là degli effetti, possiamo affermare con certezza che soltanto
in Iraq l'uso di bombe all'uranio fu davvero massiccio.
Perché si usa un'arma del genere?
Dando una lettura storico politica, perché l'Occidente non è più
capace di combattere, ma soltanto di bombardare. L'obiettivo è
colpire il nemico senza mettere a rischio la vita dei propri soldati.
Per fare questo, si usano aerei che volano ad altissima quota
e sganciano bombe che colpiscono in maniera indiscriminata l'intera
popolazione civile. E' il prezzo da pagare per la sicurezza dei
propri soldati. Non è un caso che prima di dare il via ad operazioni
di terra ci si pensi tantissimo. L'opinione pubblica dei paesi
occidentali spesso non capisce il perché degli interventi militari
in realtà tanto remote. Negli Usa, durante l'amministrazione Clinton,
nessuno ha capito perché si bombardava la Bosnia prima e il Kosovo
poi. Tutto il contrario di quanto accaduto nel 1991, quando Bush
senior riuscì a motivare l'opinione pubblica in chiave anti-Saddam.
E' probabile che con Bush junior alla Casa Bianca si torni ad
una gestione politica delle guerre.
Facciamo un passo indietro. Nel 1991 l'Italia partecipò ai
bombardamenti dell'Iraq : su dieci aerei ne vennero abbattuti
due...Forse perché non sparavano proiettili all'uranio?
Beh, in un certo senso sì. Quella in Iraq fu una partecipazione
di "rappresentanza", per mostrare la bandiera. Si trattava di
apparecchi piuttosto antiquati. E infatti fecero fare bella figura
alla contraerea irachena.
E in Kosovo? L'aviazione italiana si è rivelata più efficiente?
E perché?
L'Italia ha partecipato in Kosovo ai bombardamenti, ma nel nostro
arsenale non esistono apparecchi in grado di utilizzare le armi
di cui stiamo parlando. Bisogna considerare che nel 1999 tutti
gli aerei hanno volato a distanza di sicurezza, fuori dalla portata
del nemico. L'Italia ha dato il suo contributo soprattutto mettendo
a disposizione le basi aeree. Nel proprio arsenale non ha armi
all'uranio impoverito. Ma è un dato relativamente interessante:
bisogna ragionare in termini di Nato e capire che si agirà sempre
più con strutture fortemente integrate.
*Prof. Virgilio Ilari, docente di Storia delle Istituzioni Militari
all'Università Cattolica di Milano
Grandi Notizie 25 gennaio2001 15:55
|