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Durante la Prima
Guerra Mondiale vengono utilizzate per la prima volta armi chimiche
allo scopo di sbloccare lo stallo della guerra di trincea. Il
"debutto" avviene ad Ypres (Belgio) il 22 aprile 1915. L'esercito
della Germania cerca di arrivare ai porti francesi sulla Manica
di Calais e Dunquerke ma gli eserciti di Francia, Regno Unito
e Belgio li bloccano. I tedeschi impiegano allora un gas asfissiante
dall'odore di mostarda. L'effetto è devastante, ma i tedeschi
non riescono comunque a sfondare la resistenza alleata. Da allora
il gas è chiamato "iprite". In altre occasioni l'esercito tedesco
utilizza anche gas lacrimogeni e soluzioni di cloro e fosgene.
Diversi eserciti impiegano il lanciafiamme, che ha un forte impatto
psicologico sul nemico. Si rivela però poco efficace, perché la
fiamma dura soltanto dieci secondi e si estende per meno di quindici
metri.
Subito dopo la fine della guerra, quasi tutti i paesi europei
dispongono di gas nervini, in grado di provocare paralisi e morte.
Nel 1936 l'aviazione italiana bombarda l'Abissinia con gas velenosi.
Nonostante la disponibilità di gas tossici, nella Seconda Guerra
Mondiale soltanto il Giappone li impiega in Manciuria contro i
cinesi. Vengono invece usate massicciamente bombe incendiarie
con composti a base di idrocarburi. E' sperimentato anche il napalm,
composto di sali organici di alluminio. Il napalm (ampiamente
utilizzato dall'aviazione Usa nella guerra del Vietnam) diffonde
una miscela gelatinosa infuocata che provoca ustioni gravissime
e brucia tutto l'ossigeno presente negli spazi chiusi. In Vietnam
gli Usa impiegano anche "l'Agente Orange", un composto chimico
che altera il metabolismo delle piante causando la perdita del
fogliame. Spruzzata dagli aerei, distrugge il raccolto dei vietcong
e li priva dei nascondigli naturali della giungla.
Armi chimiche vengono sicuramente usate da Iran e Iraq nella spaventosa
guerra che li vede contrapposto dal settembre 1980 al luglio 1988.
E' soprattutto Saddam Hussein ad impiegarli, sia contro
gli iraniani, sia contro i propri cittadini di etnia curda che
tentano di affrancarsi dal dominio di Baghdad. Il 15 marzo 1988
i ribelli curdi e le Guardie della rivoluzione iraniana cacciano
da Halabja (80,000 abitanti) l'esercito iracheno dopo una battaglia
durissima. Poche ore dopo l'aviazione irachena bombarda la città
con una miscela terribile di gas tossici: iprite, gas nervini
e Vx. E' il più grave atto di guerra chimica contro civili. I
gas penetrano nella pelle, negli occhi e nei polmoni degli abitanti
di Halabja. In un'ora muoiono almeno cinquemila persone. Altre
quattromila muoiono mentre fuggono verso il confine iraniano.
Le nuvole di gas contaminano la campagna e i fiumi circostanti.
I superstiti soffrono di patologie gravi e dolorosissime: cancri
aggressivi, disturbi neurologici, malattie della pelle sfiguranti.
Altissimo il numero di suicidi. Le sostanze chimiche hanno anche
provocato mutazioni nella flora e nella fauna. La produzione agricola
crolla di colpo e molte persone sono aggredite da scorpioni e
serpenti. Aumentano vertiginosamente le malformazioni e le nascite
di bambini morti. Halabja è stata definita una "bomba genetica
ad orologeria", perché i pieni effetti dell'attacco chimico si
manifesteranno in pieno soltanto nelle generazioni future.
Armi chimiche sarebbero state usate anche nella guerra civile
in Sudan, nel conflitto Azarbaigian- Armenia e dalle forze sostenute
dal Sudafrica in Mozambico.
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