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Museo degli orrori
Vozrozhdeniye, laboratorio di armi biologiche dell'Urss

C'era una volta un'isola in mezzo ad un grande lago. L'isola si chiama Vozrozhdeniye che in russo vuol dire "rinascita". Il lago è quello di Aral, grande e salato come un mare, attraversato dal confine tra Kazakistan e Uzbekistan, oggi indipendenti, ma fino al 1990 repubbliche dell'Urss. A dire il vero, il Lago d'Aral non esiste più. A partire dagli anni Sessanta il livello delle sue acque si è ridotto del 70% a causa dello sfruttamento intensivo dei suoi affluenti per l'irrigazione delle campagne kazake e uzbeke. Al posto del lago c'è un'enorme valle sabbiosa, percorribile con fuoristrada. Quelli che un tempo erano porti, sono surreali cimiteri di navi e barche abbandonate. Ma la storia dell'isola di"Rinascita" è ancora più incredibile. Difficile da raggiungere, priva di vegetazione, con un clima terribile (fino a 60° C d'estate), viene usata dalla Nkvd (la polizia politica antenata del Kgb) come campo di concentramento per kulaki, i contadini perseguitati da Stalin per essersi ribellati alla collettivizzazione forzata delle campagne degli anni Trenta. Nel 1936 l'isola è posta sotto l'amministrazione del ministero della Difesa che nel 1954 costruisce un centro per lo studio delle armi biologiche, chiamato Aralsk-7.

Per quarant'anni è il laboratorio in cui l'Urss mette a punto armi terribili e segrete. Ken Alibek, un tempo capo del programma russo di ricerca sulle armi biologiche, espatriato nel 1992 in Usa, sostiene che nell'isola di Rinascita hanno lavorato almeno 70,000 tra scienziati, ingegneri e tecnici. Molti di loro venivano portati sull'isola di notte, in elicottero, spesso contro la loro volontà. L'Aralsk-7 diventa una vera e propria città, isolata dal resto del mondo. Si sperimentano tossine in grado di provocare botulismo, encefalite equina e soprattutto antrace. I batteri vengono resi immuni a qualsiasi antibiotico e testati su centinaia di scimmie, orsi, conigli e cavalli. L'antrace dà i risultati migliori: è un'arma spaventosa, posseduta solo dai sovietici.

Ma nel 1988 i satelliti dell'intelligence americana catturano immagini compromettenti su quanto accade nell'isola. Il segretario del Pcus Mikhail Gorbaciov, decide allora di nascondere tutto. Le spore dell'antrace e altri batteri vengono sigillati in 66 contenitori e sotterrati nell'isola. Passano tre anni e l'Urss si dissolve. Nel 1992 il presidente della federazione Russa Boris Eltsin, ordina la chiusura e lo smantellamento dell'Aralsk-7. Ma delle due disposizioni viene eseguita soltanto la prima. La base è chiusa ed abbandonata. I bidoni rimangono al loro posto, gli animali sono abbandonati nelle gabbie. Il governo uzbeko, temendo un disastro ambientale, chiede aiuto agli Usa. Gli americani organizzano tre missioni: nel 1995, nel 1997 e nell'ottobre 2000. I resoconti sono degni di un film dell'orrore. Gli animali sopravvissuti hanno subito mutazioni nell'aspetto e nel carattere, impadronendosi dei sotterranei e dei laboratori della base. I ricercatori in missione parlano di "terrificante paesaggio lunare".

I bidoni non sono stati individuati e dal governo russo non sono pervenute indicazioni utili. Tracce di antrace sono state riscontrate nel terreno dell'isola. Si teme che roditori, uccelli e serpenti possano trasportare le scorie in Uzbekistan, dato che il braccio di acqua è ridotto ad una striscia esilissima. C'è poi il timore che l'antrace possa finire in mano a gruppi terroristici e divenire un'arma incredibile: bastano due bidoni di spore per disporre di un potenziale distruttivo superiore alla bomba atomica. Il museo degli orrori rischia di diventare un vero e proprio supermarket del terrore.


Antonello Sacchetti/grandinotizie.it/01/02/2001


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