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Dall'Iraq al Kosovo
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Quando sono stati usati proiettili all'uranio

1991: la sindrome del Golfo
In sole sei settimane, dal 16 gennaio al 28 febbraio 1991, la coalizione di 33 paesi guidata dagli Usa, libera il Kuwait e distrugge la macchina militare di Saddam Hussein.
La vittoria è schiacciante: la coalizione perde appena 165 uomini su un totale di 697,000. Gli iracheni perdono 175,000 soldati. Già pochi mesi dopo la conclusione del conflitto, molti reduci americani si rivolgono agli ospedali militari denunciando un insieme di sintomi cronici: mal di testa molto violenti, diarrea, irritazioni cutanee, perdita di memoria, stanchezza cronica, insonnia, depressione, impotenza. Più tardi cominciano ad essere denunciate problemi ancora più gravi: leucemie, sindromi di immunodeficienza, malformazioni genetiche dei figli concepiti dopo il conflitto.
Si comincia a parlare di "Sindrome del Golfo". Inizialmente la Casa Bianca e il Pentagono nicchiano, ma i casi continuano ad aumentare. Nel 1994 il presidente Bill Clinton nomina una commissione consultiva per indagare sulle "malattie dei veterani della Guerra del Golfo". Da notare come si parli di "malattie", al plurale. Nel giugno 1996 il Pentagono ammette per la prima volta che almeno 20,000 soldati sono stati esposti all'effetto di armi chimiche (in particolare del sarin) durante la distruzione dei depositi di armi dell'esercito di Saddam Hussein. Il generale Norman Schwartzkopf, comandante dell'operazione "Desert Storm", definisce "quasi scandaloso il comportamento tenuto dal Pentagono nei primi anni dopo la guerra".
Secondo alcuni studiosi le malattie dei veterani sarebbero da attribuire ad una commistione di fattori e non ad un unico fattore. Edward Campion, sull'autorevole New England Journal of Medicine, sostiene che "i sintomi di affaticamento, mal di testa, dolore articolare e muscolare, disturbi del sonno lamentati da migliaia di veterani sono comuni e non specifici. Ma lo stress e la paura possono trasformare qualsiasi sensazione sgradevole in un incubo di ansietà". Alcuni esperti sostengono che i disturbi siano un effetto collaterale dei vaccini somministrati prima della partenza. Altri danno la colpa al clima del deserto. La commissione presidenziale presenta il suo rapporto finale il 7 gennaio 2000. Recita: "Nonostante le prove schiaccianti dell'esposizione di alcune truppe ad agenti chimici, riteniamo più probabile che i disturbi accusati dai reduci del Golfo siano dovuti allo stress".
Rimane il fatto che almeno 50,000 reduci sono affetti dalla "Sindrome" e le vittime sono tra le cinque e le diecimila. Sarebbe stato inoltre contagiato il 76% dei familiari.

In Iraq
Sicuramente più grave la situazione in Iraq. Nel sud del Paese il tasso di radioattività aumenta fino a cento volte. L'Istituto di medicina nucleare di Baghdad denuncia un aumento del 50% dei casi di cancro, leucemie e malformazioni alla nascita. Nel 1990 solo il 13% dei tumori maligni colpiva bambini con meno di cinque anni. Nel 1997 la percentuale sale al 47%. I tumori maligni nei minori di quindici anni aumentano del 120%. I casi si concentrano nelle zone bombardate con proiettili all'uranio impoverito. Nel 1995 l'Atomic Energy Authority (l'agenzia britannica per l'energia atomica) pubblica un rapporto in cui sostiene che l'uranio impoverito sparato dagli eserciti americano e britannico in Iraq e Kuwait era sufficiente a causare "500,000 morti potenziali".

Somalia 1993
Gli Usa avrebbero usato nuovamente proiettili all'uranio impoverito nella missione di pace "Restore Hope" in Somalia del 1993. La denuncia parte dall'Italia. Falco Accame, presidente dell'Associazione nazionale vittime delle forze armate, rende noto un documento diffuso dal Pentagono tra i militari americani in partenza per il Corno d'Africa, in cui si indicano precauzioni da adottare in casi di esplosioni ravvicinate. I proiettili all'uranio sono esplicitamente definiti "cancerogeni". Si indaga poi sulla morte di Marco Mandolini, capo scorta del generale Bruno Loi in Somalia. Il parà (gravemente ammalato di una malattia "misteriosa") stava compiendo ricerche sulla morte di due suoi commilitoni quando venne assassinato a Livorno con quaranta coltellate. L'assassino non è mai stato individuato.

Bosnia 1995
Nel settembre 1995 la Nato bombarda le postazioni serbe in Bosnia. Fra le popolazioni di Milic, Vlasenica, Han Pijesak, Sokoc, Pale, Vogosca, Rogatici ed altri centri della Repubblica Srpska, viene registrata un'elevata incidenza di aborti spontanei, decessi di feti e nascite premature. In tutta la Bosnia i tumori al cervello aumentano del 400%. In alcuni centri il livello di radioattività dell'aria supera i limiti di guardia. Il 16 gennaio 2001 la Nato fornisce la mappa dei siti colpiti con i proiettili incriminati.

Kosovo 1999
E' storia recente. Nel dicembre 2000 vengono segnalati i primi casi sospetti di leucemia tra militari italiani che hanno preso parte alla missione di pace in Kosovo. Il 18 un militare della Brigata "Sassari" viene trasferito all'ospedale oncologico di Cagliari. Si teme abbia contratto la leucemia nelle missioni in Bosnia e Kosovo. Il 22 dicembre muore un soldato portoghese. Il 30 dicembre muore un carabiniere italiano e si torna a parlare di un ex militare di Pavia morto il 6 novembre.
Nei primi giorni del 2001, l'allarme diventa europeo. Vengono segnalati casi sospetti in Spagna, Regno Unito, Repubblica Ceca, Francia e Romania. Si tratta di soldati che hanno prestato servizio per mesi nelle zone bombardate con proiettili all'uranio. Le reazioni dei governi europei sono altalenanti. Inizialmente Germania ed Italia chiedono la messa al bando delle armi all'uranio. La proposta è lanciata dal ministro della difesa italiano Sergio Mattarella al vertice Nato del 9 gennaio. Stati Uniti e Gran Bretagna dicono di no. Il giorno dopo, il Senato italiano approva a larga maggioranza una richiesta di moratoria.
Si scopre che forze Nato hanno usato armi all'uranio in esercitazioni in Germania. La protesta di Berlino trova prima una smentita e poi un'ammissione imbarazzata dall'Alleanza. Il 14 gennaio il procuratore generale Carla Dal Ponte afferma che l'uso dell'uranio impoverito potrebbe essere indagato dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia. Antonio Cassese, ex presidente dello stesso tribunale speciale, ritiene possibile un'incriminazione dei vertici Nato qualora fossero accertati danni irreversibili causati dall'uranio impoverito. Il 16 gennaio il Parlamento Europeo approva (339 favorevoli, 202 contrari, 14 astenuti) una risoluzione che chiede una moratoria, a scopo precauzionale, sulle armi in questione. Pochi giorni dopo, però, dal vertice dei ministri della difesa, emerge una posizione molto blanda: nessuna decisione politica prima di dati scientifici certi. Il 18 gennaio il ministro Mattarella riferisce alla Camera sulla questione: 23 casi ed otto decessi il bilancio provvisorio. Il Times denuncia la presenza di plutonio nei proiettili incriminati: sarebbe la prova inconfutabile della loro radioattività.


Grandinotizie.it / 2001


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