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La Sindrome dei Balcani colpisce
Tumori all'uranio
Tanti i casi tra i militari impegnati nella Kfor

Italia. 30 casi e otto morti. Il governo ha avviato una inchiesta chiedendo alla Nato di fornire informazioni e ha chiesto una moratoria sull'utilizzo delle armi all'uranio.
Grecia. Un soldato dislocato in Bosnia viene curato per una leucemia in un ospedale militare di Salonicco. Il governo ha disposto esami medici su 1700 soldati che hanno fatto parte della Kfor dal '99 ad oggi.
Ungheria.Un caso.
Danimarca. Due casi
Repubblica Ceca. Un morto
Spagna. Otto casi e due morti. Il governo ha chiesto maggiori informazioni.
Portogallo. Un soldato è morto, nel marzo del 2000, di leucemia contratta secondo la famiglia in Kosovo. Sono stati disposti controlli su tutti i novecento soldati della Kfor. La comunità scientifica portoghese ha rivolto un appello a tutti i governi europei perché facciano luce sulla pericolosità dell'uranio impoverito.
Belgio. Nove dei dodicimila soldati inviati nei Balcani tra il 1992 e il 1999 sono stati colpiti da cancro e cinque sono morti. Il governo afferma tuttavia che non è possibile stabilire legami fra le missioni dei soldati e le malattie.
Paesi Bassi. Due militari deceduti per leucemia: uno era stato nella forza di pace Kfor in Bosnia; l'altro in Kosovo.
Francia. Quattro soldati colpiti da leucemia. Già nel giugno del 1999 il governo ha istituito un gruppo di lavoro per studiare il problema.
Austria. Nessun caso.
Australia. Disposti 216 test su militari a rischio.
Gran Bretagna. Un ex soldato rientrato nel 1996 dalla Bosnia, ha raccontato che sei mesi dopo il ritorno a casa ha cominciato a sentirsi male: stanchezza cronica, osteortrite, perdita di denti e capelli, gravi problemi intestinali. I medici non sono ancora riusciti ad individuare la causa, sottoponendolo anche a sedute di psicoterapia.
Germania. Un caso. I soldati che tornano dal Kosovo vengono sottoposti a controlli medici per monitorare eventuali casi di leucemia. Il governo sostiene la richiesta di una inchiesta esaustiva da parte della Nato.
Jugoslavia. Nessun caso di leucemia riconducibile a radiazioni. Il ministro dell'Ambiente del Montenegro ha invece denunciato la contaminazione delle Bocche di Cattaro.
Finlandia, Turchia, Bulgaria. Sono stati predisposti o avviati esami clinici sui reduci.
Norvegia. Finora non è emerso nessun caso di leucemia riconducibile a radiazioni. Ai 20.000 reduci che hanno fatto parte delle forze Nato è stata offerta la possibilità di sottoporsi ad esami medici.
Russia. Nessun caso di leucemia. Il governo ha espresso preoccupazione e sostiene la necessità che venga fatta piena luce.
Ucraina. Nessun caso di leucemia riconducibile a radiazioni.

Il 13 marzo l'Unep (Programma dell'Onu per l'Ambiente) ha pubblicato il suo rapporto sugli effetti dell'uranio impoverito sull'ambiente. Secondo gli esperti dell'organizzazione mondiale, che hanno presentato i dati a Ginevra, l'uranio impoverito usato dalla Nato in Kosovo nel corso del 1999 ha provocato rischi di contaminazione chimica o radioattiva "trascurabili e persino inesistenti". Per redigere il rapporto sono stati presi in esame 11 dei 112 siti bersagliati con proiettili all'uranio impoverito e prelevati 355 campioni di terra, acqua, vegetali, latte e polveri. Nessuno dei campioni esaminati è risultato contaminato, anche se lo stesso rapporto indica la possibilità di inquinamento per le acque, forse contaminate dai proiettili penetrati nel terreno. Sugli esiti della Commissione Mandelli è trapelato che il particolare tipo di linfoma da cui sarebbero stati colpiti i nostri militari, al di sopra della media nazionale, è il linfoma di Hodgkin. La Commissione non approfondirà le cause dell'insorgenza del linfoma poiché il suo compito si ferma all'analisi epidemiologica. Sul lavoro della Commissione il professor Francesco Buda, primario di Oncologia clinica al Policlinico di Udine, ha espresso qualche perplessità. "La prima riflessione che mi sento di poter fare è che una vera analisi epidemiologica deve essere fatta sui grandi numeri. La Commissione ha preso in esame 38 casi di soldati ammalati di cancro. Troppo poco, non è un dato statisticamente significativo".
Il linfoma di Hodgkin si manifesta generalmente con un ingrossamento di uno o più linfonodi del collo che è la zona più facilmente interessata. Con il passare del tempo il tumore può diffondersi ad altri linfonodi o organi linfatici. Può presentarsi con febbre, diminuzione del peso corporeo, sudorazioni notturne. E' una delle forma tumorali più aggredibili con radio e chemioterapia e che dà i maggiori numeri di remissione della malattia.


Valeria De Rosa/Grandinotizie.it/25gennaio 2001 15:00


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