Dossier Uranio
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
 Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
  
 
 Mandelli
 I risultati
 Effetti
 Rischi per l'uomo
 Intervista
 Il presidente della Lit
 Territori
 Le zone a rischio
 Cos'è
 La novità uranio
 Curiosità
 Uso civile
Armi biologiche
Dalla vita la morte
Batteri, virus e veleni. Ecco "l'atomica" dei Paesi poveri

Sono armi biologiche quelle che utilizzano microrganismi patogeni in grado di causare malattie nell'uomo, negli animali e nelle coltivazioni. Possono essere realizzate mediante organismi viventi (virus, funghi e batteri, ad esempio) o dai veleni (tossine) da essi estratti. La prima applicazione di queste armi sarebbe stata effettuata dai giapponesi contro la Cina nella Seconda Guerra Mondiale. Si tratta, però, di indiscrezioni filtrate dagli ambienti militari giapponesi negli anni Ottanta e mai confermate in sede storica. Fino a metà degli anni Settanta, gli effetti delle armi biologiche erano ancora poco prevedibili e la manipolazione e lo stoccaggio molto complessi. Negli anni successivi, i progressi della biotecnologia applicata alla veterinaria e alla farmaceutica hanno semplificato l'impiego a scopi militari di alcuni organismi patogeni.
Attraverso un bombardamento batteriologico, è possibile provocare botulismo, peste, afta epizootica e ruggine del frumento. Le tossine e le spore possono essere caricate su una testata missilistica, nelle munizioni di artiglieria o spruzzate da un carro armato con un apposito diffusore.
Non serve una base industriale molto sviluppata per creare un arsenale con un potenziale distruttivo paragonabile a quello delle armi nucleari. Studi recenti hanno dimostrato che trenta chili di spore antrace lanciate da un missile su un'area urbana possono uccidere tra le ottanta e le centomila persone in un raggio di circa dieci chilometri, senza provocare gravi danni materiali. Per fare un confronto, una bomba nucleare come quella sganciata ad Hiroshima, può uccidere fra le venti e le ottantamila persone in un raggio di otto chilometri, con danni materiali enormi. Le armi biologiche sono più efficaci ed economiche anche di quelle chimiche. Trecento chilogrammi di gas nervino sarin, ad esempio, possono uccidere "soltanto" duecento persone.
Per questo motivo, sono soprattutto i Paesi meno ricchi a produrre armi biologiche (definite "l'atomica dei poveri"). Inoltre, è facile nasconderle in una fabbrica di insetticidi o in uno stabilimento farmaceutico. E' quello che hanno fatto per anni Urss e Iraq per sottrarsi al controllo della comunità internazionale che dal 1899 (Convenzione dell'Aja) cerca di impedire l'uso di armi chimiche e biologiche. Anche Stati Uniti e Gran Bretagna portarono avanti programmi di armi biologiche, ma li smantellarono negli anni Settanta, considerandoli poco sicuri.
E' ormai certo che l'Unione Sovietica avesse un arsenale biologico molto sviluppato. All'inizio degli anni Ottanta, gli Usa accusano l'Urss di aver utilizzato in Afghanistan la "pioggia gialla", un'arma chimica e biologica mortale, diffusa dagli aerei. Anche il Vietnam l'avrebbe impiegata in Laos contro la tribù Hmong. Un'indagine indipendente condotta da scienziati americani e britannici propone una spiegazione naturale: le api mellifere, per defecare, sciamano fuori dall'alveare e il risultato può sembrare una pioggia gialla. Le loro feci contengono tossine che possono provocare malattie. Il mistero non è mai stato chiarito e il governo statunitense non ha mai ritirato le proprie accuse a Mosca. Nell'aprile 1992, il Presidente russo Boris Eltsin ammette l'esistenza di un programma di armi biologiche ereditato dall'era sovietica e annuncia un decreto di immediato smantellamento. Ad oggi, non ci sono però elementi validi per considerare chiusa la vicenda.
L'Iraq ha sviluppato fin dagli anni Settanta, un programma avanzato che utilizza virus, batteri e tossine. Nel 1991 Saddam Hussein ha a disposizione missili e pezzi d'artiglieria caricati con agenti biologici. Stati Uniti e Gran Bretagna intuiscono qualcosa ma ignorano la scala e la portata del programma biologico iracheno. Pochi giorni prima dell'avvio dell'operazione "Desert storm", il Segretario di Stato americano, James Baker, intima al Ministro della difesa iracheno Tareq Aziz di non usare armi di sterminio di massa, pena "un colpo da cui l'Iraq non si sarebbe ripreso per anni". I vertici di Baghdad interpretano queste parole come una minaccia di ricorso alle armi nucleari e non impiegano armi biologiche. Gli Usa e la Gran Bretagna vaccinano comunque i propri soldati contro l'antrace. Le truppe inglesi si dotano anche di un sistema di allarme e di individuazione di agenti biologici. La coalizione anti-Saddam ignora l'esatta collocazione degli impianti di armi biologiche e concentra i bombardamenti sulle fabbriche che producono armi chimiche. Finita la guerra, le Nazioni Unite cominciano ad indagare sull'arsenale di Saddam. L'Iraq ammette di avere un programma di armi biologiche soltanto nel 1995, continuando però a nascondere dati fondamentali.
Anche il Sudafrica dell'apartheid ha usato armi biologiche. Si è però trattato di impieghi in scala limitata, finalizzati all'eliminazione di singoli esponenti dell'opposizione.


Grandinotizie/25 gennario 2001 ore 10:27


inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back