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Sono armi biologiche
quelle che utilizzano microrganismi patogeni in grado di causare
malattie nell'uomo, negli animali e nelle coltivazioni. Possono
essere realizzate mediante organismi viventi (virus, funghi e
batteri, ad esempio) o dai veleni (tossine) da essi estratti.
La prima applicazione di queste armi sarebbe stata effettuata
dai giapponesi contro la Cina nella Seconda Guerra Mondiale. Si
tratta, però, di indiscrezioni filtrate dagli ambienti militari
giapponesi negli anni Ottanta e mai confermate in sede storica.
Fino a metà degli anni Settanta, gli effetti delle armi biologiche
erano ancora poco prevedibili e la manipolazione e lo stoccaggio
molto complessi. Negli anni successivi, i progressi della biotecnologia
applicata alla veterinaria e alla farmaceutica hanno semplificato
l'impiego a scopi militari di alcuni organismi patogeni.
Attraverso un bombardamento batteriologico, è possibile provocare
botulismo, peste, afta epizootica e ruggine del frumento. Le tossine
e le spore possono essere caricate su una testata missilistica,
nelle munizioni di artiglieria o spruzzate da un carro armato
con un apposito diffusore.
Non serve una base industriale molto sviluppata per creare un
arsenale con un potenziale distruttivo paragonabile a quello delle
armi nucleari. Studi recenti hanno dimostrato che trenta chili
di spore antrace lanciate da un missile su un'area urbana possono
uccidere tra le ottanta e le centomila persone in un raggio di
circa dieci chilometri, senza provocare gravi danni materiali.
Per fare un confronto, una bomba nucleare come quella sganciata
ad Hiroshima, può uccidere fra le venti e le ottantamila persone
in un raggio di otto chilometri, con danni materiali enormi. Le
armi biologiche sono più efficaci ed economiche anche di quelle
chimiche. Trecento chilogrammi di gas nervino sarin, ad esempio,
possono uccidere "soltanto" duecento persone.
Per questo motivo, sono soprattutto i Paesi meno ricchi a produrre
armi biologiche (definite "l'atomica dei poveri"). Inoltre, è
facile nasconderle in una fabbrica di insetticidi o in uno stabilimento
farmaceutico. E' quello che hanno fatto per anni Urss e Iraq per
sottrarsi al controllo della comunità internazionale che dal 1899
(Convenzione dell'Aja) cerca di impedire l'uso di armi chimiche
e biologiche. Anche Stati Uniti e Gran Bretagna portarono avanti
programmi di armi biologiche, ma li smantellarono negli anni Settanta,
considerandoli poco sicuri.
E' ormai certo che l'Unione Sovietica avesse un arsenale biologico
molto sviluppato. All'inizio degli anni Ottanta, gli Usa accusano
l'Urss di aver utilizzato in Afghanistan la "pioggia gialla",
un'arma chimica e biologica mortale, diffusa dagli aerei. Anche
il Vietnam l'avrebbe impiegata in Laos contro la tribù Hmong.
Un'indagine indipendente condotta da scienziati americani e britannici
propone una spiegazione naturale: le api mellifere, per defecare,
sciamano fuori dall'alveare e il risultato può sembrare una pioggia
gialla. Le loro feci contengono tossine che possono provocare
malattie. Il mistero non è mai stato chiarito e il governo statunitense
non ha mai ritirato le proprie accuse a Mosca. Nell'aprile 1992,
il Presidente russo Boris Eltsin ammette l'esistenza di
un programma di armi biologiche ereditato dall'era sovietica e
annuncia un decreto di immediato smantellamento. Ad oggi, non
ci sono però elementi validi per considerare chiusa la vicenda.
L'Iraq ha sviluppato fin dagli anni Settanta, un programma avanzato
che utilizza virus, batteri e tossine. Nel 1991 Saddam Hussein
ha a disposizione missili e pezzi d'artiglieria caricati con agenti
biologici. Stati Uniti e Gran Bretagna intuiscono qualcosa ma
ignorano la scala e la portata del programma biologico iracheno.
Pochi giorni prima dell'avvio dell'operazione "Desert storm",
il Segretario di Stato americano, James Baker, intima al
Ministro della difesa iracheno Tareq Aziz di non usare
armi di sterminio di massa, pena "un colpo da cui l'Iraq non si
sarebbe ripreso per anni". I vertici di Baghdad interpretano queste
parole come una minaccia di ricorso alle armi nucleari e non impiegano
armi biologiche. Gli Usa e la Gran Bretagna vaccinano comunque
i propri soldati contro l'antrace. Le truppe inglesi si dotano
anche di un sistema di allarme e di individuazione di agenti biologici.
La coalizione anti-Saddam ignora l'esatta collocazione degli impianti
di armi biologiche e concentra i bombardamenti sulle fabbriche
che producono armi chimiche. Finita la guerra, le Nazioni Unite
cominciano ad indagare sull'arsenale di Saddam. L'Iraq ammette
di avere un programma di armi biologiche soltanto nel 1995, continuando
però a nascondere dati fondamentali.
Anche il Sudafrica dell'apartheid ha usato armi biologiche. Si
è però trattato di impieghi in scala limitata, finalizzati all'eliminazione
di singoli esponenti dell'opposizione.
Grandinotizie/25 gennario 2001 ore 10:27
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