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Amianto
Accanto all'allarme uranio impoverito c'è un'altra denuncia .Secondo il Cocer dell'esercito, infatti, nell'aeroporto di Rajlovac, a Sarajevo centinaia di soldati italiani vivono un hangar con il tetto in amianto.

Benzene
Potrebbe essere la causa della morte di Salvatore Carbonaro, il militare deceduto per leucemia il 6 novembre 2000. Durante la missione in Kosovo, infatti, Carbonaro svolgeva l'incarico di armiere ed era, quindi, costantemente a contatto con sostanze cancerogene come il benzene.

Convenzione internazionale sulle armi
La messa al banco dei proiettili caricati con gas velenosi viene decisa per la prima volta alla Conferenza dell'Aja nel 1899, da quel momento il problema verrà affrontato più volte, soprattutto, a partire dagli Anni '90, prima con la Convenzione sulle armi chimiche, firmata a Parigi nel '93, poi con una risoluzione delle Nazioni Unite del '96.
Con questo documento l'Onu chiede ufficialmente ai paesi membri di limitare la produzione e la distribuzione di armi chimiche, bombe fuel-air e armi contenenti l'uranio impoverito.

Danni Ambientali
Il problema riguarda, soprattutto, le zone dove sono stati sparati i proiettili all'uranio impoverito. Le particelle di questa sostanza, infatti, si possono diffondere facilmente attraverso il vento, andando a contaminare le falde acquifere ed entrando nel ciclo alimentare. La bonifica delle aree colpite è praticamente impossibile, a causa dell'enorme dispersione delle particelle. Non si può, inoltre, escludere che la contaminazione da uranio impoverito abbia coinvolto anche l'Adriatico.

Effetti sull'uomo
L'uranio è tossico e radioattivo. L'impatto di un proiettile su un blindato produce polveri e aerosol che prendono rapidamente fuoco in aria; le particelle prodotte vengono, così, inalate dall'uomo e si depositano nei bronchi, in particolare negli alveoli. Anche se in realtà la maggior parte dell'uranio viene espulso dall'organismo, la piccola percentuale che rimane può creare danni anche permanenti a reni, fegato e polmoni. Finora, non è stato dimostrato scientificamente alcun nesso causale fra l'uso di armi all'uranio impoverito e l'insorgenza di tumori e malformazioni genetiche. Rimangono, però, i sospetti sollevati dai casi riscontrati dopo le guerre in Iraq, Bosnia e Kosovo.

Guerra del Golfo
Le armi all'uranio impoverito furono usate per la prima volta dagli Usa, durante la guerra del Golfo nel 1991. Dal 16 gennaio, per 38 giorni, l'aviazione statunitense sganciò sull'Iraq 88.500 tonnellate di bombe in 110.000 raid. Pochi anni dopo cominciarono ad arrivare una serie di dati allarmanti riferiti all'Iraq meridionale, l'area più colpita dai bombardamenti: nel 1997 i casi di leucemia nei minori di 15 anni erano cresciuti del 60% rispetto al 1990 e sempre nella stessa fascia di età la percentuale dei tumori maligni (in particolare al cervello) era aumentata del 120%. Inoltre, già a pochi mesi di distanza dalla fine della guerra del Golfo, molti reduci Usa cominciarono a denunciare gravi problemi medici: disfunzioni respiratorie, epatiche e renali, perdita di memoria, cefalee violentissime, febbri improvvise e violente, eruzioni cutanee, calo della forza muscolare.
Nel 1994, il presidente Bill Clinton nomina una commissione consultiva per "indagare sulle malattie dei veterani della guerra del Golfo", quattro anni dopo la commissione conclude le sue ricerche escludendo qualsiasi collegamento tra la "sindrome del Golfo" e l'uranio impoverito.

Italia
L'Italia è stato il primo paese a denunciare alla Nato il possibile collegamento tra le malattie tumorali riscontrate in alcuni reduci dei Balcani e l'uranio impoverito. I sospetti si basano essenzialmente su un dato: circa la metà dei 31.500 proiettili all'uranio impoverito sparati in Kosovo sono caduti nella zona diventata, poi, di competenza del nostro contingente.

Kosovo
Nei bombardamenti Nato sul kosovo (1999) sono stati usati gli aerei Warthog, muniti di proiettili all'uranio. Pochi mesi dopo la guerra, lo scienziato britannico Roger Coghill effettua una ricerca nei Balcani e riscontra un aumento generale del livello di radioattività e un incremento dei casi di leucemia e di tumore al cervello. Si comincia a parlare di "sindrome dei Balcani".

Leucemia
E' questa la patologia che è stata riscontrata in alcuni dei soldati che sono stati in missione nei Balcani. Una delle cause di questa malattia, che si caratterizza per una proliferazione anomala dei globuli bianchi (conseguente alla trasformazione di questi in cellule tumorali), è l'esposizione ad agenti cancerogeni di tipo chimico (benzene, benzopirene ecc.) e fisico (raggi x, sostanze radioattive).

Mattarella Sergio
Il ministro della Difesa del governo Amato nel gennaio 2001 istituisce una commissione medico scientifica per studiare gli effetti dell'uranio impoverito nei Balcani e la affida ad un immunologo famoso e stimato come Franco Mandelli. Dopo il voto di maggio che sancisce la fine del suo governo, comincia a ricevere critiche più o meno esplicite per la gestione della crisi uranio. Soprattutto gli si rimprovera di aver imposto alla Commissione Mandelli di fornire una verità rassicurante.

Nato
L'Alleanza Atlantica sostiene che l'utilizzo di armi all'uranio impoverito è legale e che gli effetti radioattivi sono trascurabili. Per questo è da escludere qualsiasi legame fra le "morte sospette" e l'uranio impoverito.

Onu
Riguardo alla pericolosità dell'uranio impoverito, da un rapporto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, effettuato dopo la fine del conflitto in Kosovo, risulta che è ancora possibile trovare nelle zone bombardate dalla Nato residui di munizioni all'uranio impoverito. E il contatto con questi frammenti costituisce, secondo l'Onu, un rischio per le popolazioni. A questo studio si aggiungono le conclusioni di una missione compiuta nei Balcani dall'Unep, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente, secondo la quale il livello di radiazioni di alcune zone del kosovo risulta "superiore al normale, anche se in punti limitati".

Plutonio
La presenza di questo elemento è stata riscontrata nei proiettili all'uranio. Secondo gli esperti questo metallo radioattivo è molto pericoloso: basterebbe un solo grammo per provocare tumori in 20mila persone. La Nato ha spiegato che le munizioni usate nei Balcani sono state fatte con materiali riciclati, perciò possono contenere tracce di uranio 236 e di plutonio.

Raid
Durante gli attacchi della Nato sono stati sparati, circa 10.800 proiettili all'uranio impoverito sulla Bosnia e 31.500 sul Kosovo.

Sarajevo
Nel settembre 1995 la Nato bombarda le postazioni serbe in Bosnia. Negli anni successivi, i medici registrano una più alta incidenza di aborti spontanei, nascite premature e casi di leucemia fra i bambini. In tutta la Bosnia Erzegovina si registra un aumento dei tumori al cervello. Diverse associazioni serbe denunciano la Nato al Tribunale dell'Aja che si occupa delle violazioni dei diritti umani commesse nell'ex Jugoslavia dopo il 1991.

Truppe
I soldati italiani hanno fatto parte della kfor sia durante i bombardamenti in Bosnia, sia in kosovo.

Uranio impoverito
E' un metallo pesante, prodotto come scarto del processo di "arricchimento" dell'uranio naturale, che viene utilizzato nelle centrali nucleari e nelle bombe atomiche. Vista la facilità con cui può formare leghe con gli altri metalli sono iniziati nel corso degli Anni Ottanta i primi esperimenti per ottenere nuove armi all'uranio impoverito. Dagli anni Cinquanta ad oggi nei soli Stati Uniti sono state messe in commercio oltre 250mila tonnellate di uranio riciclato.

Volontari
Sia le Ong, sia alcune organizzazioni umanitarie hanno affermato di non essere state avvertite né dalla Nato, né dai governi dei Paesi di appartenenza, sui rischi e sugli eventuali danni provocati dalle armi all'uranio impoverito.

White House
Il governo statunitense e il Pentagono per mesi sostengono che non esiste alcuna prova scientifica di collegamenti tra i casi di leucemia e l'uso di armi all'uranio impoverito. A giugno 2001 il quotidiano Usa Today rivela però che dal 1999 il governo Usa era perfettamente a conoscenza dei rischi derivanti dall'uso dell'uranio.

Ypres
E' la località in Belgio dove, nel 1915, per la prima volta furono usate le armi chimiche.L' esercito tedesco, infatti, nel tentativo di sfondare le linee alleate si servì di un gas asfissiante chiamato "mostarda", oggi conosciuto come "iprite".


Grandinotizie.it/26 giugno 2001 ore 16:08

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