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  Perché non si riesce a voltar pagina
La storia infinita…
Il discusso rientro dei Savoia tra corsi e ricorsi
 
 
 

Non è stata ancora scritta la parola "fine" sull'annosa questione del rientro in Italia dei reali di Savoia. Ogni volta che sembra giungere alla conclusione, la lunga marcia di Vittorio Emanuele e del figlio Emanuele Filiberto ricomincia a procedere con il passo del gambero. E mentre l'opinione pubblica risveglia il suo orgoglio nazionale - quasi a comando - quando i mass media spingono i reali agli onori della cronaca, a Ginevra non si smette di sperare. E di aspettare. C'è voluta una fine, quella della vita di Maria José, la "regina borghese" morta il 27 gennaio scorso, per avere l'ennesimo nuovo inizio della querelle fra favorevoli e contrari all'abolizione della tredicesima disposizione costituzionale. E' sempre questa, infatti, la spada di Damocle che minaccia, a detta degli eredi Savoia, le teste coronate. Un provvedimento preso nel lontano 1946, quando l'Italia tentava di rinascere dalle ceneri - moderna Fenice - della vergogna e della guerra. Il conflitto mondiale che ha sconvolto il Belpaese ha insegnato agli italiani due cose: la prima che non era più tempo di un potere accentrato nelle mani di una sola persona, non importa che fossero quelle del re Vittorio Emanuele III o del dittatore fascista Benito Mussolini, e la seconda che gli italiani non erano ancora maturi per comminare da soli. Così la neonata Repubblica ha risposto agli atroci errori ed alle assurde scelte della monarchia Savoia con una norma, basata sulla paura, di fronte alla quale si trova ancora in empasse. Sebbene oggi l'opinione pubblica sembri favorevole ad un ritorno in Patria dei "signori Savoia" - ridicoli, forse, titoli e nomine in uno Stato dove il trono è stato messo in soffitta da cinquantacinque anni - non si riesce ancora a sciogliere il nodo delle polemiche.Sono rimasti solo gli esponenti della sinistra più intransigente ad opporsi all'abrogazione della tredicesima disposizione ("E' vietato agli ex re, alle loro consorti ed a tutti i discendenti maschi, il soggiorno e la permanenza in Italia), ma nessuno è capace di capire con quale mezzo si possa abolire. Eppure la legge parla chiaro.L'articolo 138 della Costituzione italiana, nata lo stesso anno che ha segnato gli albori della Repubblica e la fine "politica" dei Savoia, prevede un procedimento rinforzato di approvazione da parte di entrambe le Camere per le leggi di riforma costituzionale. E proprio per sistemare il "caso Savoia" esiste un progetto di riforma che giace in Parlamento ormai da anni. Solo una delle quattro votazioni necessarie è stata portata a termine, ma, ciclicamente, si riaffaccia il problema del se e del come far rientrare i reali nella Madre Patria. Perché? Qual è il disegno - divino come il diritto al trono od umano come i ferventi repubblicani? - che sta dietro al "tormentone" Savoia? I monarchici d'Italia, quasi due milioni, parlano di matematica spicciola: la propensione ad un atto di benevolenza nei confronti del casato reale sarebbe un ottimo specchietto per le allodole da utilizzare in campagna elettorale per accaparrarsi voti. Se si trattasse di questo sarebbe veramente un problema. Il Belpaese, infatti, vive in un perenne stato pre-elettorale. I governi italiani riescono difficilmente a riscuotere un grande successo ed a mantenersi nel tempo, forse a conferma che, sebbene sia cominciato un muovo millennio, le incertezze sorte nel dopoguerra ancora minacciano le fragili istituzioni repubblicane. Ma c'è un'altra ipotesi, altrettanto veritiera, ovvero che la memoria degli italiani sia più lunga del tempo che divide le colpe dei Savoia dalle apparizioni televisive del giovane innocuo Emanuele Filiberto. C'è chi non vuole dimenticare. C'è chi sottolinea che il carattere ereditario che contraddistingue le monarchie vale anche per gli oneri e non solo per gli onori. C'è chi oppone l'alleanza con il fascismo stipulata da Vittorio Emanuele III, le leggi razziali che il re ha controfirmato e la fuga dei Savoia che hanno lasciato il Paese in balia di se stesso proprio nel momento del bisogno. Tutto giusto, ma bisogna chiedersi se l'attuale erede al trono - virtuale come l'era in cui si vive - sia veramente pericoloso o, addirittura, colpevole. Un consulente finanziario, che si alza presto tutte le mattine per lavorare, così ingenuo da desiderare ardentemente di tornare in un Paese da dove tanti, spesso, sono costretti a fuggire. E suo figlio, a detta di alcuni bello, alto ed educato, conosciuto più per i suoi flirt e per la sua passione per la Juventus che per la sua mente illuminata. Sono loro i nemici dell'Italia? Sono loro il pericolo da temere? Sono loro i responsabili? A queste domande ormai, dopo la bocciatura inflitta dal Consiglio di Stato all'ultimo stratagemma rispolverato dal presidente del Consiglio Giuliano Amato - più una questione linguistica pensata per rendere inattuale la tredicesima disposizione sulla differenza tra le parole "casato" e "famiglia" che una questione giuridica - potrà rispondere solamente la prossima legislatura. Certo, sempre se sarà ancora di moda parlare di reali e se durerà il tempo sufficiente per preoccuparsene.

 
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  Grandinotizie.it/ 01/marzo/2001
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