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Rassegna stampa dal 28 gennaio al 3 febbraio
Fedeli alla Repubblica
I Savoia accettano le condizioni. Ora tocca al Senato

Per il rientro in Italia degli eredi maschi di casa Savoia, ancora qualche passo. Martedì 5 febbraio il voto dell'assemblea di palazzo Madama. Poi il via all'iter legislativo. La legge costituzionale dovrà essere votata dalle due Camere per due volte, con tre mesi obbligatori tra l'una e l'altra votazione. Se il voto non raggiunge la maggioranza dei due terzi nei due rami del Parlamento, nel doppio passaggio, bisognerà appellarsi ad un referendum confermativo. Senza intoppi o ritardi, si può prevedere che il rientro effettivo dei Savoia avverrà nel mese di giugno. Intanto, Vittorio Emanuele ed il figlio firmano una formale assicurazione con cui prestano giuramento alla Repubblica.

Sulla Stampa del 1° febbraio alcuni pareri sul rientro dei Savoia Nicola Mancino, ex presidente del Senato, a nome della Margherita, dice: "Dopo 50 anni si può prendere atto che la Repubblica si è ormai consolidata. Nell'ottica europea poi, è paradossale che oggi i signori Savoia possano liberamente circolare in qualsiasi paese dell'Ue tranne in Italia, ha spiegato il senatore Egidio Perdrini, secondo il quale la questione va oggi posta nell'ottica del rispetto dei diritti umani". Contrari sono Prc (sarebbe un'offesa alla democrazia), comunisti italiani (l'unico punto in discussione è che tornino da normali cittadini e non da eredi al trono) e Verdi. I quali chiedono, come i Ds, una dichiarazione di piena e assoluta lealtà alla Repubblica e ai principi della Costituzione italiane da parte di Vittorio Emanuele. La Repubblica non ha nulla da temere da un rientro dei Savoia - ha detto ieri in aula il vicecapogruppo della Quercia Massimo Brutti - ma se si vuole operare questa scelta si deve capire che ha un forte rilievo storico. Una posizione alla quale ha ribattuto il presidente dei senatori di An Domenico Nania: I cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla repubblica, ma non giurano né dichiarano la loro fedeltà. A differenza dei Verdi tuttavia, i Ds hanno intenzione di astenersi. Il che potrebbe rendere raggiungibile la maggioranza dei due terzi anche al Senato. Evitando un referendum che allungherebbe i tempi di un ritorno che ormai appare nelle cose". Intanto, da Ginevra, "non ostenta più la grande emozione di cinque anni fa quando, durante il governo Prodi, sembrava che il rientro suo e del padre in Italia fosse davvero imminente. E anzi confessa che, ormai, abituato a vivere come fa in Svizzera ci penserebbe molto su prima di trasferirsi nel paese dei suoi avi. Me lo girerei in largo e in lungo come turista, visitando posti e musei, ma stabilirmici in maniera definitiva non avrebbe senso. Forse in un secondo momento, chissà. E penso che anche mio padre e mia madre farebbero lo stesso. Il principe, che si dichiara convinto che la XIII disposizione poteva essere aggirata dall'Italia in altro modo, magari ritirando la riserva su di noi espressa al suo ingresso in Europa, assicura di non farsi più illusioni. Il 16 aprile ci sarà la sentenza del tribunale di Strasburgo, e lì sono certo che la spunteremo, considerate anche le motivazioni con le quali il nostro ricorso è stato accolto. Quello che per noi ora è importante - sottolinea - è che ci venga riconosciuto il diritto che appartiene a tutti di ingresso nel proprio paese d'origine. Quanto alle recenti dichiarazioni del padre, fortemente critiche nei confronti di Silvio Berlusconi, il giovane Savoia tiene a precisare che si è trattato di uno sfogo, comprensibile da parte di un uomo che è stufo e che da quasi sessant'anni aspetta di tornare a casa".

Sul Corriere della Sera del 3 si legge "I discendenti dell'ex casa reale hanno sciolto le ultime riserve con questa formale assicurazione di riconoscere la Carta costituzionale e di essergli fedeli. Un atto che serve a rimuovere anche le ultime perplessità che avevano indotto alcune forze politiche, come i Ds, a dichiarare la loro astensione al voto in aula. Amedeo D'Aosta dice: "Sono sorpreso e non capisco. Leggerò i giornali e mi informerò direttamente da mio cugino, credo comunque che non fosse un atto necessario e nessuno di noi se lo aspettava. Il duca Amedeo d'Aosta non nasconde la sua perplessità per la notizia della dichiarazione di fedeltà alla Repubblica da parte di Vittorio Emanuele e di suo figlio. Molto delusi, invece, i monarchici italiani. Una dichiarazione come questa non ci fa assolutamente piacere dice l'avvocato Roberto Vittucci Righini, torinese, presidente nazionale dell'Alleanza monarchica (20 mila iscritti). Noi siamo per la monarchia come istituzione - spiega - e già nel novembre del 2000 in un ordine del giorno approvato dalla nostra assemblea nazionale dicemmo che non avremmo più riconosciuto quei principi di Casa Savoia che avessero formalmente e a tutti gli effetti giurato fedeltà alla Repubblica. Ad oggi, però, non ci risulta che questi giuramenti siano stati fatti".

Sulla Nazione del 3 "Il dado è tratto, la più volte annunciata, da molti richiesta, ma mai recitata dichiarazione di fedeltà alla Costituzione repubblicana ed al presidente della Repubblica Italiana di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia, è arrivata. Ad una manciata di ore dall'inizio, martedì prossimo, dell'avvio della votazione della legge costituzionale, che consentirà agli eredi maschi di Casa Savoia di far rientro in Italia, i discendenti dell'ex casa reale hanno sciolto ogni riserva dando formale assicurazione di riconoscere la Carta costituzionale italiana e di essergli fedeli. Una dichiarazione, quella affidata oggi, da Ginevra, alle agenzie di stampa, che fa tabula rasa di residue titubanze politiche".

Sulla Stampa del 3 i Savoia firmano in una lettera la fedeltà alla Repubblica "Mio figlio ed io con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana ed al nostro presidente della Repubblica: così scrive Vittorio Emanuele di Savoia in una dichiarazione resa nota oggi per prendere posizione sulle discussioni in corso al Parlamento italiano sull'abolizione delle norme che vietano il rientro dei Savoia in Italia. Sulla decisione del governo, Vittorio Emanuele dice: " Martedì 5 febbraio seguirò con il fiato sospeso l'esito della prima delle quattro necessarie votazioni, alle quali mi auguro diano la propria risposta favorevole non solo gli esponenti dell'attuale maggioranza di governo a cui la mia famiglia ed io saremo sempre e comunque grati, ma tutti i parlamentari che rappresentano il popolo italiano, del quale ci sentiamo parte" .


Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it 3 febbraio 2002


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