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Per il rientro in Italia degli
eredi maschi di casa Savoia, ancora qualche passo. Martedì 5 febbraio il voto
dell'assemblea di palazzo Madama. Poi il via all'iter legislativo. La legge costituzionale
dovrà essere votata dalle due Camere per due volte, con tre mesi obbligatori tra
l'una e l'altra votazione. Se il voto non raggiunge la maggioranza dei due terzi
nei due rami del Parlamento, nel doppio passaggio, bisognerà appellarsi ad un
referendum confermativo. Senza intoppi o ritardi, si può prevedere che il rientro
effettivo dei Savoia avverrà nel mese di giugno. Intanto, Vittorio
Emanuele ed il figlio firmano una formale assicurazione
con cui prestano giuramento alla Repubblica.
Sulla Stampa del 1° febbraio alcuni pareri sul rientro dei Savoia Nicola
Mancino, ex presidente del Senato, a nome della Margherita, dice: "Dopo
50 anni si può prendere atto che la Repubblica si è ormai consolidata. Nell'ottica
europea poi, è paradossale che oggi i signori Savoia possano liberamente circolare
in qualsiasi paese dell'Ue tranne in Italia, ha spiegato il senatore Egidio
Perdrini, secondo il quale la questione va oggi posta nell'ottica del rispetto
dei diritti umani". Contrari sono Prc (sarebbe un'offesa alla democrazia),
comunisti italiani (l'unico punto in discussione è che tornino da normali cittadini
e non da eredi al trono) e Verdi. I quali chiedono, come i Ds, una dichiarazione
di piena e assoluta lealtà alla Repubblica e ai principi della Costituzione italiane
da parte di Vittorio Emanuele. La Repubblica non ha nulla da temere da un rientro
dei Savoia - ha detto ieri in aula il vicecapogruppo della Quercia Massimo
Brutti - ma se si vuole operare questa scelta si deve capire che ha un forte
rilievo storico. Una posizione alla quale ha ribattuto il presidente dei senatori
di An Domenico Nania: I cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla
repubblica, ma non giurano né dichiarano la loro fedeltà. A differenza dei
Verdi tuttavia, i Ds hanno intenzione di astenersi. Il che potrebbe rendere raggiungibile
la maggioranza dei due terzi anche al Senato. Evitando un referendum che allungherebbe
i tempi di un ritorno che ormai appare nelle cose". Intanto, da Ginevra,
"non ostenta più la grande emozione di cinque anni fa quando, durante il governo
Prodi, sembrava che il rientro suo e del padre in Italia fosse davvero
imminente. E anzi confessa che, ormai, abituato a vivere come fa in Svizzera ci
penserebbe molto su prima di trasferirsi nel paese dei suoi avi. Me lo girerei
in largo e in lungo come turista, visitando posti e musei, ma stabilirmici in
maniera definitiva non avrebbe senso. Forse in un secondo momento, chissà. E penso
che anche mio padre e mia madre farebbero lo stesso. Il principe, che si dichiara
convinto che la XIII disposizione poteva essere aggirata dall'Italia in altro
modo, magari ritirando la riserva su di noi espressa al suo ingresso in Europa,
assicura di non farsi più illusioni. Il 16 aprile ci sarà la sentenza del tribunale
di Strasburgo, e lì sono certo che la spunteremo, considerate anche le motivazioni
con le quali il nostro ricorso è stato accolto. Quello che per noi ora è importante
- sottolinea - è che ci venga riconosciuto il diritto che appartiene a tutti di
ingresso nel proprio paese d'origine. Quanto alle recenti dichiarazioni del
padre, fortemente critiche nei confronti di Silvio Berlusconi, il giovane
Savoia tiene a precisare che si è trattato di uno sfogo, comprensibile da parte
di un uomo che è stufo e che da quasi sessant'anni aspetta di tornare a casa".
Sul Corriere della Sera del 3 si legge "I discendenti dell'ex casa reale
hanno sciolto le ultime riserve con questa formale assicurazione di riconoscere
la Carta costituzionale e di essergli fedeli. Un atto che serve a rimuovere anche
le ultime perplessità che avevano indotto alcune forze politiche, come i Ds, a
dichiarare la loro astensione al voto in aula. Amedeo D'Aosta dice: "Sono sorpreso
e non capisco. Leggerò i giornali e mi informerò direttamente da mio cugino, credo
comunque che non fosse un atto necessario e nessuno di noi se lo aspettava. Il
duca Amedeo d'Aosta non nasconde la sua perplessità per la notizia della dichiarazione
di fedeltà alla Repubblica da parte di Vittorio Emanuele e di suo figlio. Molto
delusi, invece, i monarchici italiani. Una dichiarazione come questa non ci
fa assolutamente piacere dice l'avvocato Roberto Vittucci Righini,
torinese, presidente nazionale dell'Alleanza monarchica (20 mila iscritti). Noi
siamo per la monarchia come istituzione - spiega - e già nel novembre del
2000 in un ordine del giorno approvato dalla nostra assemblea nazionale dicemmo
che non avremmo più riconosciuto quei principi di Casa Savoia che avessero formalmente
e a tutti gli effetti giurato fedeltà alla Repubblica. Ad oggi, però, non ci risulta
che questi giuramenti siano stati fatti".
Sulla Nazione del 3 "Il dado è tratto, la più volte annunciata, da molti
richiesta, ma mai recitata dichiarazione di fedeltà alla Costituzione repubblicana
ed al presidente della Repubblica Italiana di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto
di Savoia, è arrivata. Ad una manciata di ore dall'inizio, martedì prossimo, dell'avvio
della votazione della legge costituzionale, che consentirà agli eredi maschi di
Casa Savoia di far rientro in Italia, i discendenti dell'ex casa reale hanno sciolto
ogni riserva dando formale assicurazione di riconoscere la Carta costituzionale
italiana e di essergli fedeli. Una dichiarazione, quella affidata oggi, da Ginevra,
alle agenzie di stampa, che fa tabula rasa di residue titubanze politiche".
Sulla Stampa del 3 i Savoia firmano in una lettera la fedeltà alla Repubblica
"Mio figlio ed io con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra
fedeltà alla Costituzione repubblicana ed al nostro presidente della Repubblica:
così scrive Vittorio Emanuele di Savoia in una dichiarazione resa nota
oggi per prendere posizione sulle discussioni in corso al Parlamento italiano
sull'abolizione delle norme che vietano il rientro dei Savoia in Italia. Sulla
decisione del governo, Vittorio Emanuele dice: " Martedì 5 febbraio seguirò
con il fiato sospeso l'esito della prima delle quattro necessarie votazioni, alle
quali mi auguro diano la propria risposta favorevole non solo gli esponenti dell'attuale
maggioranza di governo a cui la mia famiglia ed io saremo sempre e comunque grati,
ma tutti i parlamentari che rappresentano il popolo italiano, del quale ci sentiamo
parte" .
Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it 3 febbraio 2002
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