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Il governo di centrodestra è
deciso ad abolire la XIII disposizione transitoria della Carta costituzionale
e la riserva per consentire l'ingresso e il soggiorno in Italia, nonché tutti
i diritti elettorali attivi e passivi ai discendenti di casa Savoia. In effetti
è lo stesso provvedimento, poi arenatosi, del governo Romano Prodi. Intanto,
anche la Corte europea è chiamata a decidere se l'esilio dei Savoia, impedendo
loro la libera circolazione sul territorio dello Stato di cui sono cittadini,
violi la carta dei diritti dell'uomo.
Su Il nuovo del 17 si riapre la questione Savoia. Pro e contro: "La conferenza
dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso a maggioranza l'iscrizione del ddl
costituzionale sul rientro in Italia degli eredi maschi di casa Savoia all'ordine
del giorno dell'aula del Senato: hanno votato contro i rappresentanti dell'Ulivo".
Sulla Stampa del 18, continua la saga della famiglia Savoia. "La pluridecennale
vicenda del rientro in Italia dei Savoia sembra sul punto di risolversi. Magari
ci vorrà ancora qualche mese, ma questa volta Vittorio Emanuele e suo figlio
Emanuele Filiberto possono davvero dire di vedere la luce in fondo al tunnel".
Il governo di centro destra è deciso a favorirne il rientro e all'abolizione della
la XIII disposizione transitoria della Carta costituzionale. I capigruppo dell'Ulivo
contestano l'urgenza di un tale provvedimento. "Il centrodestra è passato subito
dalle parole ai fatti, esulta il senatore di An Michele Bonatesta.
E il ministro per i Rapporti col Parlamento, il Ccd Carlo Giovanardi, congratulandosi
per la calendarizzazione del ddl che consentirà di chiedere un rinvio alla
corte europea, si rammarica che la decisione sia stata presa a maggioranza
col voto contrario dell'Ulivo. In realtà Massimo Brutti, vicecapogruppo
Ds al Senato, non esclude affatto un voto favorevole nel merito del provvedimento".
In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera di venerdì, Vittorio
Emanuele dice sul suo rientro in Italia: "Mio figlio ed io, contro tutti.
Contro le ipocrite promesse di chi ci ha preso in giro. Un'altalena estenuante
di illusioni e disillusioni. A che cosa è valso spiegare e ripetere che intendo
entrare in Italia da semplice cittadino? Che non nutro velleità alcuna? Che non
ho alcun problema a giurare fedeltà alla Repubblica, anche se nessuna legge lo
richiede? A che cosa è servito, l'indomani della morte di mia madre, la regina
Maria José, rivolgermi al capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi,
chiamandolo umilmente presidente? Al momento, zero". In riferimento all'azione
intrapresa dall'attuale governo, così si esprime: " La partenza c'è stata,
ma non vedo l'arrivo. La maggioranza di centrodestra si è impegnata, presentando
un disegno di legge costituzionale. Al momento, è fermo in Commissione. Notizia
dell'ultima ora: il governo promette che, a breve, comincerà la discussione in
Senato. Annuncia pure che toglierà la riserva contenuta nella Convenzione
europea del 1982, che vieta espressamente ai discendenti maschi di Casa Savoia,
e solo a loro, di entrare nel proprio Stato. Ma c'è da fidarsi?" E, ancora,
"Finora, il signor Berlusconi non ha avuto il tempo di occuparsi dei Savoia.
Il mio caso, del resto, non porta voti. Ci sono cose che lo interessano di più".
Il giorno dopo - sempre sul Corriere della sera -, la risposta del sottosegretario
alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che scrive: "I Savoia torneranno,
grazie a noi" e ricorda che il governo Berlusconi ha presentato un ddl costituzionale
che modifica la XIII disposizione transitoria della Costituzione. E che comincerà
l'iter parlamentare il 29 gennaio 2002.
Cinzia Bianchino/grandinotizie.it/ 20 gennaio 2002
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