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Ogni occasione
è quella giusta perché la famiglia Savoia, costretta all'esilio
dall'immediato dopoguerra (1946), torni all'attacco nel tentativo
di risolvere la questione del rientro in patria. Anche la vittoria
clamorosa in Bulgaria del partito capeggiato dall'ex re Simeone
II, cugino dei reali d'Italia.
Vittorio Emanuele ha colto la palla al balzo per ricordare
al nuovo governo di centrodestra che anche lui ed i suoi eredi
stanno aspettando il momento giusto per rientrare nel Belpaese.
E il modo migliore. "Per ora il nuovo governo italiano ha altre
cose da fare - ha dichiarato all'Ansa il 18 giugno 2001il principe
ereditario -. Poi, quando avrà tempo di occuparsi di noi, quando
potrà farmi tornare in Italia come privato cittadino, allora anch'io
potrò fare qualcosa per l'Italia, ma per l'economia del Paese,
non in politica. Posso rappresentare le industrie, senza interferire
sul lavoro degli altri, né nella politica".
Estrema sicurezza quindi nell'assicurare anche ai più preoccupati
le pacifiche intenzioni dei Savoia, disinteressati al potere,
ma desiderosi di calpestare ancora il suolo natio.
Fermezza e tranquillità anche nel confermare le doti del lontano
parente tornato sulla scena politica dopo cinquant'anni. "E' il
miglior portabandiera possibile per il suo Paese. La Bulgaria
deve fidarsi di lui al cento per cento - è scritto nel comunicato
Ansa del 18 giugno -. Ha una buona formazione, parla sette
lingue, ha girato il mondo intero, sarà una persona molto utile
per lo sviluppo del Paese, per l'adesione all'Europa unita, per
la Nato".
La speranza di Vittorio Emanuele è che la scelta del Paese balcanico
possa essere d'esempio all'Italia e ai suoi governanti.
Grandinotizie.it/25 giugno 2001 ore 13:40
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