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"L'onorevole Berlusconi
lo ha promesso, ma, promessa a parte, ho ancora fiducia nel suo
buon senso e senso di giustizia". Emanuele Filiberto di
Savoia ha lanciato così il suo ennesimo appello al neoeletto premier
Silvio Berlusconi perché si occupi della dibattuta questione del
rientro in Patria dei reali d'Italia (Il Nuovo - 31 maggio
2001).
Alla vigilia della festa della Repubblica il principino è tornato
a rivolgersi al governo di centrodestra fiducioso che questo possa
sbloccare i lavori di approvazione della norma di revisione costituzionale
che abolisce l'esilio dei Savoia, ferma da anni al Senato. "Quest'anno
la celebrazione del due giugno coincide con un cambio epocale
di governo - ha dichiarato il 31 maggio dalle pagine de Il
Nuovo -. Se è ovvio che per me e per la mia famiglia l'esilio
costituisca un grande dolore, non è, almeno per alcuni italiani,
così ovvio che sia anche una palese ingiustizia, una misura che
contraddice lo spirito e la lettera dei trattati comunitari sulla
libera circolazione dei cittadini e la convenzione sui Diritti
dell'uomo sottoscritti dall'Italia".
"In passato ci sono state fatte molte promesse - ha aggiunto (Il
Nuovo - 31 maggio 2001 - e, in verità, sono state prese alcune
iniziative concrete, ma senza poi raggiungere alcun risultato".
"Ora - secondo Emanuele Filiberto (Il Nuovo - 31 maggio
2001) - c'è stato un cambio, parlerà e giudicherà la storia, ma
mi sembra che, a parte i buoni programmi, il nuovo governo sia
pragmatico e desideroso di efficienza e, soprattutto, voglia far
piazza pulita di incrostazioni vetero-comuniste-burocratiche.
Credo che il nostro rientro nel nostro Paese vada inserito in
questo quadro".
Nessuna risposta, almeno per ora, dalla Casa delle Libertà.
Grandinotizie.it/4 giugno 2001 ore 16
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