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La settimana dal 5 all'11 marzo 2001
Parola alle Camere
Il Consiglio di Stato dice no al rientro in Italia

"Il parere del Consiglio di Stato, che non condivide la proposta della presidenza del Consiglio dei ministri diretta ad abbreviare i tempi del nostro rientro, ci sorprende perché è in contrasto con le recenti dichiarazioni favorevoli delle massime autorità dello Stato e ci addolora perché allontana la nostra speranza di rivedere l'Italia. Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha confermato che la tredicesima disposizione ha esaurito la sua funzione e che si proceda alla sua abolizione. Questa situazione in cui è chiaro che lo Stato italiano non riesce ad affrontare e risolvere il problema attraverso le proprie istituzioni, dimostra l'opportunità e la necessità dell'intervento della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo". Così commenta dispiaciuto e allo stesso tempo aggressivo Vittorio Emanuele dalle pagine del Corriere della Sera i tre "no" del Consiglio di Stato al rientro in Italia della famiglia Savoia.

I magistrati di Palazzo Spada hanno stabilito che i reali potranno tornare in Patria solo se e quando verrà abrogata la tredicesima disposizione e sono fioccati i commenti. "Bisognerà modificare la Costituzione - ha affermato Gianfranco Fini, presidente di An, ripreso dal Corriere della Sera (2 marzo 2001) - e lo faremo noi la prossima legislatura. Personalmente ritengo che quella che impedisce il rientro dei Savoia sia una norma antistorica". Ed ancora: "Siamo in Europa, c'è il trattato di Schengen ed i Savoia sono cittadini italiani che possono circolare il tutta Europa tranne che in Italia".

Già dal giorno in cui la commissione speciale organizzata dal Consiglio di Stato per discutere la questione aveva annunciato che si sarebbe votato un parere negativo, erano state raccolte tante diverse opinioni.

"Amato ha fatto bene a sondare la strada, ma la storia non si può liquidare con un'interpretazione. I Savoia devono rientrare dalla porta, la modifica costituzionale, non dalla finestra. C'è una dignità da tutelare, ci penserà il prossimo Parlamento". Così, ad esempio, Massimo Villone, presidente Ds della commissione Affari Costituzionali al Senato (Il Corriere della Sera - 27 febbraio 2001).

Ma, sembra strano, le reazioni più positive sono arrivate proprio dai monarchici. "Le scorciatoie alla vigilia delle elezioni - ha dichiarato Sergio Boschiero, segretario dell'Unione dei Club reali d'Italia - hanno un risvolto equivoco".

Ironici, invece, alcuni giudizi come quello dello storico Alessandro Galante Garrone che, come riportato in un'intervista al duca Amedeo d'Aosta ne Il Giorno (27 febbraio 2001) ha detto che ai Savoia non poteva bastare la lettera scritta al presidente Carlo Azeglio Ciampi per essere riammessi nel Belpaese.

In campo politico le dispute più dure. "L'ostracismo finirà con il Polo al Governo", hanno dichiarato i deputati di Alleanza Nazionale Vincenzo Fragalà e Alberto Simeone. "Se la maggioranza lo volesse - ha rincarato la dose Beppe Pisanu, capogruppo alla Camera di Forza Italia - il Senato potrebbe votare. Sarebbe solo il secondo pronunciamento, ma servirebbe a dare un impegno morale al futuro Parlamento". Il pensiero di tutti, però, va alla prossima legislazione.

Intanto, da Ginevra, le reazioni erano giunte pacate. Emanuele Filiberto ha confessato la sua delusione, ma ha anche ammesso di aver acquisito un "buon allenamento alle docce fredde". Il padre, Vittorio Emanuele, ha consigliato ancora una paziente attesa spingendo sempre tutti a non farsi eccessive illusioni. Bocciato da Palazzo Spada il principino è stato però promosso dal comune di Cento, in provincia di Ferrara. Infatti, avvolto nel tricolore sul carro allegorico dell'unica città al mondo ammessa a partecipare con le sue maschere al carnevale di Rio, farà sabato prossimo il suo ingresso nel Sambodromo della capitale simbolo brasiliana. Così, in mondovisione, Emanuele Filiberto sarà per la prima volta "ambasciatore" dell'Italia.


Grandinotizie.it/5 marzo 2001 ore 11:05


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