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"Il parere del
Consiglio di Stato, che non condivide la proposta della presidenza
del Consiglio dei ministri diretta ad abbreviare i tempi del nostro
rientro, ci sorprende perché è in contrasto con le recenti dichiarazioni
favorevoli delle massime autorità dello Stato e ci addolora perché
allontana la nostra speranza di rivedere l'Italia. Il Consiglio
di Stato, tuttavia, ha confermato che la tredicesima disposizione
ha esaurito la sua funzione e che si proceda alla sua abolizione.
Questa situazione in cui è chiaro che lo Stato italiano non riesce
ad affrontare e risolvere il problema attraverso le proprie istituzioni,
dimostra l'opportunità e la necessità dell'intervento della Corte
europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo". Così commenta dispiaciuto
e allo stesso tempo aggressivo Vittorio Emanuele dalle
pagine del Corriere della Sera i tre "no" del Consiglio
di Stato al rientro in Italia della famiglia Savoia.
I magistrati di Palazzo Spada hanno stabilito che i reali potranno
tornare in Patria solo se e quando verrà abrogata la tredicesima
disposizione e sono fioccati i commenti. "Bisognerà modificare
la Costituzione - ha affermato Gianfranco Fini, presidente
di An, ripreso dal Corriere della Sera (2 marzo 2001) -
e lo faremo noi la prossima legislatura. Personalmente ritengo
che quella che impedisce il rientro dei Savoia sia una norma antistorica".
Ed ancora: "Siamo in Europa, c'è il trattato di Schengen ed i
Savoia sono cittadini italiani che possono circolare il tutta
Europa tranne che in Italia".
Già dal giorno in cui la commissione speciale organizzata dal
Consiglio di Stato per discutere la questione aveva annunciato
che si sarebbe votato un parere negativo, erano state raccolte
tante diverse opinioni.
"Amato ha fatto bene a sondare la strada, ma la storia
non si può liquidare con un'interpretazione. I Savoia devono rientrare
dalla porta, la modifica costituzionale, non dalla finestra. C'è
una dignità da tutelare, ci penserà il prossimo Parlamento". Così,
ad esempio, Massimo Villone, presidente Ds della commissione
Affari Costituzionali al Senato (Il Corriere della Sera
- 27 febbraio 2001).
Ma, sembra strano, le reazioni più positive sono arrivate proprio
dai monarchici. "Le scorciatoie alla vigilia delle elezioni -
ha dichiarato Sergio Boschiero, segretario dell'Unione
dei Club reali d'Italia - hanno un risvolto equivoco".
Ironici, invece, alcuni giudizi come quello dello storico Alessandro
Galante Garrone che, come riportato in un'intervista al duca
Amedeo d'Aosta ne Il Giorno (27 febbraio 2001) ha
detto che ai Savoia non poteva bastare la lettera scritta al presidente
Carlo Azeglio Ciampi per essere riammessi nel Belpaese.
In campo politico le dispute più dure. "L'ostracismo finirà con
il Polo al Governo", hanno dichiarato i deputati di Alleanza Nazionale
Vincenzo Fragalà e Alberto Simeone. "Se la maggioranza
lo volesse - ha rincarato la dose Beppe Pisanu, capogruppo
alla Camera di Forza Italia - il Senato potrebbe votare. Sarebbe
solo il secondo pronunciamento, ma servirebbe a dare un impegno
morale al futuro Parlamento". Il pensiero di tutti, però, va alla
prossima legislazione.
Intanto, da Ginevra, le reazioni erano giunte pacate. Emanuele
Filiberto ha confessato la sua delusione, ma ha anche ammesso
di aver acquisito un "buon allenamento alle docce fredde". Il
padre, Vittorio Emanuele, ha consigliato ancora una paziente attesa
spingendo sempre tutti a non farsi eccessive illusioni. Bocciato
da Palazzo Spada il principino è stato però promosso dal comune
di Cento, in provincia di Ferrara. Infatti, avvolto nel tricolore
sul carro allegorico dell'unica città al mondo ammessa a partecipare
con le sue maschere al carnevale di Rio, farà sabato prossimo
il suo ingresso nel Sambodromo della capitale simbolo brasiliana.
Così, in mondovisione, Emanuele Filiberto sarà per la prima volta
"ambasciatore" dell'Italia.
Grandinotizie.it/5 marzo 2001 ore 11:05
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