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Ampia maggioranza di senatori favorevole al rientro dei Savoia in Italia: 235 sì, 19 no e 15 astenuti. La prima delle quattro votazione parlamentari si risolve con un grande successo per gli eredi della Casa reale. Più dei due terzi del Senato ha dato il via libera. Se anche nelle successive votazioni (un'altra al Senato e due alla Camera) verrà superato il quorum dei due terzi non ci sarà bisogno del referendum confermativo e i discendenti maschi dei Savoia potranno ritornare nel loro Paese.
Il Savoia-Day era cominciato con dichiarazioni che suonano come miele per gli eredi del re. Il rientro dei Savoia? "Assolutamente giusto" aveva sintetizzato il premier Silvio Berlusconi. "Si chiude una pagina storica" ha fatto eco il presidente del Senato Marcello Pera. E anche dall'opposizione - dopo la lettera scritta da Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto nella quale giurano fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione - arriva un sì senza riserve: "E' importante che il Parlamento italiano a 54 anni dalla Costituzione possa chiudere questa pagina di storia" dice il capogruppo dei Ds al Senato Gavino Angius.
Anche la Margherita aveva annunciato il voto favorevole dei loro senatori e deciso il via libera della maggioranza. "Dicendo no al rientro dei Savoia l'Italia rischia di mettersi fuori dall'Europa - spiega il ministro per i Rapporti con il parlamento, Carlo Giovanardi - Mantenere quella norma transitoria, che aveva un senso allora, all'epoca dell'approvazione della Costituzione, sarebbe oggi una vendetta di tipo barbaro".
Al Senato, quindi, nessuna sorpresa: i senatori hanno dato il primo sì al rientro in Italia dei discendenti maschi di casa Savoia. Una mossa che secondo Berlusconi è largamente condivisa dal Paese: "Secondo i sondaggi quasi l'80 per cento degli italiani si dichiarano convinti che sia giusto e io sono personalmente convinto che sia assolutamente giusto dopo un periodo così lungo, troppo lungo" dice il presidente del Consiglio.
Sul fronte del "no" sono restati Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani. "Le dichiarazioni dei Savoia di presunta fedeltà alla Repubblica non sono sufficienti a ripagare tutte le sofferenze inferte dagli ex regnanti al popolo italiano" dice Giorgio Malentacchi, senatore di Rifondazione Comunista. I repubblicani di Giorgio La Malfa - pur apprezzando il gesto dei Savoia - si sono astenuti e, a sorpresa, anche la Lega.
Dovendo cambiare una norma costituzionale, saranno necessarie due votazioni in ogni ramo del Parlamento. Se anche nelle altre sedute si registrerà una maggioranza di favorevoli di almeno i due terzi si eviterà l'eventualità di un un referendum confermativo e a giugno i discendenti maschi di Casa Savoia potrebbero rientrare in Italia.
Il divieto al rientro dei Savoia in Italia è stabilito dalla XIII disposizione transitoria e finale della Costituizione.
Questo il testo: "I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli".
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