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  Gianni Letta replica a Vittorio Emanuele
"Torneranno grazie a noi"
Dopo l'intervista al Corriere della Sera del Principe
 
  Savoia dossier
 

Il "caso Savoia" è nuovamente sulle prime pagine dei giornali. Dopo l'intervista rilasciata due giorni fa al Corriere della sera dal principe Vittorio Emanuele, la risposta del governo non si è fatta attendere. Oggi, sempre sul "Corriere", il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta risponde all'erede di Casa Savoia, che, costretto all'esilio da 50 anni, aveva espresso nell'intervista delusione e amarezza per aver confidato ancora una volta in un governo, quello di Berlusconi, "disponibile solo a parole a risolvere la questione" del rientro della sua famiglia in patria.

Gianni Letta rispondendo al "Principe" assicura dalla prima pagina del maggiore quotidiano italiano: "I Savoia torneranno grazie a noi". Polemici anche gli stessi monarchici sulle dichiarazioni da Vittorio Emanuele, alleati con Forza Italia nel tentativo di risoluzione della lunga questione Savoia. Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione monarchica italiana afferma: "No, principe. Certe cose non le doveva dire. Così danneggia la sua causa".

La vicenda dei Savoia era stata affrontata, ieri 18 gennaio, dal Consiglio dei ministri.

Secondo quanto si era appreso, sarebbe stato il primo argomento di dibattito nel corso della riunione, dibattito nel corso del quale sarebbe stata sostanzialmente espressa la necessità, secondo quanto riferito da diversi partecipanti al Consiglio, di accelerare l'iter parlamentare della legge sul rientro in Italia dei membri della casa reale.

Ci sarebbe stata una botta e risposta tra Rocco Buttiglione e il sottosegretario Gianni Letta. Il primo avrebbe sottolineato come la convenzione dei diritti dell'uomo potrebbe essere valutata alla stregua della disposizione transitoria della Costituzione che impedisce l'ingresso dei Savoia nel nostro paese: pertanto, secondo il ministro, sarebbe potuta bastare una dichiarazione del governo di nulla osta alle autorità di frontiera per risolvere il problema. Diversa la posizione di Letta il quale, sempre secondo quanto si è appreso, avrebbe insistito sul fatto che l'unica strada percorribile sarebbe quella dell'approvazione entro i prossimi due mesi della legge all'esame del Parlamento.

A sostegno di questa tesi, il sottosegretario avrebbe ricordato come l'opposizione, in mancanza di una legge approvata dalle Camere, potrebbe cavalcare la protesta. Sulle posizioni di Gianni Letta, sempre secondo quanto riferito, si sarebbero espressi i ministri della Lega e una parte dei ministri di Alleanza Nazionale.

I parlamentari di Forza Italia avevano accolto con qualche "sorpresa" l'intervista pubblicata sul Corriere della Sera a Vittorio Emanuele di Savoia. La maggior parte dei senatori (a palazzo Madama avverrà fra due settimane la prima approvazione del ddl costituzionale per l'abrogazione delle tredicesima disposizione transitoria) ha respinto con fermezza la tesi secondo la quale Silvio Berlusconi non avrebbe mantenuto le promesse fatte nella scorsa legislatura. E' una posizione che viene riassunta dal relatore del provvedimento e presidente della Commissione Affari costituzionali, il forzista Andrea Pastore. Raggiunto dai giornalisti il parlamentare ha prima minimizzato l'episodio sottolineando che non è la prima volta che i componenti della famiglia reale rilasciano interviste a forte caratura polemica.

"Trovo comunque molto singolare - dice Pastore - che Vittorio Emanuele abbia deciso di fare queste affermazioni proprio quando la maggioranza ha trovato al Senato non senza fatica lo spazio nei lavori d'assemblea per il rientro dei Savoia nel nostro paese. Il minimo che si possa dire è che le tesi di Vittorio Emanuele sono inopportune e non rispondenti alla verità".

Intanto la Corte di Strasburgo ha rinviato di due mesi la causa avviata da Vittorio Emanuele di Savoia contro lo Stato Italiano in relazione alla possibilità della sua famiglia di rientrare in Italia. L'udienza era fissata per martedì prossimo ma, secondo quanto si è appreso a Milano, su richiesta del rappresentante permanente dell'Italia presso la Corte Europea, Vitaliano Esposito, è stato deciso di aspettare due mesi per vedere come sarà affrontata la questione dalla Commissioni Affari Costituzionali del Senato, in vista del passaggio in aula del progetto di legge che dovrebbe modificare la norma costituzionale sul divieto di ritorno in Italia degli eredi maschi di casa Savoia.

La Corte di Strasburgo, il 13 settembre scorso, aveva dichiarato ricevibile il ricorso contro lo Stato italiano in cui Vittorio Emanuele accusa l'Italia di violazione del diritto di cittadinanza europea, violazione del trattamento umanitario e violazione del diritto di elettorato attivo e passivo. La causa era stata avviata dall'avvocato Giuseppe Morbilli che rappresenta i Savoia e dall'avvocato Gianantonio Conte che segue le vicende come delegato di casa Savoia per i profili riguardanti il rapporti con il Parlamento e il Governo italiano.

(Fonte Ansa)

 
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  Grandinotizie.it/ 19/gennaio/2002
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