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Nel giorno del funerale solenne di Maria José, l'ultima regina d'Italia, si parla più del discusso rientro in patria dei Savoia che della sua figura. La cerimonia funebre ha avuto inizio intorno alle 15.30 nell'abbazia di Hautecombe, in Francia, alla presenza migliaia di persone. La funzione è stata celebrata dall'arcivescovo del principato di Monaco, Joseph Marie. Il feretro, avvolto nelle tre bandiere - quella belga, quella sabauda e quella svizzera - è stato accompagnato da quaranta membri del coro alpino che hanno cantato l'inno dei granatieri di Sardegna, Conservat su re sardu. Accanto alla bara i figli della regina di maggio, per primo Vittorio Emanuele.
Di seguito tutti i familiari. Presenti anche i reali di tutta Europa, come il re di Spagna, Juan Carlos, Alberto e Paola del Begio ed il duca Amedeo d'Aosta. Per l'Italia è stato presente l'ambasciatore a Parigi, Federico Di Roberto. Tra le corone di fiori ha spiccato quella di Torino, la più grande, composta da orchidee ed iris viola.
Dal capoluogo piemontese è arrivato anche il gonfalone della città, insieme a quelli del Piemonte e di Alessandria.
Intanto, proseguono le dichiarazioni sulla validità della tredicesima disposizione della Costituzione italiana che vieta l'ingresso in Italia a tutti i maschi della famiglia Savoia. Vittorio Emanuele ha dichiarato di essere convinto di poter tornare nel Belpaese entro i prossimi tre mesi. Assai improbabile, perché l'iter legislativo necessita di più tempo di quanto ne sia rimasto per la fine della legislatura.
Intanto il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, è tornato a ripetere che crede possibile un'apertura nei confronti della famiglia reale attraverso una riforma costituzionale. Il presidente della Camera, Luciano Violante, ha dichiarato che "gli eredi dei Savoia possono rientrare dopo il cambiamento della norma costituzionale, senza che gli venga chiesto un giuramento", ma dando "un atto di lealtà verso la Repubblica". Ed ha aggiunto: "Non è un problema di pericolo, ma poiché quello fu un atto costitutivo della Repubblica, ci vuole un atto di riconoscimento formale da parte di quelle persone del Primato della Repubblica". "La dichiarazione di lealtà non è l'imposizione del pagamento di un pedaggio - ha concluso - ma un dato che può ristabilire un rapporto positivo con la Repubblica".
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