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  Parere negativo del Consiglio di Stato
Stop al rientro
Bocciate le proposte del presidente del Consiglio
 
  Savoia, dossier
 

Stop all'ipotesi di rientro dei Savoia in Italia prima dell'approvazione della necessaria legge costituzionale. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, chiamato ad esprimersi sulla questione sollevata dal presidente del Consiglio Giuliano Amato.

Fallisce così l'ultima scorciatoia tentata: se non si cambia la costituzione i discendenti maschi dei reali d'Italia non potranno tornare nel Belpaese. E' questo il parere espresso dalla commissione speciale istituita a Palazzo Spada che sarà discusso e votato nell'adunanza generale convocata per il prossimo primo marzo.

Palazzo Chigi aveva sottoposto al Consiglio di Stato tre quesiti su cui ragionare, ma a tutti è stato detto no.

Il punto forse più importante poneva l'attenzione sul casato Savoia come soggetto di diritto pubblico. Il governo ha riproposto un'interpretazione già bocciata nel 1987, quando si è chiesto ai magistrati di pronunciarsi sulla sussistenza della casa reale alla morte di Umberto II, ultimo re d'Italia. Con la morte della moglie Maria José, il 27 gennaio scorso, Palazzo Chigi ha rispolverato l'ipotesi. Ma anche questa volta la commissione si è espressa con parere negativo, perché "la disposizione costituzionale è chiara nel comminare il divieto a quella serie indeterminata di soggetti che ne costituiscono la discendenza maschile".

Un "no" secco anche alla seconda questione: per il governo il divieto della tredicesima disposizione finale non corrisponderebbe più alla volontà dell'opinione pubblica, ma il Consiglio di Stato ha ricordato che anche una norma "asseritamente inattuale" non può essere modificata o abolita mediante una sua "interpretazione evolutiva". L'unica via è quella prevista dall'articolo 138 della Costituzione, ovvero il procedimento rinforzato di doppia votazione da parte di entrambe le Camere.Infine, la gerarchia delle fonti ha cancellato la possibilità di appellarsi al principio sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, secondo il quale esiste un "insopprimibile diritto del cittadino di entrare nel proprio Stato". Attualmente, infatti, secondo la commissione "deve escludersi che la convenzione si collochi in posizione pari ordinata rispetto alla Costituzione", senza escludere che, a conclusione del processo di integrazione europea, le cose possano cambiare.

 
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  Grandinotizie.it/ 26/febbraio/2001
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