| |
"Il desiderio di poter tornare in Italia è sempre presente. Dopo la morte di mia madre e il tentativo del presidente del Consiglio Giuliano Amato non è stato fatto più niente". Vittorio Emanuele di Savoia non intende abbandonare il suo progetto di un rientro in tempi stretti nel Paese che ha dato le origini alla sua famiglia e torna all'attacco subito dopo il risultato delle elezioni politiche - il 14 maggio 2001 - che hanno cambiato l'assetto dell'Italia.
Il 29 gennaio scorso si è spenta l'ultima regina d'Italia Maria José e quell'evento luttuoso ha riacceso il dibattito sull'ammissibilità o meno della tredicesima disposizione costituzionale che vieta agli eredi della casa reale il rientro nel Belpaese. L'interesse dell'opinione pubblica in quell'occasione si è dimostrato ancora vivo e partecipe dell'annosa questione.
Il 1° marzo successivo l'ennesimo "no" a possibili scorciatoie pensate per abbreviare i tempi del ritorno è giunto dal Consiglio di Stato, interpellato dal presidente del Consiglio Giuliano Amato per discutere una nuova interpretazione della legge. Ma il responso negativo ha confermato che la disposizione può essere abrogata esclusivamente attraverso il procedimento previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Non è servito quindi nemmeno l'intervento di Palazzo Chigi e con l'avvicinarsi della fine della legislatura allora vigente la questione si è nuovamente arenata.
A elezioni appena terminate Vittorio Emanuele è tornato all'attacco. "Speriamo che dopo le elezioni, elezioni che spero essere la soluzione per il Paese e per gli italiani - ha dichiarato -, il Parlamento possa prendere i passi necessari perché, dopo oltre cinquant'anni, io possa finalmente tornare con mio figlio in Italia. Lo spero davvero molto".
"La sentenza della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo a me favorevole passata un anno fa - ha concluso l'erede al trono "virtuale" - segue la prassi normale e forse potrà influenzare una decisione positiva in Italia. E speriamo che la Corte non debba ricorrere alle solite sanzioni nei confronti dell'Italia se non venisse accolta la sentenza".
|
|
|