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Figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia, Vittorio Emanuele III sposa il 24 ottobre del 1896 la principessa Elena del Montenegro, figlia di Nicola I Petrovic Njegos e succede al padre assassinato a Monza da Gaetano Bresci nel 1900.
Prima che l'Italia entri nel primo conflitto mondiale, il suo regno si caratterizza per l'attuazione di una politica riformatrice, assecondando l'azione di governo di Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti. Questo sistema permette all'Italia di vivere una fase di sviluppo economico. Nella Prima guerra mondiale assume il Comando supremo delle Forze armate e partecipa allo scontro bellico in prima linea tanto da guadagnarsi la definizione di re Soldato. Al convegno di Peschiera del Garda l'8 novembre 1917, convince gli alleati a continuare la battaglia portando la linea di difesa sul Piave: qui gli austriaci vengono fermati e battuti. Con la conclusione della guerra fa annettere all'Italia le regioni del Trentino Alto Adige, della Venezia Giulia, della città di Trieste, della penisola d'Istria e della Dalmazia, completando così l'unità d'Italia.
Il 28 ottobre 1922 Vittorio Emanuele III cede alle pressioni fasciste e, dopo la Marcia su Roma, dà incarico a Benito Mussolini di formare il governo. Il ventennio di regime, che dura fino al 25 luglio del 1943, vede la monarchia schierata al fianco del governo. Attraverso la politica imperialista mussoliniana nel 1936 Vittorio Emanuele III acquisisce il titolo di Imperatore d'Etiopia e, nel 1939, quello di Re d'Albania. Nel 1938 controfirma le leggi razziali che discriminano gli ebrei e preparano le deportazioni di massa degli anni Quaranta. Accetta di firmare la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia che sancisce l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania nazista e del Giappone.
Le colpe dell'andamento disastroso del conflitto ricadono su Mussolini. Messo in minoranza dal Gran consiglio del fascismo a luglio del '43, il capo del governo viene destituito dal re e fatto imprigionare. La guida del Paese viene affidata al generale Pietro Badoglio. Dopo l'armistizio firmato con gli alleati l'8 settembre fugge dalla capitale per non cadere nelle mani dei tedeschi e si trasferisce a Brindisi. Il 13 ottobre dichiara guerra alla Germania che, trovandosi già in territorio italiano, diventa il nemico occupante. Per salvare la dinastia nomina, il 12 aprile, il figlio Umberto, già principe di Piemonte, luogotenente Generale del Regno. Abdica il 9 maggio 1946 e parte con la regina Elena per Alessandria d'Egitto, dove muore il 28 novembre 1947. Il corpo viene sepolto nella Cattedrale di S. Caterina, dov'è tuttora.
Giulio Andreotti ha tenuto a precisare che bisogna risolvere il problema delle "spoglie di Vittorio Emanuele III, che dal 1947 giacciono "provvisoriamente" in una chiesa di Alessandria d'Egitto. La sepoltura al Pantheon non venne accordata dal nostro governo; e il figlio rifiutò l'ipotesi di Superga. Dopo tanto tempo penso che non dovrebbe essere difficile rimuovere i veti per il Pantheon. Le condiscendenze verso il fascismo possono considerarsi prescritte; lasciando invece il campo al ricordo intatto di Vittorio Veneto e della compiuta unità d'Italia" (Il Messaggero, 30 gennaio 2001).
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