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Vittorio Emanuele è il figlio di Umberto II di Savoia e di Maria Josè di Savoia. Il 7 ottobre 1971 a Teheran ha sposato Maria Doria. Ha tre sorelle: Maria Pia, Maria Gabriella, Maria Beatrice. Ha studiato al Collegio Rosey ed al Collegio Pareto di Losanna, specializzandosi in Scienze Economiche all'Università di Ginevra. Ha frequentato uno stage alla Banca Commerciale Italiana nella sede di Ginevra. La sua preparazione linguistica è molto vasta: conosce l'italiano, il francese, l'inglese, lo spagnolo, il tedesco, il portoghese. Si occupa di consulenza finanziaria. Nel tempo libero si dedica a vari sport: lo sci, la pesca subacquea e il volo. La sua squadra preferita è il Napoli.
Il 18 agosto 1978 è stato protagonista di una tragedia. All'isola di Cavallo, in Corsica, il principe ereditario ha sparato al giovane Dirk Jeerd Hame tedesco di origine ma romano d'adozione, uccidendolo. Dai resoconti giudiziari si desume che Vittorio Emanuele ha fatto fuoco su un gruppo di barche che erano penetrate nella baia, di notte, disturbando la quiete della zona. Dopo un diverbio il principe ha acceso i fari della sua jeep e ha esploso tre colpi di pistola verso il gruppo di persone. Uno degli spari ha colpito la gamba del ragazzo diciannovenne che dormiva nel suo panfilo. La morte è sopraggiunta dopo cinque mesi di ricovero. Vittorio Emanuele ha scontato 23 giorni di prigione nel carcere di Ajaccio. Si è sempre proclamato innocente. Ha dichiarato che "i colpi partirono per fatalità" durante la colluttazione.
Vittorio Emanuele - pretendente al trono d'Italia - come tutti i Savoia diretti discendenti del re non può rientrare nel nostro Paese. E da sempre contesta questo divieto: "Si tratta di razzismo puro e di discriminazione su basi genetiche contro di noi. Per noi non è ancora valido il trattato di Schengen, siamo gli unici europei per cui esistono ancora le frontiere. Nessuna responsabilità di mio nonno può essere ascritta a me o a mio figlio e in ogni caso, riteniamo di aver pagato abbastanza".
Bruno Vespa, riferendosi all'intervento di Vittorio Emanuele nella trasmissione Porta a porta, ha così commentato le parole di Vittorio Emanuele che per la prima volta si è espresso nei confronti del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi chiamandolo presidente di tutti gli italiani: "Non soltanto Vittorio Emanuele non ha fatto una gaffe, ma ha parlato della Repubblica e del suo presidente in termini così naturali, deferenti e commossi che a un certo punto in studio ho chiesto con lo sguardo a Fassino che cos'altro ci fosse da aggiungere. E Fassino con lo sguardo ha risposto: nulla" (Il Mattino, 31 gennaio 2001).
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