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Umberto II, unico figlio maschio di Vittorio Emanuele III, terzo re d'Italia e della regina Elena Petrovich Niegos del Montenegro, regna sull'Italia solo per 27 giorni, ricevendo dalla storia il titolo di "Re di maggio".
All'età di sette anni la sua formazione è inizialmente affidata al capitano di fregata conte Bonaldi. Viene poi iscritto al collegio militare di Roma, dove nel 1921 ottiene la licenza liceale, quindi, all'accademia militare di Modena. Durante gli anni di accademia segue contemporaneamente i corsi di diritto all'università di Padova, laureandosi nel 1925.
Già principe di Piemonte, in ricordo del titolo che porta il bisnonno Vittorio Emanuele II quando sale al trono, entra a far parte del Senato del regno nel 1925, appena compiuta la maggiore età.
A diciotto anni è nominato tenente del primo reggimento dei Gendarmi mentre a ventisei è già colonnello. Nel '30, inoltre, le università di Bologna e di Torino gli conferiscono ciascuna una laurea ad honorem in giurisprudenza.
Sembra che i riconoscimenti e le continue promozioni di Umberto irritino Benito Mussolini, capo del governo, che non apprezza le simpatie di cui il principe gode presso l'aristocrazia di provincia, i piccoli industriali e l'esercito. Ma, soprattutto teme la sua presunta amicizia con Italo Balbo, amico-nemico dello stesso Mussolini.
In quel tempo a Roma corre voce di un accordo tra Balbo e i Savoia per mettere da parte il duce, alimentando le dicerie sull'antifascismo di Umberto. Il regime allora scatena una campagna di denigrazione personale nei confronti del Principe, alternando le accuse di donnaiolo impenitente a quelle di omosessualità.
Inoltre Mussolini fa emanare un decreto che impone al Gran consiglio del fascismo di approvare volta per volta i titoli offerti all'erede al trono.
L'8 gennaio del 1930 il principe sposa Maria Josè del Belgio, un matrimonio deciso da tempo dalle due case regnanti e particolarmente gradito anche al duce in quanto rispondente ai suoi progetti politici. Ma la futura sovrana manifesta da subito le sue perplessità nei confronti del regime, inaugurando un nuovo periodo di tensione tra il fascismo e la monarchia.
Nel 1934 nasce la sua primogenita Maria Pia, cui seguono Vittorio Emanuele ('37), Maria Gabriella ('41) e Maria Beatrice ('43).
Tra il '35 e il '40 Umberto accumula titoli e cariche militari e alla vigilia dell'ingresso dell'Italia nel conflitto mondiale al fianco della Germania assume il comando del Gruppo armate ovest. Quando Mussolini dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra, il principe raggiunge l'armata impegnata contro la Francia e si pone alla guida di alcuni reparti delle "Camicie nere". Il suo comportamento lascia sconcertati gli inglesi che solo qualche tempo prima avevano letto sui giornali britannici dei sentimenti antifascisti manifestati da Umberto.
In seguito alla rottura dell'alleanza con i tedeschi ed il passaggio al fronte degli Alleati, l'8 settembre del '43 la famiglia reale abbandona Roma e si rifugia a Brindisi. In questa nuova fase del conflitto Umberto appoggia i reparti del corpo volontari che combattono al fianco degli anglo-americani.
Nel giugno del '44, dopo la liberazione della Capitale ad opera degli Alleati, Vittorio Emanuele III lo nomina luogotenente generale del regno in un estremo tentativo di rinviare l'abdicazione richiesta dagli Alleati e di salvare la monarchia. Suo è il compito di assicurare la continuità dello Stato italiano.
Il 9 maggio del '46 Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio che diviene re d'Italia col nome di Umberto II.
Il nuovo sovrano non impedisce il referendum istituzionale sull'assetto dello Stato italiano indetto dai partiti politici per il 2 giugno. Il responso delle urne favorisce la repubblica. Il re attende la conferma ufficiale del voto - che giunge il 13 - e prima che sia resa nota si ritira in volontario esilio a Cascais, in Portogallo.
Nel '48 la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana trasforma il suo esilio da volontario in obbligatorio. Il divieto di ingresso e di soggiorno sul territorio nazionale viene esteso alle consorti degli ex re d'Italia e tutti i loro discendenti maschi.
La numismatica e la ricostruzione della storia della sua famiglia diventano le principali occupazioni del "re di maggio" esiliato.
Nell'agosto del 1982 viene ricoverato con urgenza in una clinica di Londra, in seguito all'aggravarsi del tumore osseo che i medici gli hanno diagnosticato già tre anni prima. Durante la malattia Umberto manifesta più volte il desiderio di rivedere almeno una volta la sua patria. "Trentasei anni di esilio pesano - diceva - rivedere la mia Roma, la mia Napoli, la mia Torino sarebbe la realizzazione del sogno più bello della mia vita". Il 25 febbraio del 1983 i familiari dispongono il suo trasferimento all'Ospedale Cantonale di Ginevra dove si spegne il 18 marzo 1983. Viene sepolto nella storica abbazia di Hautcombe, in Alta Savoia.
Di lui lo storico Mack Smith ha detto: "Il re di maggio" più che principe ereditario era noto alle cronache mondane come "Prince d'amour" per le sue avventure da play boy con le attricette. Con il suo esilio in Portogallo, si chiude ingloriosamente la parabola della più antica dinastia d'Europa".
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