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Question time in Parlamento
Amato: Savoia sì
Il presidente del Consiglio favorevole al rientro in Italia

Il 31 gennaio 2001 il presidente del Consiglio Giuliano Amato ha risposto in Parlamento a al Question time sul possibile rientro dei Savoia in Italia, discussione riaperta dopo la morte di Maria José, il 29 gennaio scorso. Il capogruppo Comunisti italiani Tullio Grimaldi ha sollevato il problema affermando che "la stima ed il rispetto che la figura della scomparsa meritano non giustificano il risveglio di una questione che deve essere ancora approfondita". "Il capo dello Stato - ha proseguito - ha espresso il suo cordoglio rivolgendosi a Vittorio Emanuele con l'appellativo di principe e non a titolo personale, ma a nome di tutta la Nazione".

Poi si è rivolto al presidente del Consiglio: "Lei, presidente Amato, insieme ad altri onorevoli membri del suo governo, vi siete espressi nel senso di ritenere superata la tredicesima disposizione finale della Costituzione. In ultimo, il governo italiano sarà rappresentato ai funerali dal nostro ambasciatore a Parigi. Non ritiene inopportuni questi atteggiamenti che di fatto legittimano una dinastia messa al bando dal popolo italiano?".

Amato ha immediatamente e fermamente risposto al capogruppo comunista. "Immagino che l'onorevole Grimaldi non intenda censurare un comportamento del capo dello Stato - ha ironizzato -, perché in questa aula creerebbe una qualche difficoltà istituzionale. Colgo il senso complessivo della sua interrogazione legata ad un suo atteggiamento e ad una sua valutazione della questione Savoia, ricordandogli, per altro, che il telegramma del presidente Ciampi si colloca in una serie ininterrotta di precedenti nello stesso senso, addirittura in anni nei quali la questione era per gli italiani molto più calda". E ha specificato: "Fu già il presidente De Nicola a scrivere un telegramma in occasione della morte di Vittorio Emanuele III, proprio il re che aveva dato ragione alla tredicesima disposizione transitoria. Einaudi scrisse un telegramma per la morte della regina Elena, Pertini lo scrisse a Maria José per la morte di Umberto. Collocandosi in questa scala di precedenti, il presidente Ciampi ha fatto la stessa cosa per la morte di Maria José". Aggiungo che la rappresentanza dell'ambasciatore italiano era stata già stata assicurata al funerale della regina Elena, perciò anche questo trova un precedente".

Ma il presidente del consiglio non si è fermato a tale dichiarazione. "Per quanto mi riguarda - ha spiegato - mi è stato posto un quesito al quale io ho risposto esplicitamente: da costituzionalista penso che la disposizione sia superata nella sua ratio storica per le ragioni che ieri ho sentito ricordare dal mio collega ed amico Augusto Barbera in occasione di una trasmissione radiofonica".

Secondo Amato "se la disposizione volesse rappresentare un permanente divieto per tutta la storia futura ai discendenti maschi di casa Savoia di entrare nel territorio nazionale, rappresenterebbe una discriminazione a lungo non giustificabile". Invece, "se essa rappresenta, come io ed anche Barbera pensiamo, una norma adottata con finalità protettive del nuovo regime democratico contro rischi di revanscismo monarchico, questa norma ha svolto la sua funzione nei primi anni della Repubblica e, a questo punto, gli appartenenti a casa Savoia sono per la Repubblica italiana delle persone come altre, non rappresentano più un pericolo per la Repubblica".Da questo punto di vista ritiene la norma superata, pur non sconfessando "le sovrane attribuzioni del Parlamento nell'adottare le decisioni, siano esse conformi o meno alle mie opinioni".

Grimaldi non ha però voluto sentire ragioni. "Come parlamentare della Repubblica - ha detto - non posso sentirmi rappresentato da queste iniziative, assolutamente. Devo anche aggiungere che la tredicesima disposizione finale, e non transitoria, della Costituzione ha il significato di una condanna storica: non è il timore che vieta il ritorno dei Savoia in Italia, chi volete che si possa sentire rappresentato da personaggi, uno in particolare, che appartiene più alla cronaca degli affari e, in qualche caso, alla cronaca nera più che a quella politica. E' la memoria perenne dei loro crimini che resta".

Una condanna senza appello, perché delle malefatte dei Savoia "ne sono testimonianza gli ebrei discriminati dalle leggi razziali e poi trascinati nei campi di sterminio. Le migliaia di soldati italiani abbandonati dopo l'8 settembre e trucidati a Cefalonia. Il Paese calpestato dalla barbarie nazi-fascista dopo la sciagurata guerra voluta da Mussolini e dal re. Ecco tutto questo ricorda ancora oggi in Italia, agli italiani, il nome Savoia".

Grandinotizie.it/1 febbraio 2001 ore 11:40


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