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Per scelta del
popolo l'Italia diventa una Repubblica. Dopo la lettura del risultato
ufficiale del referendum del 2 e del 3 giugno 1946, il 18 dello
stesso mese la Corte di cassazione comunica i dati delle elezioni
per la Costituente - l'organo che ha il compito di elaborare il
testo della nuova Costituzione - e procede all'assegnazione dei
seggi del collegio unico nazionale.
La Democrazia Cristiana - erede del Partito popolare di don Sturzo
e guidata da Alcide De Gasperi - conquista 207 seggi, il
partito Socialista 115 e quello Comunista - con Palmiro Togliatti
- 104. Tutte le altre liste vengono dopo con risultati di molto
inferiori. Tra queste ci sono anche il Partito d'Azione, che era
stato uno dei cardini del Cnl e il Partito liberale italiano che
conta tra le sue fila Benedetto Croce e Luigi Enaudi,
fondamentali per la stesura della Costituzione.
"Un'affluenza di pubblico quale si è raramente verificata anche
nelle più solenni occasioni ha caratterizzato la prima seduta
dell'Assemblea Costituente, dando con la sua massa compatta che
si estende su tutte le tribune l'impressione più viva del profondo
interesse con cui il Paese si accinge a seguire i lavori di queste
assise elette dopo tanti anni di dispotismo dal libero voto del
popolo", così l'Ansa di quel giorno, il 25 giugno 1946, all'apertura
dei lavori dell'assemblea.
Il socialista Giuseppe Saragat ne è nominato presidente
(401 voti) con il compito di redigere il progetto costituzionale
avvalendosi dell'aiuto dei settantacinque membri.
Alle 16 il discorso inaugurale dell'onorevole Orlando, poi si
alza a parlare il presidente del Consiglio De Gasperi. "Con tenacia,
con ardimento, con disciplina di popolo abbiamo gettato un ponte
sull'abisso di due epoche, senza perdite di uomini e di materiale",
dice.
Il giorno dopo parla anche Saragat: "Fate che il volto di questa
Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non
è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto
un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano
della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo
ed uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste;
dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide".
Il 28 vengono ultimate le operazioni di scrutinio per la prima
elezione del presidente della Repubblica italiana. Enrico de
Nicola è eletto con 396 voti su 504 ed assume la qualifica
di "capo provvisorio dello Stato". Intanto la Costituente procede
con i lavori, sebbene Saragat si dimetta il 13 gennaio 1947. L'8
marzo viene approvato il decreto con cui si stabilisce il divieto
di soggiorno nel territorio nazionale per tutti i Savoia maschi,
compresi i discendenti. Si vota anche per stabilire nuovi rapporti
con lo Stato Vaticano, vicino al regime fascista dopo la firma
dei Patti Lateranesi e la proposta passa con 350 voti favorevoli
e 149 contrari.
La Costituzione che viene via via redatta fissa i lineamenti istituzionali
dello Stato. Intanto, i confini nazionali vengono ritoccati dalla
Conferenza di pace per decisione delle quattro potenze vincitrici
della Seconda guerra mondiale: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti
ed Unione Sovietica. L'Italia perde l'Istria, Zara, Fiume, l'isole
della Dalmazia ed alcuni territori alla frontiera con la Francia,
mentre la città di Trieste viene sottoposta ad una amministrazione
internazionale.
Il 31 gennaio 1947 il testo della Costituzione è sottoposto all'assemblea,
esaminato nei suoi numerosi emendamenti e, infine, approvato il
22 dicembre dello stesso anno. Firmato dal presidente De Nicola
e controfirmato da De Gasperi, nonché dal nuovo presidente della
Costituente Umberto Terracini, entra in vigore il 1 gennaio
1948. E' ancora la nostra Costituzione anche se le forze politiche
attuali ne stanno discutendo una revisione ed un aggiornamento.
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/1 febbraio
2001 ore 20:00
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