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Il casato nasce
alla fine del primo millennio quando Umberto I Biancamano
(980-1048) ottiene il titolo comitale e diventa il primo conte
di Savoia. Il soprannome Biancamano è un termine improprio derivante
da una traduzione imperfetta di un documento medievale, che in
realtà si riferisce, non alle sue mani, ma alle mura della fortezza
di Umberto, bianche come neve. Le teorie sui natali di Umberto
sono in contrasto: alcuni lo vorrebbero sassone, discendente di
Vitichindo, altri invece quale originario di una famiglia
della Borgogna.
Uomo di fiducia della regina Ermenengarda, sposa di Rodolfo
III di Borgogna, ottiene la contea d'Aosta e, in seguito,
il nord del Viennois. Alla morte dell'imperatore aiuta Corrado
II ad assicurarsi la successione paterna, ricevendone in dono
la Maurienne. Gli succede il figlio Amedeo I e, subito
dopo, un altro figlio, Oddone, terzo conte di Savoia. Oddone
sposa Adelaide di Susa, figlia del marchese di Torino Ulrich
Manfred, ed estende i domini sabaudi oltre le Alpi: fonda
l'abbazia di Santa Maria di Pinerolo e conia moneta ad Aiguebelle,
affermando così i suoi diritti sul Piemonte e dimostrando la sua
autorità.
I figli di Oddone, Pietro I e Amedeo II, succedono
al padre uno dopo l'altro. Pietro accorda il matrimonio della
sorella Berta con l'imperatore Enrico IV: nel 1076,
assicurando all'imperatore il passaggio delle Alpi - in occasione
dell'incontro a Canossa - ne riceve in dono il Vieux Chablais,
regione che si estende da Vevey a Martigny. Amedeo invece, sposando
Giovanna di Ginevra, riceve in dote la regione della riva
destra di Seyssel ed il Valromey.
Due secoli di lotte
Ad Amedeo succede Umberto II e, fino all'ascesa di Amedeo
IV, l'autorità comitale dei principi sabaudi si trasmette
di primogenito in primogenito. L'avvento di Amedeo IV apre a contrasti
e divisioni che termineranno solo due secoli più tardi; nascono
dissidi tra Amedeo IV e i fratelli Aimone e Pietro,
così nel 1235 Amedeo dispone l'investitura di un altro fratello,
Tommaso II, di tutto il Piemonte da Avigliana in giù. Dopo
la morte di Amedeo e del suo unico erede Bonifacio nel
1263, contravvenendo alle disposizioni dello stesso Amedeo, gli
succede suo fratello Pietro II in danno di Tommaso III,
primogenito di Tommaso I, conte di Savoia che aveva annesso
ai suoi territori Chambery.
Pietro II ottiene il Vaud e sposta la capitale a Chambery. Nel
1268 Pietro muore non lasciando eredi maschi: gli succede prima
il fratello Filippo I e poi Amedeo V, fratello di
Tommaso III. Siamo nel 1285: all'ascesa di Amedeo V si oppongono
sia il fratello Ludovico, sia Filippo, figlio di
Tommaso III. Si ricorre quindi ad una sentenza arbitrale che riconosce
Amedeo V come conte di Savoia. Lo stesso Amedeo attua un largo
decentramento del potere a favore dei membri della sua famiglia:
la Savoia rimane ad Amedeo, il Conte Grande; a Ludovico viene
assegnato il Vaud; infine i territori piemontesi vengono assegnati
a Filippo I di Savoia-Acaia, figlio di Tommaso III.
Questi territori vengono riannessi ai possedimenti dei conti di
Savoia, tra il 1359 e il 1418 per esaurimento dei rispettivi rami
dinastici. All'inizio del Quattrocento i domini sabaudi si estendono
in Piemonte, con l'acquisizione del canavese e delle aree di Cuneo
e Biella, sotto Amedeo VI, il Conte Verde. Amedeo VII,
il Conte Rosso, annette la regione di Nizza e Amedeo VIII,
detto il Pacifico, non solo conquista Vercelli e una parte del
Monferrato con una abilissima politica di accordi e mediazioni,
ma ottiene la sovranità su Ginevra e il titolo ducale dall'imperatore
Sigismondo di Lussemburgo.
Gli statuti sabaudi
Nel 1430 Amedeo VIII proclama gli Statuta Sabaudiae, statuti
generali, codificando il diritto nei suoi stati. Si ritira lasciando
una condizione di prosperità, risultato di una politica saggia
e pacifica. Segue un periodo di sostanziale stabilità. Nella prima
metà del Cinquecento sale al trono Carlo II il Buono (1504-1553);
conquista Asti ma perde il Vaud, la Savoia e gran parte del Piemonte
durante la guerra franco-austriaca, essendo egli cognato dell'imperatore
Carlo V, ma anche zio di Luigi XII e Francesco
I: si trova, quindi, in una difficile situazione politica
fino a che subisce l'invasione dei francesi prima e degli svizzeri
poi. La rivincita del casato si realizza con Emanuele Filiberto,
Testa di Ferro che, dopo la vittoria sui francesi a San Quintino,
ottiene di venire reintegrato nei suoi domini (trattato di Cateau-Cambrésis,
1559). Emanuele Filiberto, abile militare, riorganizza l'esercito
e fa costruire la cittadella di Torino, spostandovi la capitale
e la Sacra Sindone, dono di Margherita di Charny al suo
avo Ludovico, nel 1452. Alla sua morte gli succede il figlio Carlo
Emanuele I; questi inizialmente riesce ad acquisire Saluzzo,
poi però, coinvolto con esito negativo nelle guerre del Monferrato,
lascia uno stato impoverito e territorialmente ridotto, a tutto
vantaggio della Francia, che vi esercita una vasta influenza fino
al secolo successivo.
La situazione cambia quando Vittorio Amedeo II (1675-1730)
decide di prendere parte alla guerra della lega di Augusta, contro
la Francia. Lo stato sabaudo partecipa anche alla guerra di successione
spagnola, a sostegno dello schieramento antiborbonico. Dopo la
vittoria di Torino (1706) e le conseguenti paci di Utrecht e Rastatt,
Vittorio Amedeo ottiene il Monferrato, Alessandria, la Lomellina
e la Sicilia, di cui viene incoronato re.
Lo scambio tra Sicilia e Sardegna
Nel 1720, con il trattato dell'Aia, i Savoia cambiano la Sicilia
con la Sardegna, mantenendo il titolo reale. Carlo Emanuele
III continua la politica antifrancese durante la guerra di
successione austriaca e, con la pace di Aquisgrana, acquisisce
Voghera e il novarese. Nel 1796 Napoleone intraprende la
prima campagna d'Italia e la situazione precipita. La Francia
invade la Savoia e Vittorio Amedeo III resiste per cinque
anni; alla fine, abbandonato dall'Austria è costretto a firmare
l'armistizio di Cherasco (seguito poi dalla Pace di Parigi del
1796) e cedere alla Francia Nizza e la Savoia. Nel 1798 il figlio,
Carlo Emanuele IV viene cacciato dai possedimenti continentali
e costretto, dal generale napoleonico Grouchy, a ritirarsi in
Sardegna. Il congresso di Vienna consente a Vittorio Emanuele
I, irriducibile oppositore di Napoleone, di rientrare in possesso
di quasi tutti i possedimenti sabaudi, ottenendo la Liguria.
Nel 1824 Vittorio Emanuele I muore e gli succede il fratello
Carlo Felice. Con questo sovrano si estingue la linea diretta
dei Savoia e sale al trono il ramo laterale più prossimo della
Casa, quello di Carignano, con Carlo Alberto. Nel 1848
Carlo Alberto emana la carta costituzioanel del regno, - lo Statuto
Albertino, che resterà in vigore quasi un secolo - ma l'anno dopo
è costretto ad abdicare, in seguito alle sconfitte riportate nella
prima guerra d'indipendenza. Lascia in favore del figlio Vittorio
Emanuele II, principe di Piemonte; questi diviene il primo
re d'Italia nel 1861. Alla sua morte, avvenuta nel 1878, sale
al trono Umberto I, vittima nel 1900 dei colpi dell'anarchico
Gaetano Bresci. Comincia la reggenza di Vittorio Emanuele
III che dura 46 anni, travolta poi dalla guerra e dal fallimento
del fascismo. Vittorio Emanuele abdica nel 1946 in favore del
figlio, Umberto II, detto il "re di maggio" poiché la sua
reggenza è durata solo 27 giorni, fino all'esito del referendum
del 2 giugno 1946 che diede la vittoria alla Repubblica e costrinse
i Savoia all'esilio. Alla sua morte, avvenuta il 18 marzo 1983,
il diritto ereditario della casa è passato a Vittorio Emanuele
il quale, il 20 gennaio 1983, ha dato il titolo di principe di
Piemonte a suo figlio Emanuele Filiberto.
Valeria De Rosa/Grandinotizie.it/5 febbraio
2001 ore10:00
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