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Per nove mesi
l'Italia rimane non belligerante. In questo periodo il re mantiene
un comportamento ambiguo. Sa benissimo che Mussolini vuole la
guerra, ma non fa nulla per contrastarlo. Nel marzo 1940 incarica
Acquarone di sondare gli umori tra i membri del Gran consiglio
del fascismo. Il ministro della Real casa capisce che, in caso
di votazione, Mussolini sarebbe in minoranza. Ma, per legge, soltanto
il duce può convocare il Gran consiglio e fissare un ordine del
giorno.
Le iniziali travolgenti vittorie di Hitler convincono la corte
ad accettare l'ipotesi della guerra. Il duce sostiene che gli
bastano "poche migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace".
Prima della dichiarazione, Mussolini pretende ed ottiene il comando
supremo delle forze armate. Sulle prime, Vittorio Emanuele si
infuria. Poi, come sempre, lascia correre. Il 10 giugno l'Italia
dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Il principe
Umberto suggerisce al padre di non firmare il decreto, ma non
viene ascoltato. Quando l'Italia "pugnala alle spalle" la Francia
ormai in ginocchio, Vittorio Emanuele visita brevemente le truppe
e non può fare a meno di notare l'incoerenza di alcune disposizioni
strategiche impartite dal duce. Il re è comunque molto soddisfatto
quando la Francia capitola. E' molto sorpreso, invece, delle sconfitte
inglesi. Mussolini sospetta che Vittorio Emanuele tema la fine
"del Paese in cui deposita i suoi ingenti capitali". In realtà,
il re sogna di strappare l'Egitto agli inglesi e applaude alla
"leopardiana bellezza" degli incendi provocati dai bombardamenti
di Londra. Il fascismo vuole evitare che la monarchia si attribuisca
i meriti di un'eventuale vittoria. I giornali hanno il preciso
incarico di non dare spazio alle attività della casa reale.
Le sconfitte sul fronte
La guerra si mette male. Il 28 ottobre (nell'anniversario della
marcia su Roma) Mussolini attacca la Grecia. L'invasione si rivela
un disastro. Soltanto l'intervento della Germania salva le truppe
italiane dalla disfatta. Nella primavera del 1941 il re si reca
in Albania dove scampa miracolosamente ad un attentato. Si rende
conto che i tedeschi stanno lentamente infiltrandosi in Italia
e viene anche a sapere che esiste addirittura un piano dei nazisti
per eliminarlo. In giugno, Mussolini segue Hitler nell'attacco
all'Unione Sovietica. Vittorio Emanuele è sorpreso e chiede che
in Russia sia inviato un contingente meramente simbolico. Non
viene ascoltato e il contingente italiano si avvia verso una tragedia
assurda. A luglio, un generale dei carabinieri fa sapere al Quirinale
che l'arma aspetta solo un ordine del re per arrestare Mussolini.
Vittorio Emanuele si rifiuta di prendere in considerazione questa
ipotesi ed accusa i carabinieri di "egoismo sleale".
La guerra ha una svolta decisiva nel novembre 1942. Le truppe
dell'Asse vengono sconfitte ad El Alamein (Egitto) e a Stalingrado.
Comincia la controffensiva dell'Armata Rossa, mentre gli anglo
americani sbarcano in Marocco e in Algeria. Nel 1917, dopo Caporetto,
il re non aveva esitato a licenziare il generale Raffaele Cadorna.
Adesso non interviene. Quando, in novembre, l'Italia conquista
la Corsica, si dichiara entusiasta e sollecita l'annessione dei
cantoni italiani della Svizzera. Nel marzo 1943, le truppe italiane
sono cacciate dalla Libia. E' chiaro che gli Alleati si apprestano
a sbarcare in Europa. I vertici delle forze armate vogliono a
tutti i costi evitare l'invasione del suolo patrio. Da alcuni
mesi Mussolini è gravemente malato e ha interrotto i colloqui
al Quirinale. Vittorio Emanuele II continua però a sperare che
la guerra possa concludersi in modo positivo. Suo figlio Umberto,
al comando di un'unità militare di stanza nell'Italia meridionale,
sembra incapace di iniziative politiche o diplomatiche. Sua moglie
Maria Josè, è l'unica all'interno di Casa Savoia ad avere
sensibilità politica. Già da settembre ha avviato contatti con
Usa e Gran Bretagna attraverso il Vaticano. Adesso incontra esponenti
antifascisti. Non solo liberali e monarchici, ma anche comunisti
e socialisti. Vittorio Emanuele III è però bloccato da un intransigente
maschilismo: le donne, per lui, non possono avere l'intelligenza
degli uomini e non devono assolutamente occuparsi di affari di
Stato. Blocca perciò le iniziative di Maria Josè. Allo stesso
modo, stronca le pressioni di Ciano, che insiste per arrivare
al più presto ad una pace separata con gli Alleati. L'ex ministro
degli Esteri (Mussolini lo ha sollevato dall'incarico a gennaio
per assumerlo lui ad interim) capisce che le trattative devono
essere avviate prima di un eventuale sbarco in Italia. Allora
ci sarebbe spazio soltanto per una resa incondizionata.
L'inizio della fine
Il 15 maggio 1943, il re invia una nota a Mussolini in cui sostiene
la necessità di uscire dalla guerra prima del crollo della Germania.
Mussolini non risponde. A giugno, su iniziativa di Maria Josè,
si incontra con il suo ex primo ministro Ivanoe Bonomi.
Non ne esce nulla di concreto, perché Vittorio Emanuele è convinto
che la guerra sia perduta, ma non ha grande simpatia né per gli
inglesi né per gli americani. E' convinto che gli Alleati non
sbarcheranno in Italia ma a Bordeaux. Spera di arrivare comunque
ad una pace ragionevole e di salvare il trono.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio gli anglo americani sbarcano
in Sicilia. Vittorio Emanuele è colto totalmente di sorpresa.
La corte e l'apparato di governo sono nel caos. Il 19 luglio l'aviazione
alleata bombarda pesantemente Roma, soprattutto il quartiere popolare
di San Lorenzo. Finora la capitale era stata colpita solo lievemente
e in zone più marginali.. Il re si reca di persone nelle zone
colpite, ma viene accolto con insulti e lanci di pietre. Il colpo
è durissimo. Il 22, il re si incontra con Mussolini e lo critica
per il modo in cui sta gestendo la guerra. Il duce è colto di
sorpresa: è la prima volta in vent'anni che il sovrano gli muove
una critica e non riesce nemmeno a ribattergli qualcosa. Nel frattempo,
i carabinieri ricevono l'ordine di prepararsi ad arrestarlo. Mussolini,
attraverso la rete di controlli telefonici, lo viene a sapere.
Cerca allora di giocare d'anticipo e accetta la proposta di Grandi
di convocare il Gran consiglio del fascismo che non si riunisce
dal 1939. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio, la maggioranza
del Consiglio vota l'ordine del giorno proposto da Grandi, mettendo
in minoranza Mussolini. L'ordine chiede la restaurazione delle
prerogative regie e una forma più collegiale di governo. Non si
chiede l'uscita dalla guerra o la destituzione di Mussolini. La
votazione ha comunque un effetto dirompente. Mussolini non se
ne rende conto subito. Al termine della riunione crede ancora
di poter cambiare qualche ministro e rimanere al potere. Il re
si sente ora forte abbastanza e, nella mattina del 26, nomina
Badoglio capo del governo con un decreto. Invita poi Mussolini
a Villa Savoia per un breve incontro. All'uscita dal colloquio,
il duce viene arrestato. In Italia esplode la gioia popolare.
La Milizia (che per giuramento dovrebbero essere disposti a morire
per difendere il duce) non reagisce. Cento battaglioni di camicie
nere disertano. E' la fine di vent'anni di dittatura. Molti credono
sia anche il preludio alla fine della guerra. Il re accoglie con
freddezza la notizia di questi festeggiamenti. Per la prima volta,
è solo al posto di comando. Il Parlamento non esiste più e Mussolini
è agli arresti. Non ci sono più alibi: ora deve dimostrare le
sue capacità di governo. Dichiara subito che "l'Italia mantiene
fede alla parola data". In pratica, si continua a combattere a
fianco della Germania. Il re spera di tenere calmo Hitler e far
cessare i bombardamenti alleati. Le truppe tedesche in Italia
sono ancora scarse e un'uscita "decorosa" dalla guerra è ancora
possibile. Vittorio Emanuele, per l'ennesima volta, decide di
non decidere. Dopo aver dichiarato che la guerra continua, aspetta
quattro giorni per studiare la reazione dei tedeschi. Propone
a Hitler di incontrarsi, ricevendo un secco rifiuto. Comincia
allora a prendere contatti con gli Alleati e a preparare la sua
fuga da Roma.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it 28 febbraio
ore 11:20
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