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A colloquio con il sociologo De Nardis
Taricone di Savoia
I reali? Sono come il Grande fratello: un fenomeno tv

"I Savoia e Taricone sono, dal punto di vista dell'impatto sociale, la stessa identica cosa". L'analisi di Paolo De Nardis, preside della facoltà di Sociologia dell'università La Sapienza di Roma, non lascia dubbi sul perché ancora oggi la famiglia reale riesca a fare notizia ed a scuotere gli animi degli italiani.


L'attenzione sui Savoia è sempre accesa, perché?
"Si tratta di una campagna mediatica. Sono i mass media che spingono l'argomento. Quanti italiani starebbero a pensare al loro rientro se non ci fosse un portavoce mediatico a parlarne? E' come un grande Grande fratello: la famiglia mitizzata, gettata nella polvere e, allo stesso tempo, posta sugli altari, va seguita nelle sue vicende. Fa parte di quel fenomeno di massa che è l'Italia voyerista".


Sono i media, quindi, che guidano l'interesse popolare?
"Dal dopoguerra in poi i rotocalchi si sono sempre occupati dei reali. Settimanali come Gente negli anni '50-'60 avevano come obiettivo parlare di quello che era una sorta di tabù, l'Italia che non c'era più. D'altronde, il referendum del '46 è stato vinto di misura dalla Repubblica. Oggi ci sono anche altri fattori, come l'interesse di una certa Italietta".


Ovvero?
"Esiste una parte di italiani, soprattutto anziani del centro-sud che hanno vissuto la monarchia o giovani della stessa area geografica allevati al ricordo, che sono interessatissimi alla vicende dei reali. Si tratta di un'Italietta che ha bisogno della fiaba, dei Savoia, perché rappresentano il bel tempo andato - sebbene di bello non ci sia stato molto - di una favola pret-a-porter. E' come la passione per le soap-opera: lo spettatore si rivede nel personaggio che mette in scena la propria mediocrità ed in lui si giustifica. C'è una specie di transfert. Lo stesso fenomeno che ha dato celebrità al giovane protagonista della trasmissione Il Grande fratello, Pietro Taricone".


E' solo questo che spinge l'interesse degli italiani sulla questione?
"No, credo che la cosa sia anche pilotata perché è un modo come un altro di non far pensare a cose più serie. La questione del rientro dei Savoia è un argomento di secondo piano, ma copre la pigrizia in campo politico. E poi c'è sicuramente chi si dispiace del fatto che i discendenti Savoia debbano pagare per le colpe dei padri".


Non ci può essere una certa disaffezione alla repubblica?
"No, credo che nessuno oggi metterebbe più in discussione la forma repubblicana".


Gli italiani si informano anche sulle altre famiglie reali ancora oggi esistenti…
"Sì, perché le vicende ordinarie che passano tutti nella vita, come matrimoni, infedeltà o lutti, nel caso di re e regine diventano notizia. In più la storia delle case reali è molto più boccaccesca di quella della borghesia. Il caso di Lady D è emblematico. E' stato un grosso fenomeno mediatico che ha addirittura cambiato il giudizio di molti sui reali anglosassoni".


Un eventuale ritorno dei Savoia in Italia rappresenterebbe un pericolo?
"Solamente quello di aumentare l'indice di mediocrità della popolazione, a meno che non suscitino indirettamente qualche ispirazione filogolpista. I Savoia non sono pericolosi, ma esiste sempre qualche testa calda e, sebbene loro non vogliano, potrebbero veicolare i movimenti di qualche scompensato".


Laura Coricelli/Grandinotizie.it/22 febbraio 2001 ore 13:25

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