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Una bella villa
a Castiglion Vibocchi, vicino ad Arezzo, due ettari di terra,
una piscina in costruzione ed un piccolo zoo privato. Amedeo
duca d'Aosta vive le sue giornate "in maniera semplice,
meno dura rispetto al passato quando alla famiglia facevano capo
molti impegni di responsabilità". Figlio di Aimone di Savoia
duca di Spoleto e d'Aosta e di Irene di Grecia e Danimarca
è il nipote dell'ultimo re d'Italia Umberto II e non rinnega
le sue origini. Anzi, le difende.
Cosa ne pensa di questa ennesima discussione sul rientro in
Italia dei suoi cugini?
"Credo che la maggior parte di coloro che oggi parla della questione
non conosca come stiano i fatti. Si sono dette tante sciocchezze
su di noi e continuano a farlo. Il ritorno di Vittorio Emanuele
e di Emanuele Filiberto rientra in un discorso di giustizia.
Chi dice che non se lo meritano, magari perché sono antipatici
o addirittura brutti, non capisce che non si tratta di una grazia
che devono ricevere ma di giustizia".
Quali sono, secondo lei, i veri fatti?
"La repubblica esiste, è un fatto, e va rispettata. Ho frequentato
l'accademia della Marina militare di Livorno, perciò ho giurato
due volte fedeltà allo Stato, ma c'è una cosa che mi dà davvero
noia. Ho sempre contestato la legittimità della proclamazione
della repubblica, che poi non è mai avvenuta perché sono stati
solamente letti i risultati del referendum del '46. Umberto II
non ha mai abdicato, i risultati della consultazione popolare
sono dubbi e molti parlano di brogli. Quando il re, solamente
dopo quattro giorni dal referendum, ha chiesto un controllo delle
schede, gli è stato detto che erano state già bruciate. Allora
mi dà fastidio quando si dice che la repubblica è nata per volontà
del popolo. Non scomodiamo il popolo".
Lei ha un bel rapporto con il popolo italiano?
"Sì, ho ricevuto solo gentilezze dal popolo italiano, più la famiglia
andava giù e più venivamo trattati bene. Invece dai politici abbiamo
ricevuto un trattamento completamente diverso, soprattutto da
parte di quelli che impegnano un eccesso di zelo nel far vedere
che sono repubblicani".
E con i suoi parenti di Ginevra come sono i rapporti?
"Sempre e comunque migliori di quanto venga detto. Al funerale
della regina Maria José, ad esempio, io e Vittorio Emanuele
ci siamo confortati a vicenda con un lungo abbraccio. Se ci sono
state discussioni in passato sono avvenute perché abbiamo punti
di vista diversi dovuti a cinquant'anni di lontananza forzata
dall'Italia".
E per il discorso dell'eredità al trono?
"Prima bisognerebbe tirare fuori il trono dalla soffitta, poi
restaurare la monarchia e solo allora si vedrebbe".
Non c'è stato anche un problema per il nome che lei ha dato
al vino che produce?
"All'anagrafe io mi chiamo Amedeo Savoia Aosta e non posso usare
un altro nome per le etichette del mio vino. Comunque oggi produco
esclusivamente un passito di Pantelleria".
Ma questo non è il suo lavoro?
"No, mi occupo di consulenza ingegneristica soprattutto nei Paesi
arabi e nell'America latina. Viaggio molto per questa attività,
ma riesco anche ad occuparmi della presidenza della fondazione
Pro Hervorio mediterraneo che fa capo alla facoltà di botanica
dell'università di Palermo e che si occupa della protezione e
della preservazione delle piante in via di estinzione. E' il giardino
botanico più grande d'Italia".
Lei ama molto la natura?
"Sì, come i miei avi. Ad esempio, Vittorio Emanuele II ha alberato
Torino ed il Giardino delle cascine di Firenze. Io ho anche un
piccolo zoo e voglio iniziare una collezione di piante grasse.
Quando posso trascorro la giornata all'aperto accudendo gli animali
perché lo trovo molto salutare e perché tutti nella mia famiglia
abbiamo sofferto un po' di mal d'Africa, lo racconta la storia,
così io ho la mia giungla".
Ha altre passioni?
"Passo molto tempo al computer sia per navigare in Internet che
per rispondere alle tantissime lettere che ci arrivano. Anche
la cassetta della posta tradizionale è sempre piena".
E chi vi scrive?
"Oltre alla normale corrispondenza ed a quella legata al lavoro
ci scrivono le persone più strane. Alcune lettere sono di minacce,
molte di religiosi e tante di carcerati che mi raccontano la loro
storia. Una volta mi ha scritto una prostituta che voleva sposarmi…".
Chi è per lei il personaggio del secolo appena trascorso?
"Mi piace molto il Papa, sia perché sono un cristiano cattolico,
sia perché ritengo che Karol Wojtyla sia stato in grado
di cavalcare questo momento di passaggio reggendo il ritmo vertiginoso"
E quali sono i suoi progetti?
"Quest'anno ricorre il centenario dell'esplorazione che Luigi
Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, fece al Polo Nord, così
io e mio figlio Aimone, l'unico non ancora sposato, partiremo
per una rievocazione storica dell'evento. Forse, in quella circostanza,
ci faremo un altro tatuaggio, tradizione di famiglia. Infatti,
mio padre, che è nato nel 1900, era tatuato e lo era anche la
mia nonna paterna. Io ne ho undici, ma quello che preferisco è
un drago cinese che ho sul braccio e che ho copiato a mio padre".
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/23 febbraio
2001 ore 16:55
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